GAY PRIDE/ Reggio Emilia: processione contro il vizio, ma il vescovo Camisasca li sconfessa

- Paolo Vites

Alcuni cattolici hanno organizzato una processione riparatrice in contemporanea il prossimo 3 giugno al gay pride che si terrà a Reggio Emilio, il vescovo Camisasca prende le distanze

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"Mia figlia persa per l'ideologia LGBT" (LaPresse)

In occasione del Remillia Pride, l’usuale parata di omosessuali questa volta a Reggio Emilia con il patrocinio dell’amministrazione e la partecipazione del sindaco il prossimo 3 giugno, un gruppo di cattolici ha deciso di scendere per strada per una sorta di anti gay parade. Un manifesto molto inquietante che mostra Gesù frustato legato a una colonna, annuncia la “processione di riparazione pubblica per il gay pride di  Reggio Emilia” con la citazione di una frase di San Tommaso d’Aquino: “Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura”.

L’appuntamento è presso la cattedrale della città emiliana con una processine con recita rosario, litanie al Sacro Cuore. Si raccomanda di non portare striscioni e sigle di associazioni. Dietro all’organizzazione c’è il sito chiesaepostconcilio.blogspot.it che nessuno sa chi rappresenti. Mille le adesioni al momento mentre sulla pagina facebook del gruppo si legge: “È evidente la gravità e il carattere provocatorio e sconcio di una simile iniziativa, l’ennesimo empio spettacolo di normalizzazione del vizio cui siamo costretti ad assistere. A offese pubbliche vogliamo opporre riparazioni e preghiere pubbliche”.

 Fortunatamente la Chiesa ufficiale di Reggio Emilia nella persona del vescovo Camisasca prende le distanze dall’iniziativa: “Questa manifestazione non è stata né preannunciata né tanto meno autorizzata. Nessuno conosce questo comitato, è una realtà privata. Non consentiremo che accedano alla cattedrale e al sagrato”. Triste assistere a iniziative di cattolici a livello privato che rifiutano qualsiasi confronto e consiglio di chi guida la Chiesa locale, triste assistere alla demonizzazione dell’omosessualità senza cercare alcuna forma di dialogo in una società che lo si voglia o no è cambiata.

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