QUESTIONI DI CUORE & PENSIERO UNICO/ La giornalista di Repubblica: “La vera coppia è quella omosessuale”

- Niccolò Magnani

Natalia Aspesi: “io non sono donna nè gay; la vera coppia è quella omosessuale e la maternità surrogata può essere un bene per le donne”. Provocazioni e considerazioni sul mondo LGBT 

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"Mia figlia persa per l'ideologia LGBT" (LaPresse)

Natalia Aspesi, la giornalista “esperta” del mondo gay, vede “in crisi” la sua rubrica storica “Questioni di cuore” sul Venerdì di Repubblica. Non servono più le sue raccolte di lettere del mondo LGBT, secondo lei, visto che «oggi i gay sono finalmente liberi». Intervista tutta a sfondo diritti & libertà del mondo gay: oggi su Repubblica la scrittrice e giornalista ha voluto spiegare perché non parteciperà al dibattuto su omosessualità e media nel Festival del Giornalismo di Perugia in corso da oggi fino al 9 aprile. «Gay e media? E cosa dovrei dire? Non sono né donna né gay, né lesbica né trans: ormai sono solo una vecchia». È ironica la Aspesi ma poi spiega il vero motivo del “cambiamento” culturale di oggi: «Tranne poche lettere di chi ancora non osa, e soffre moltissimo, oggi gli omosessuali che mi scrivono sono in realtà pochissimi». Secondo la giornalista i gay oggi sono del tutto più liberi, «non hanno più bisogno di raccontarmelo, hanno altri canali. Mi scrivono per lo più gli eterosessuali, che continuano a esprimere il loro disagio, il loro scontento». Dall’amore clandestino di molti uomini da lei raccontati agli anni Sessanta e Cinquanta, fino al rischio omologazione sul matrimonio etero: secondo la Aspesi la famiglia “normale” è quella omosessuale, senza problema alcuno. «Non credo che avere due padri sia diverso. Ad esempio mio papà è morto che io avevo quattro anni. Ho vissuto tutta la vita con mia sorella, mia mamma, e una zia vedova con una figlia. Eravamo una tribù di donne e siamo cresciute benissimo».

Secondo Natalia Aspesi non solo la famiglia più normale è quella omosessuale ma la stessa coppia gay è quella perfetta: nell’intervista su Repubblica la giornalista argomenta, «Attraverso le lettere mi è nata un’idea magari sbagliatissima: che in realtà la vera coppia è quella omosessuale. Un uomo e una donna si legano per amore, che nasce soprattutto dalla fisicità». Ma secondo la Aspesi proprio questa fisicità ad un certo punto si placa e allora a quel punto spunta “il problema”: «restano un uomo e una donna: due persone opposte. Che è molto difficile che si capiscano, tant’è che molte coppie si disfano». Maggiore comprensione del tradimento, nessun condizionamento “forzato” a volere figli (la Aspesi ha sempre combattuto l’idea che la donna dovesse essere per forza madre) e soprattutto una convivenza più armonica: per la scrittrice queste le condizioni per cui la vera coppia è quella gay e il mondo di oggi lo sta finalmente comprendendo. Diversità di genere, amore della reciprocità e desiderio di maternità: per la Aspesi sono tutti stereotipi da abbattere. Non solo, la sua “provocazione”, arriva anche sulle ultime frontiere di maternità surrogata e utero in affitto: «Non trovo giusto che le femministe siano contro la maternità surrogata perché fa parte della storia delle donne», ritiene in conclusione la Aspesi. «È vero che la madre surrogata a volte viene presa da paesi poveri, ma non bisogna dimenticare che prima di tutto ci sono donne che lo fanno davvero per amicizia e poi restano in qualche modo in contatto». Il problema forse resta su quegli “stereotipi” che la giornalista considera tali e che probabilmente sono il vero snodo per comprendere dove sta andando il mondo oggi e dove poter intervenire attivamente per andare alla radice di temi e “valori” umanissimi e per nulla “fasulli o stereotipati”.

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