LA SANTA IGNOTA/ Papa Francesco: “non so il suo nome, ma ci guarda dal cielo”. Ecco chi è

- Silvana Palazzo

Sgozzata davanti al marito musulmano: il ricordo di Papa Francesco dei cristiani perseguitati per l’odio nel Santuario dei martiri del ‘900 sull’Isola Tiberina. L’appello sui diritti umani

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La sorella di Papa Francesco racconta il "suo" Bergoglio (LaPresse)

I campi di rifugiati come quelli di concentramento: il paragone forte e provocatorio è stato fatto da Papa Francesco, intervenuto nel Santuario dei martiri del ‘900 sull’Isola Tiberina. «I campi di rifugiati sono campi di concentramento per la folla di gente lasciata lì e i popoli generosi che li accolgono debbono portare avanti da soli questo peso, e gli accordi internazionali sembrano più importanti dei diritti umani». Dopo aver lanciato l’appello al rispetto dei diritti umani, Bergoglio ha parlato dei martiri che sono tra noi e le cui storie spesso restano oscure. Questo è il caso di una martire cristiana, la cui storia è stata usata da Papa Francesco come icona ulteriore del Santuario. «Non so il nome, ma ci guarda dal cielo», così ha cominciato il racconto il pontefice. «Ero a Lesbo, salutavo i rifugiati e ho trovato un uomo trentenne con tre bambini», ha proseguito Bergoglio, spiegando che l’uomo gli ha raccontato di essere musulmano e di aver avuto una moglie cristiana, che è stata uccisa davanti ai suoi occhi. «Nel nostro paese sono venuti i terroristi, ci hanno chiesto la fede, hanno visto lei con il crocifisso, hanno chiesto di buttarlo, lei non lo ha fatto, e l’hanno sgozzata davanti a me, ci amavamo tanto». La donna è, dunque, morta per aver difeso il suo credo religioso, diventando così una martire cristiana. Nel luogo scelto da Giovanni Paolo II dopo il Giubileo del 2000 come memoriale dei nuovi e antichi martiri, arriva la testimonianza dei cristiani uccisi in odio alla fede e si intreccia con quella dei seguaci di Cristo perseguitati dalle ideologie del ‘900 o dalle più recenti follie estremiste. 



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