PAPA FRANCESCO/ “Il cristianesimo si è fatto carne, non si è fatto idea”

- Niccolò Magnani

Papa Francesco, omelia a Santa Marta sulla concretezza della fede: “il cristianesimo si è fatto carne, non si è fatto idea”. Le parole di Bergoglio sul fatto cristiano per eccellenza

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Veglia Pasquale, Sabato Santo (LaPresse)

Per tutti quelli che ancora credono che parlare di fede e religione sia una teoria o un’idea: Papa Francesco oggi a Santa Marta ha ripreso uno dei punti di maggiore analisi del magistero di Papa Benedetto XVI, mostrando una notevole continuità di pensiero e messaggi anche tra Bergoglio e Ratzinger. «La fede non è un’idea o una legge, ma è un’amore che si è fatto carne, un’amicizia»: nella omelia mattutina a Santa Marta, papa Francesco ha rilanciato la figura di Nicodemo nel Vangelo proprio per commentare tutta la praticità e concretezza della fede in Cristo. «Il cristianesimo è “concreto”: il Verbo si è fatto carne, non si è fatto idea e quindi la fede è franchezza che rifiuta compromessi, rigidità e legalismi»: il Pontefice ha voluto sottolineare quanto noi cristiani spesso ci dimentichiamo da dove viene Cristo e l’origine della nostra fede. «Alle volte noi dimentichiamo che la nostra fede è concreta: il Verbo si è fatto carne, non si è fatto idea: si è fatto carne. E quando recitiamo il Credo, diciamo tutte cose concrete: ‘Credo in Dio Padre, che ha fatto il cielo e la terra, credo in Gesù Cristo che è nato, che è morto …’. Sono tutte cose concrete». Una concretezza che non vuole essere un richiamo dottrinale o morale ma prima di tutto una testimonianza di franchezza che il popolo ebraico allora e molti cristiani oggi non riescono ad accettare. Per i dottori della legge, ha proseguito ancora il Santo Padre, «il Verbo non si è fatto carne: si è fatto legge: e si deve fare questo fino a qui e non di più, si deve fare questo e non altro. E così erano ingabbiati in questa mentalità razionalistica, che non è finita con loro».

Il richiamo del Papa a Santa Marta verso la piena concretezza della fede ha un unico obiettivo, svegliare la Chiesa e convincere la comunità di fedeli per prima che il cristianesimo non è un insieme di dottrine o morali, ma un’amicizia e un’amore che si sono fatti carne e uomo per poter salvare il peccato degli esseri umani. Francesco è partito da una figura evangelica molto importanti, quel Nicodemo che da uomo della legge si è “arreso” alla praticità e concretezza dell’annuncio di Cristo in carne ed ossa. «Gesù spiega a Nicodemo con amore e pazienza che bisogna nascere dall’alto, nascere dallo Spirito e dunque passare da una mentalità a un’altra». Per Bergoglio però noi cristiani nella storia spesso ci siamo dimenticati di questa concretezza del fatto, della concretezza della fede; ma il messaggio di conclusione invita davvero tutti a prendere coscienza di questo “fatto”, paradossale ma salvifico, che ogni giorno invita l’uomo alla conversione. «Chiediamo al Signore questa esperienza dello Spirito che va e viene e ci porta avanti, dello Spirito che ci dà l’unzione della fede, l’unzione delle concretezze della fede», spiega Francesco in Santa Marta. E invita tutti, «Il Signore dia a tutti noi questo Spirito pasquale, di andare sulle strade dello Spirito senza compromessi, senza rigidità, con la libertà di annunciare Gesù Cristo come Lui è venuto: in carne».



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