MAFIA E LIDL/ Il riciclaggio a cielo aperto “aiutato” dall’Europa

- Sergio Luciano

L’inchiesta della Dda di Milano ha portato a galla intrecci e affari della criminalità in attività pulite. SERGIO LUCIANO ricorda quanto l’Europa faccia poco contro queste attività

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Lapresse

“Nei Paesi dell’Europa centrale c’è il nulla contro le mafie, e quindi sono paesi pieni di ‘ndranghetisti e camorristi, indisturbati. Quando al Parlamento europeo ho detto che in Germania c’è la ‘ndrangheta, un gruppetto di parlamentari tedeschi mi avrebbe sbranato”: in un’intervista con Panorama, un paio d’anni fa, Nicola Gratteri, il Procuratore capo di Catanzaro, spiegava quel che c’è dietro allo scandalo della Lidl, la catena di supermercati low-vost tedeschi infiltrata dalla mafia: “Quando leggete di qualche arresto in uno di quei paesi, siamo sempre noi, dall’Italia. Ad esempio: in Olanda non si possono fare provvedimenti di ritardato sequestro, appena si sa che c’è qualcuno in possesso di 2 chili di droga bisogna arrestarlo. Questo significa non poter mai risalire dai pesci piccoli a quelli grandi. Con simili premesse, figuratevi cosa mi capita ad andare a parlare a Strasburgo dell’articolo 416 bis: irritazione e indifferenza. Lo stesso in Svizzera”.

E dunque che c’è di strano? I soldi sporchi vanno dove hanno più possibilità di diventare puliti. La vicenda della Lidl infiltrata è fatta di persone, poche persone marce che hanno prestato ascolto ai malavitosi: cinque imprenditori di origine siciliana, da anni residenti al Nord, che avevano creato consorzi di cooperative nel settore della logistica e della vigilanza privata, alle quali la Lidl Italia ha appaltato commesse per gli allestimenti e la logistica dei punti vendita sia al Nord che in Sicilia, e che avevano vinto gare per gestire la sicurezza anche del tribunale di Milano. Addirittura. Già: perché sbaglierebbe di grosso chi pensasse che gli emissari delle cosche in colletto bianco non sappiano fare business “puliti”. Al contrario, sanno farli e molto bene! Fece scalpore qualche mese fa il caso di quel capo-‘ndrina che aveva acquistato la storica farmacia milanese di Piazza Caiazzo, insediandoci i figli farmacisti a gestire. Per il loro futuro aveva pensato a un’attività redditizia. Pulita. Ma finanziata con il denaro sporco.

Nell’ordinanza, il gip Fanales parla di “stabile asservimento di dirigenti Lidl Italia srl, preposti all’assegnazione degli appalti, onde ottenere l’assegnazione delle commesse, a favore delle imprese controllate dagli associati, in spregio alle regole della concorrenza con grave nocumento per il patrimonio delle società appaltante”. Come se la Lidl fosse un’azienda, per dirla con rispetto, di Corleone. Ma, va ribadito: è ovvio. Le triangolazioni internazionali sono ormai pane quotidiano per le mafie. Ancora Gratteri: “In Europa, però, il ventre molle nel fronte della lotta alla mafie è la Spagna. Un terzo delle banconote da 500 euro circolanti in Europa si trova in Spagna. In Spagna ci sono vere e proprie colonie di colombiani, e depositi segreti da dieci tonnellate di cocaina ognuno. Abbiamo indagato su agenzie che chiedono il 5% di provvigione per fare arrivare i soldi sporchi in Sudamerica ad altre agenzie riceventi che trattengono un altro 5%. Ma solo il 9% di questo denaro sporco torna in Sudamerica, il resto rimane in Europa, e questi narcotrafficanti stanno comprando di tutto in tutta l’Unione”. 

Non a caso in Europa circola una montagna di denaro contante: “Il 36% di tutto il valore monetario degli euro circolanti in Europa è in banconote da 500 euro. E un milione di euro in banconote da 500 pesa solo 2,2 chili, sta benissimo in una valigetta 24 ore. Lo stesso valore in dollari pesa 11 chili e mezzo e sta in 5 valigette… E gli Stati europei non sono ancora abbastanza consapevoli della gravità della situazione. Quando vado a Strasburgo mi arrabbio sempre e mi esprimo con durezza perché vedo e dico che c’è un’Europa solo economica, che s’interessa soltanto delle norme bancarie e finanziarie, o delle quote latte. E attorno, intanto, cosa accade? In Europa non c’è cultura del controllo del territorio. L’Unione non è attrezzata per contrastare le mafie. La legislazione antimafia italiana è la più evoluta al mondo, e non basta, ma nel resto d’Europa è assai peggio”. 

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