DONNA IN VALIGIA/ Rimini, anoressica dell’Est: gettata in mare dalla madre, spinta dalla disperazione

- Emanuela Longo

Donna in valigia, ultime news: vittima 27enne trovata nel trolley blu al porto di Rimini. È stata la madre, sotto shock per morte d’anoressia della figlia, a chiudere corpo nella valigia

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Il giallo della donna in valigia si è drammaticamente chiuso: a gettare il corpo della giovane in mare, all’interno di una valigia blu, sarebbe stata la madre. A darne notizia rivelando anche il nome ed il volto della vittima è Il Resto del Carlino. I resti rinvenuti nei giorni scorsi appartengono a Katerina Laktionova, giovane donna la cui dolcezza emerge dalla foto oggi resa pubblica ma purtroppo portata via dall’anoressia. A gettarla nel mare sarebbe stata proprio la madre, impazzita dal dolore, dopo averla vegliata per giorni interi dopo la morte, all’interno della sua casa. La donna 48enne, è l’unica indagata, ad oggi, e proprio lei dovrà spiegare agli inquirenti il motivo per il quale avrebbe deciso di rinchiudere il corpo della figlia in un trolley e gettarlo in mare senza darle una degna sepoltura. Al momento la sola risposta in mano agli inquirenti sarebbe la disperazione: la madre sarebbe spinta proprio da questo. “E’ morta, l’ho vegliata per giorni, poi ho perso la testa. L’ho chiusa in una valigia e l’ho buttata in acqua”: queste le parole rese dalla 48enne ad un amico riminese il quale si sarebbe presentato spontaneamente ai Carabinieri riferendo quanto appreso. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Svolta forse decisiva nell’indagine sulla giovane donna chiusa in valigia e gettata nel mare di Rimini: è stata la madre della figlia 27enne, malata di anoressia, a chiudere il corpo nel trolley blu e gettarlo nel porto di Rimini, dove poi è stato ritrovato nel canale lo scorso sabato 25 marzo. La ragazza sarebbe morta comunque di cause naturali per via della malnutrizione e malattia anoressica e la madre avrebbe compiuto lo strano gesto proprio per lo shock dopo il lutto. Lo rivela la Repubblica dopo l’ultime svolta annunciata dalla Procura di Rimini: la madre poi, 48enne badante in Italia, dopo aver gettato il corpo nel mare ha preso un aereo diretto per la Russia; pare che la notizia del ritrovamento ha fatto insospettire un amico della madre e per questo si è rivolto agli inquirenti nei giorni scorsi. «La donna aveva raccontato all’amico di aver portato con sé a Mosca anche la figlia malata, per farla visitare da uno specialista italiano all’estero», racconta la procura ricostruendo l’assurdo caso. L’amico di famiglia, dopo il ritrovamento del cadavere della ragazza, ha insistito con la donna al telefono finché non è scoppiata in lacrime: enorme dolore e shock provocato i “moventi” del gesto, anche se ora ovviamente il tutto deve essere confermato anche dalle ultime inchieste e indagini mosse dal sostituto procuratore Davide Ercolani. (agg. di Niccolò Magnani)

È raccapricciante lo scenario rappresentato dalla Procura di Rimini riguarda la donna trovata morta nel trolley al porto riminese. Anoressica e originario dell’Est, dunque già molto esile di suo, la povera vittima viene confermata essere morta di cause naturali all’interno della valigia. 35 chili pesava al momento della morte, le indagini cercano ora di capire chi e perché ha nascosto il suo cadavere nel trolley, visto che la morte risale a circa 15 giorni prima del ritrovamento (il 26 marzo nel Porto di Rimini, ndr) e che non è sempre stata chiusa nella valigia. «È morta di fame, corpo nudo, denutrito e trovato ripiegato come uno straccio nel trolley blu», hanno segnato gli investigatori della Procura di Rimini. Uno scenario raccapricciante per una morte sempre più inquietante. (agg. di Niccolò Magnani)

Il giallo attorno al cadavere della donna ritrovato raggomitolato all’interno di una valigia blu, lo scorso 26 marzo al porto di Rimini, è stato in parte risolto. Nei giorni scorsi, come riporta FanPage.it, sono giunte le prima informazioni sull’identità della vittima, che fino a poco tempo prima era stata inizialmente descritta come una donna asiatica, per il particolare taglio degli occhi. In realtà, secondo quanto reso noto dai primi risultati della Scientifica, si tratta di una ragazza 23enne dell’Europa dell’Est e residente a Rimini. Ciò che avrebbe maggiormente sconvolto gli inquirenti, rappresentando al tempo stesso un inquietante segno di riconoscimento, era stato il corpo della ragazza, che è stato confermato essere anoressica. Il suo peso al momento della morte era di appena 35 chilogrammi per 1,73 di altezza. Troppo poco per permettere di tenerla in vita. Secondo le prime indiscrezioni, la giovane sarebbe morta di stenti, dunque per cause naturali, come dimostrato anche dall’assenza di segni di costrizione sul suo corpo. La trasmissione Chi l’ha visto, nella striscia quotidiana andata in onda ieri, è tornata sul giallo della ragazza nella valigia e si è interrogata su alcuni aspetti della macabra vicenda: la giovane è morta realmente per cause naturali? E se così fosse, chi l’ha messa nel trolley blu nel vano tentativo di farla sparire per sempre anche dopo la sua morte? Perché qualcuno avrebbe voluto nascondere il suo cadavere? Domande, queste, che sorgono anche alla luce della totale nudità della vittima: nessun vestito, né oggetto personale o piercing e tatuaggio in grado di fornire una storia dietro un corpo magro fino alla morte. Nessuna denuncia di scomparsa compatibile con le caratteristiche della donna in valigia sarebbe giunta nelle ultime settimane e questo avrebbe aperto a nuovi interrogativi, portando gli inquirenti a concentrarsi soprattutto sulla magrezza di quel corpo quasi scheletrico e che potrebbe restituire una verità ulteriore forse ricercando il nome della donna nei centri che curano l’anoressia. Intanto, grazie alle impronte digitali è caduta definitivamente anche la pista della 36enne cinese Xing Lei Li, sparita da una crociera nel Mediterraneo. In realtà questa pista si era andata affievolendosi sin da subito soprattutto per le elevate differenze di corporatura, statura ed età. Il suo decesso risalirebbe a 15 giorni prima e nonostante l’avanzato stato de decomposizione, il riconoscimento (sebbene il nome non sia stato ancora diffuso) è stato possibile attraverso l’intervento dell’Unità Dvi (Disaster victim identification), che ha ricostruito i polpastrelli e inserito l’impronta nella Banca dati Afis, dove erano presenti le sue generalità in quanto la ragazza aveva richiesto ed ottenuto regolare permesso di soggiorno.

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