IL BUSINESS DELLE MANCATE ADOZIONI/ Una famiglia su 10 è idonea: un affare per le strutture d’accoglienza?

- Silvana Palazzo

Business delle mancate adozioni, una famiglia su 10 è idonea: i bambini da adottare sono un affare per le strutture d’accoglienza? Le ombre e la delusione degli aspiranti genitori adottivi

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Scuola (LaPresse)

Il sospetto che gli gli ex orfanotrofi, ora strutture d’accoglienza, siano diventati un business in Italia potrebbe essere fondato: è nato dalle ombre createsi attorno al circuito di comunità, istituti e case famiglie. I bambini da adottare in Italia sono circa 35mila, ma il dato potrebbe essere impreciso, visto che non esiste un registro ufficiale: in ogni caso per ogni minore intascano 400 euro al giorno. La spesa annuale dovrebbe aggirarsi, dunque, su un miliardo di euro, ma questo è il dato provvisorio pubblicato dal Garante dell’Infanzia nel novembre 2015. Il sistema è gestito da cooperative, servizi sociali, strutture di accoglie e tribunali in cui circola più denaro che interesse: è stato creato pian piano – come riportato da Il Giornale – un business che ostacola le adozioni, visto che comportano una retta in meno. L’importo varia da comune a comune e va da un minimo di 40 euro al giorno fino a casi di 400 euro: si tratta comunque di una montagna di soldi, che giustifica la lunga permanenza in queste strutture. La media è di circa 3 anni, ma gli affidamenti temporanei, che dovrebbero durare al massimo due anni, vengono spesso rinnovati sine die.

Negli ultimi tempi è emersa una realtà di grande sofferenza per quanto riguarda le strutture d’accoglienza per bambini che devono essere adottati. Gli scandali sono all’ordine del giorno e vedono i bambini vittime di maltrattamenti, abusi e violenze. Non fanno eccezione neppure i minori disabili. Del resto non esistono controlli rigorosi e omogenei in Italia, così come sono diversi i criteri di accreditamento degli ex orfanotrofi. E chi, invece, è disposto a riempire d’amore la vita di questi bambini si vede invece respinto dal “sistema”: qualcuno è stato respinto perché sovrappeso, altri per eccesso di scolarizzazione o perché “troppo uniti”. I motivi per i quali molti aspiranti genitori adottivi vengono bocciati sfiorano il grottesco. Esistono in Italia, dunque, due mondi che dovrebbero unirsi e che qualcuno fa in modo invece di non far incontrare. Le adozioni in Italia sono pochissime e, secondo Il Giornale, ciò potrebbe essere dovuto a questo business.

Su diecimila coppie italiane che provano ad adottare un minore italiano, solo mille riescono a raggiungere il loro obiettivo. Ciò vuol dire che la maggior parte delle richieste vengono respinte. E ciò comporta traumi per gli aspiranti genitori adottivi, che si ritrovano a districarsi tra le maglie di test e perizie senza riuscire a dare una nuova vita ad un minore. Vagliati da psicologi e assistenti sociali, si ritrovano invece delusi. Basta farsi un giro tra i siti dedicati alle adozioni per rendersi conto di questo fenomeno: il sito “voleteadottare.it”, ad esempio, è nato dalla delusione di Maria, che aveva provato con il marito ad adottare un bambino. C’era troppo amore nella coppia, per questo motivo la pratica è stata bocciata. «Ci hanno spiegato che la nostra era una coppia troppo affiatata per poter far posto a una creatura. Come se chi si vuole troppo bene non potesse voler bene a un figlio», ha raccontato Maria a Il Giornale, spiegando che quel dolore l’ha spinta a creare un sito per raccogliere esperienze come la sua. 

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