Papa Francesco/ Omelia Santa Marta, oggi 4 aprile: “la Croce è il segno carnale dell’amore di Dio”

- Niccolò Magnani

Papa Francesco, omelia Santa Marta: oggi 4 aprile 2017. Le parole di Bergoglio questa mattina sul dolore e il significato del crocifisso per ogni cristiano. “Croce segno dell’amore di Dio”

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Papa Francesco (LaPresse)

Nell’omelia di oggi a Santa Marta, Papa Francesco ha voluto porre l’accento su simbolo chiave dell’esperienza cristiana, ovvero quella “Croce” su cui è morto, ha patito ed è poi risorto il figlio di Dio. Bergoglio tuona contro i fedeli che si “accontentano” della loro chiusura e non vanno in cerca del Signore. Morire nel peccato è allontanarsi da Dio, mentre “Lui stesso si è fatto peccato per venirci incontro e salvarci da ogni sporcizia e meschinità“, ha commentato il vangelo di oggi dove Gesù riprendeva per tre volte i farisei accusandoli proprio di morire nei loro peccati. Per ogni cristiano quel simbolo, quella Croce che ricorda la morte di Gesù e le sofferenze dell’umanità non deve essere vissuta solo come un segno di appartenenza, esattamente come per Francesco «la salvezza non viene nelle idee, non c’è salvezza nella buona volontà, nella voglia di essere buoni». L’unica cosa che può davvero salvare l’uomo è il figlio dell’Uomo e di Dio che facendosi carne è morto in croce: «l’unica salvezza è in Cristo Crocifisso. Soltanto Lui, come il serpente di bronzo, significava, è stato capace di prendere tutto il veleno del peccato e ci ha guarito lì», ha tuonato ancora Papa Francesco durante l’omelia giornaliera in Santa Marta.

Ma cosa è la croce per l’uomo? Francesco ha provato ad interrogarsi sul significato fattivo e attuale del crocifisso nella vita dei cristiani oggi, duemila anni dopo la risurrezione del Cristo. «È il segno dei cristiani, è il simbolo dei cristiani. E noi facciamo il segno della croce ma non sempre lo facciamo bene, delle volte facciamo così… Perché non abbiamo questa fede alla croce», ha commentato il Santo Padre. Un ornamento, un segno di appartenenza, un segno indifferente: ma tutto non è abbastanza e non rende l’idea carnale di una “memoria di quello che si è fatto peccato”. Per Bergoglio infatti e per la stessa dottrina della Chiesa: «Ognuno di noi oggi guardi il Crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati e risponda a queste domande che io vi ho suggerito». Papa Francesco ha infatti posto una serie di interrogativi, di criteri per poter guardare alla croce con uno sguardo rinnovato e attento a cosa significhi davvero quel segno dei due legni incrociati; «come porto io la croce? Come un ricordo? Quando faccio il segno della croce sono consapevole di quello che faccio? Soltanto come un simbolo di appartenenza a un gruppo religioso? Come un gioiello, con tante pietre preziose, d’oro…? Ho imparato a portarla sulle spalle, dove fa male?». Un dialogo, un mistero di dolore e passione è richiesto ad ogni cristiano da Papa Francesco verso quel “chi” nato, morto e risorto per la nostra salvezza ultima.



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