Lidl & Mafia/ Don Giuseppe Moscati, prete cantautore indagato: “fatture false per il clan Laudani”

- Niccolò Magnani

Lidl & Mafia, don Giuseppe Moscati: chi è il prete cantautore indagato sul fronte appalti mafiosi a Milano. “Fatture false per il clan dei Laudani”. Ultime notizie di oggi 16 maggio 2017

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Lapresse

Ora anche nel caso degli appalti mafiosi tra Lidl e cosca dei Laudani spunta tra gli indagati un sacerdote molto conosciuto negli ambienti cattolici milanesi per il suo impegno nelle Edizioni Musicali Il Millennio (ne è l’amministratore unico): Don Giuseppe Moscati, prete e cantautore di musiche cristiane, è risultato indagato proprio per il coinvolgimento della sua società musicale con le inchieste che hanno portato 4 direzioni generali della Lidl Supermercati tra Milano, Piemonte e Sicilia ad essere commissariate per infiltrazioni mafiose e appalti con il clan dei Laudani. Come recita l’accusa, «Don Giuseppe Moscati, amministratore unico della Edizioni musicali III Millennio srl, con sede in Roma è accusato di aver emesso fatture false per operazioni inesistenti per un ammontare di 12.200 euro». Secondo l’impianto accusatorio esposto ieri dal Procuratore Generale di Milano, Ilda Boccassini, attraverso un complesso sistema di false fatture, cui si sarebbero prestati molti soggetti tra cui il sacerdote, una “presunta associazione per delinquere” avrebbe creato una «provvista occulta da inviare in Sicilia a uomini della cosca», si legge nelle carte pubblicate da Repubblica.

In sostanza, con quell’invio di denaro i vari arrestati e indagati nella maxi inchiesta su Mafia e Lidl, avrebbero ottenuto appalti per il supermercato in Sicilia (a Misterbianco, provincia di Catania) e in questo modo davano sostegno agli affiliati detenuti. 

Ma Don Giuseppe Moscati, nello specifico, di cosa viene accusato nelle carte complesse e lunghissime svolte dagli inquirenti? Emerge infatti al gip di Milano Giulio Fanales come il sacerdote-cantautore avrebbe consentito al consorzio Sigilog (che aveva tra i capi i due esponenti arrestati Emanuele Micelotta e Giacomo Politi) di evadere le imposte sui redditi e l’Iva, emetteva le fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di 12.200.

Tutto ovviamente dovrà essere documentata, provato e verificato al meglio onde evitare inutili e spiacevoli “gogne mediatiche” senza alcun fondamento. Intanto proseguono le indagini della Procura di Milano sulle infiltrazioni dei Laudani, sia sul fronte Lidl che su quello dei vigilantes legati al Tribunale milanese, con i tanti indagati e le numerose piste secondarie che raccontano un’ennesima ondata di malaffare e corruzione a livello di appalti.

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