PILLOLA DELL’ABORTO/ La Ru486 disponibile anche in consultorio: è polemica in Regione Lazio

- Linda Irico

Il progetto di rendere disponibile la pillola dell’aborto anche nei consultori familiari è oggetto di scontro nella Regione Lazio, che dovrebbe attivare questo servizio da maggio

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Pillola abortiva (Foto dal web)

Il progetto di consentire la somministrazione della pillola abortiva Ru486 anche nei consultori familiari oltre che negli ospedali ha generato uno scontro in Regione Lazio, dove è stato istituito un tavolo tecnico circa la possibilità di eseguire l’aborto chimico in regime ambulatoriale presso i consultori. Ad aprire la strada a questa progetto sarebbe una fase sperimentale che dovrebbe essere attivata nel mese di maggio. Secondo Olimpia Tarzia, vice presidente della Commissione Cultura e presidente del Gruppo Lista Storace in Consiglio regionale del Lazio, tale fase sarebbe però illegittima in quanto l’aborto chimico è per legge praticabile solo negli ospedali, almeno per ora. Come riporta Adnkronos, Olimpia Tarzia ha presentato un’interrogazione urgente per chiedere chiarimenti al governatore della Regione, Nicola Zingaretti.

Le ragioni di chi è contrario al progetto della somministrazione della pillola abortiva nei consultori familiari vengono spiegate così da Olimpia Tarzia: “I consultori non possono essere assolutamente considerati poliambulatori pubblici, essendo istituiti dalla peculiare legge nazionale n. 405/75 ‘Istituzione dei consultori familiari’, che ne definisce le finalità e le funzioni”. Per la Tarzia l’aborto farmacologico “necessita di maggiore assistenza rispetto all’aborto chirurgico”, non potendosi conoscere con esattezza il momento esatto dell’espulsione. Per queste ragioni la vice presidente della Commissione Cultura spiega: “L’aborto farmacologico può essere effettuato solo in ricovero ordinario, anche per esigenze di salute e sicurezza per la donna, come stabilito dalle linee di indirizzo del ministero della Salute”. Olimpia Tarzia denuncia inoltre che Zingaretti non si è presentato in Commissione Salute, nonostante gli sia stato chiesto formalmente anche dal presidente Lena, per rispondere ai quesiti di chi ritiene “illegittimo” questo provvedimento.



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