ULTIMA CENA/ Lo studio: ecco cosa mangiarono Gesù e i discepoli la notte dell’addio

- Paolo Vites

Che cosa mangiarono Gesù e i discepoli nel corso dell’ultima cena? Una curiosità a cui hanno cercato di rispondere due archeologi italiani in un libro di prossima pubblicazione

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Immagine dal web

“A volte era così stanco dopo una giornata passata a guarire i malati che si addormentava senza mangiare”, si legge nei Vangeli. La vita di Gesù, nei suoi tre anni di missione, era la vita di un uomo che si è dato fino all’ultimo respiro agli altri, ma non mancano gli episodi narrati sempre nei Vangeli di cene amicali quando veniva invitato da qualche illustre cittadino che voleva capire chi era. Anche li però passava il suo tempo più a discutere con loro che a mangiare, eppure tutta la sua avventura missionaria comincia con un bel pranzo di nozze, e il suo primo miracolo, come ben si sa, consiste nel trasformare l’acqua in vino. E la fine della sua storia terrena è segnata da una cena, l’ultima. Non sarà certo sapere quale era il menu di quella cena (non siamo a Masterchef, anche se c’è da scommetterci che qualche cuoco di quelli molto trendy  prenderà spunto da quanto stiamo per dire) che darà maggiore spessore a quel momento di intensità spirituale senza paragone. Eppure c’è chi si è dato da fare per scoprire cosa venne servito quella sera. Generoso Urciuoli, un archeologo italiano, e Marta Berogno, anche lei italiana e anche lei archeologa in servizio al museo egizio di Torino, hanno fatto una ricerca approfondita che uscirà su libro il prossimo mese: “Gerusalemme, l’ultima cena”. Si sono naturalmente basati su quanto è dato sapere sulle abitudini culinarie nella città ebraica durante il primo secolo, Ad esempio il tavolo attorno al quale si riunirono Gesù e i discepoli non era rettangolare come è rappresentato in tutti i dipinti. Anzi, il tavolo non c’era proprio. Gesù e i discepoli erano seduti per terra su dei cuscini secondo l’usanza romana che in quel periodo storico aveva preso piede anche in Palestina. Il cibo veniva posto su dei bassi tavolinetti e i commensali mangiavano seduti su cuscini o tappeti sul pavimento. Anche il modo di disporsi aveva una regola precisa: gli ospiti più importanti sedevano alla sinistra o alla destra dell’ospite principale. Il vangelo di Giovanni dice che Giuda era molto vicino a Gesù, probabilmente alla sua sinistra, ci dice anche che Giuda intinse il suo pane nel piatto di Gesù, seguendo la pratica di condividere il cibo da un piatto comune, spiega Urciuoli. Per capire invece che cibo venne servito quella sera, gli autori si sono rifatti a passaggi biblici come la Festa dei Tabernacoli, il matrimonio di Cana e il banchetto di Erode quando venne chiesto di tagliare la testa a Giovanni. E’ proprio il matrimonio di Cana, spiegano i due autori, che ha permesso di capire quale fosse la dieta ebraica al tempo, cioè quali alimenti si possono e non possono mangiare, mentre la cena di Erode fa capire quali piatti romani fossero finiti nel menu ebraico. Oltra a pane e vino non lievitati, si legge, l’ultima cena probabilmente includeva dello tzir, una variante del garum, una tipica salsa di pesce romana; carne di agnello; lo cholent, un piatto di fagioli fritti cotti lentamente; olive con erbe alla menta; erbe amare con pistacchi; pasta di frutta secca molto dolce, simile a una marmellata; pasta alle noci. Le erbe amare e la pasta di frutta secca erano tipici nelle cene pasquali, così come i fagioli fritti. Le olive con le erbe invece si mangiavano quotidianamente. Ma soprattutto, avranno avuto tempo di mangiare dopo le drammatiche parole di Gesù, che come cibo e bevanda quella sera offrì il suo corpo e il suo sangue?



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