PIO LA TORRE/ Chi è il “comunista romantico” che lottò contro latifondisti e Cosa Nostra

- La Redazione

Pio La Torre fu il primo parlamentare ucciso dalla mafia, ricorre oggi l’anniversario della sua morte ricordata anche ai seggi delle primarie del Pd con un minuto di silenzio

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Il francobollo in ricordo di Pio La Torre

Ricorre oggi 30 aprile il 35esimo anniversario della morte di Pio La Torre, ucciso dalla mafia a Palermo insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo. Definito “il comunista romantico”, viene ricordato con la ripubblicazione in questi giorni del suo libro “Comunisti e movimento contadino in Sicilia”. Fu uno dei primi politici a individuare la connessione tra Cosa nostra e la politica, firmando come componente della commissione parlamentare antimafia una relazione innovativa insieme al giudice Terranova, ucciso anche lui da Cosa Nostra, proprio sui rapporti tra mafia e politica. Fu anche tra i primi a capire la trasformazione della mafia guidata da Totò Riina da organizzazione criminale a terroristica. A costargli la vita probabilmente il suo disegno di legge che sarà approvato solo dopo la morte che introduce per la prima volta nell’ordinamento penale il reato di associazione mafiosa con la confisca dei patrimoni illeciti. Un colpo durissimo per l’organizzazione criminale. Ma anche il suo forte sostegno alla nomina di Carlo Alberto Dalla Chiesa a prefetto di Palermo lo mette nella lista nera. E’ infatti consapevole di tutto ciò: negli ultimi tempi prima di essere ucciso portava sempre con sé una pistola, che non farà in tempo a usare. Ieri a Palermo nelle cerimonie di ricordo era presente anche il capo dello Stato, ma anche la giovane nipote, ventenne, studente di psicologia che così lo ha ricordato fra le altre cose: “Mio nonno, Pio La Torre, è stato un genitore presente, come mi racconta mio padre. Ma nella sua vita, comunque, ci fu sempre il partito, e con il partito la lotta. La lotta ai soprusi, la lotta alla mafia. La mafia era la ragione per la quale i latifondisti, la classe contadina — quella di nonno —, così come altri gruppi sociali, erano nella condizione tragica in cui versavano in quegli anni. Pio La Torre lo sapeva. La ragione di questa situazione a quei tempi non si poteva dire, ma lui la disse ad alta voce in un’epoca in cui i più tacevano”. La vita del parlamentare ucciso fu infatti segnata sin dalla giovinezza da un impegno sociale che andava oltre la lotta alla mafia, per il bene comune del suo popolo, ai tempi vittima del sistema latifondista. Una vita avventurosa, per questo definita romantica, che nel primissimo dopoguerra, tra il 1949 e il 1950, lo vede scendere in campo senza paure, tra i protagonisti del movimento di occupazione delle terre nella zona di Corleone, che costò la vita a molti contadini. Lui stesso in uno scontro con la polizia viene arrestato e condannato a 18 mesi di carcere, durante i quali diventa padre. Il figlio Franco è oggi un volontario impegnato in Palestina. Così lo descrive ancora la figlia di Franco e nipote di Pio, un nonno che non ha mai potuto conoscere di persona: “la mafia è la piovra che prova a strozzare il nostro Paese, e l’impegno degli uomini come mio nonno, che non si sono piegati davanti a minacce e morte, perseguendo piani politici lucidi e lungimiranti, ha permesso al nostro Stato di difendersi, di respirare. La loro morte, il loro sacrificio, sono serviti a dare il via ad un percorso che oggi sta a noi continuare. Non arrendiamoci mai davanti alle mafie. Non rendiamo la morte delle sue vittime vana (e tantomeno la loro vita)”. In suo ricordo oggi ai seggi per le primarie del Pd è stato tenuto un minuto di silenzio.



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