PAPA IN EGITTO/ Dalle piramidi al Pil, l’amore di Francesco abbraccia tutto

- Cristiana Caricato

Francesco ha concluso il suo viaggio in Egitto facendo vedere al mondo e al paese ospite un’altra logica: quella dell’amore e del coraggio del perdono. CRISTIANA CARICATO

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La sorella di Papa Francesco racconta il "suo" Bergoglio (LaPresse)

IL CAIRO (Egitto) — C’è un motivo se Papa Francesco campeggiava ieri su tutte le prime pagine egiziane. Non ha solo marcato un’altra volta la Storia, abbracciando l’imam di Al Azhar e inviando un messaggio di pace dal cuore dell’Egitto al mondo. Ha anche portato a firmare una dichiarazione comune gli ortodossi copti, riottosi ad ammettere tra le proprie fila cattolici senza una nuova immersione battesimale, messo sotto la stessa iconostasi Pietro, Andrea e Marco, separati da Concili incompleti ed anatemi reciproci e convinto gran parte degli scettici sul dare una possibilità a questo pazzo mondo.

Eppure, se devo dire cosa mi ha convinto della sua grandezza e del fatto che ancora una volta è andato a punti incassando una vittoria difficilissima, è ciò che non è riuscito a fare. Lo ha rivelato sull’aereo che lo riportava a Roma dopo 27 ore tutte d’un fiato vissute nella terra dei Faraoni. Approdando per la prima volta al Cairo, non è riuscito nell’impresa alla vigilia più semplice: vedere le Piramidi. E la cosa gli è dispiaciuta un bel po’. Adorabile questa capacità di tornare sulla terra di un uomo che praticamente ogni volta porta squadra e fan a toccare la meta. Dopo voli ad altezze incredibili, fino a sfiorare il futuro dell’umanità, va rasoterra e mostra il rammarico sincero di un bambino che si è perso l’immaginifico spettacolo della giostra. Francesco è così: sincero e trasparente. Le Piramidi le avrebbe volute vedere. Come probabilmente i milioni di turisti nel mondo che hanno dovuto rinunciare ad ammirare la Sfinge e il museo egizio, alla crociera sul Nilo e ad un’escursione sul Sinai, perché un gruppuscolo di assassini ha deciso che l’Egitto non deve essere più una terra sicura. E che il suo popolo deve conoscere la povertà e la disperazione, mentre l’economia va a picco e i sogni di gloria e di supremazia si impantanano sulle rive melmose del Nilo. 

Il fatto che Bergoglio negli ultimi due giorni abbia avuto un paio di cose da fare giustifica la sua mancata escursione alle vestigia della civiltà più affascinante di sempre. Ma il ricordare che l’unico rimpianto è non aver fatto una corsa alle Piramidi, aiuta il Paese e il suo Pil. Perché va bene riempire di titoloni le pagine rosso-nere dei giornali arabi del governativo mito “Egitto-Madre della terra”, ma poi bisogna anche mangiare, far camminare i taxi, vendere sabbia e mare, papiri dipinti e tappeti, tè rossi fumanti e cartoline. Il Cairo imbottito di traffico non vede più turisti, spaventati da quella tensione che dal 2010 non ha più abbandonato il paese. Le altalene politiche, le piazze infiammate, gli attacchi terroristici, la strategia della tensione, l’ombra di Al Qaeda, ma anche la presenza di militanti dell’Isis sul territorio ne hanno fatto una meta ad alto rischio, facendo crollare la prima azienda, quella turistica, del paese. 

E diciamo che il governo ci ha messo del suo, gestendo in maniera ambigua e a volte grottesca casi come quello di Guido Regeni, la cui morte attende ancora giustizia e verità. Papa Francesco, che non è abituato ad usare le parole per riempire la bocca, sempre ad alta quota, rispondendo a precisa domanda, ha reso noto che sulla vicenda la Santa Sede ha fatto dei passi. “Ci siamo fatti sentire”, ha spiegato, senza fornire dettagli. Era una promessa fatta ai genitori di Giulio. “Io sono preoccupato”, ha aggiunto. Il Papa che vuole vedere le Piramidi non dimentica. Ha parlato di diritti umani e di libertà religiosa come radice di ogni altra libertà. Ha commosso quando ha pregato davanti ai muri macchiati di sangue del chiostro della chiesa copta di San Pietro. Ha invitato la piccola, anzi minuscola, comunità cattolica d’Egitto a diventare estremista nell’amore, mentre era praticamente arroccata nello stadio dell’Air Defense Stadium, circondata da ogni genere di corpo armato schierato a sua difesa. Bersaglio fin troppo goloso per gli incendiari di turno. Ecco, Francesco ha mostrato un’altra logica, che è poi quella che ha commosso l’Egitto nei giorni dopo gli attentati della domenica delle Palme. Quella dell’amore e del coraggio del perdono. Della croce e del martirio. Grazia, disse solo una settimana fa nella Basilica di San Bartolomeo a Roma. Da accogliere e custodire come un dono. L’unico fondamentalismo concesso, è amare.



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