FRATELLI OCCHIONERO/ Giulio e Francesca Maria: lettera dal carcere, “notizia di reato fabbricata”

- Emanuela Longo

Fratelli Occhionero, ultime news: Giulio scrive una lettera dal carcere al suo avvocato con parole durissime contro gli inquirenti. La sua, una notizia di reato fabbricata?

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Emergono nuove notizie sull’intricata inchiesta che vede protagonisti i fratelli Occhionero, Giulio e Francesca Maria, in carcere con l’accusa di aver svolto attività di cyberspionaggio a scapito di importanti cariche ed istituzioni dello Stato. Il prossimo giugno prenderà il via il processo che li vedrà imputati, e dopo la decisione del Gip che nei giorni scorsi si era espresso negativamente sulla richiesta di scarcerazione per entrambi, ora giunge la durissima lettera che Giulio Occhionero avrebbe inviato nei giorni scorsi al suo avvocato, Stefano Parretta, dal carcere Regina Coeli nel quale è detenuto. L’ingegnere nucleare 45enne, come riporta AskaNews.it, dopo tre mesi di detenzione avrebbe deciso di fare luce su alcuni aspetti dell’inchiesta che lo vede coinvolto insieme alla sorella 49enne. “Ad oggi la Procura di Roma non è riuscita a contestarmi una specifica condotta illecita sostenuta da luogo, data, ora e indirizzo ip”, scrive Giulio Occhionero. A detta dell’ingegnere, la notizia di reato contro di lui sarebbe “stata fabbricata” e che la carcerazione a suo carico ed a carico della sorella Francesca Maria sarebbe “finalizzata ad impedire l’emersione di condotte illecite degli organi inquirenti”.

Sono parole durissime quelle contenute nella missiva scritta da Giulio, uno dei fratelli Occhionero implicati nell’inchiesta su presunte azioni di cybercrimine. A sua detta, sarebbe il caso di affrontare l’intera inchiesta dal momento che “molti degli atti di indagine in essa svolti sono stati compiuti prima della notizia di reato, in presenza di ‘non si sa quale’ delega alle indagini né di quale pm”. Stando a quanto emerso, il coinvolgimento di entrambi i fratelli sarebbe stato confermato dall’Fbi, eppure, come spiega Giulio, gli investigatori avrebbero puntato su di loro ancor prima, facendo poi credere di aver strutturato gli atti “in modo da far apparire che l’indizio fosse arrivato dalla Fbi”. Anche per questo sosterrebbe l’ipotesi della “notizia di reato fabbricata”.



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