Trifone e Teresa/ Parla il teste Lorenzo Kari:”Ecco chi è il mandante, non è Giosuè Ruotolo” (ultime notizie)

- Emanuela Longo

Trifone e Teresa, ultime news: la testimonianza in aula di Lorenzo Kari, al centro della pista alternativa bresciana che potrebbe scagionare Giosuè Ruotolo.

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Giosuè Ruotolo e Rosaria Patrone, Facebook

Il colpo di scena nel processo che vede imputato Giosué Ruotolo per il duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza porterebbe alla cosiddetta “pista bresciana”, di cui Lorenzo Kari è il più fervente sostenitore. Proprio il nomade 54enne, interrogato per otto ore, avrebbe indicato il mandante del delitto, l’uomo che gli avrebbe promesso una ricompensa da 100 mila euro se avesse ucciso i fidanzati di Pordenone. Si tratterebbe, secondo la versione di Kari – in carcere per truffa e denunciato dalla Procura per calunnia e falsa testimonianza al pm – di Giovanni Bonomelli. Come riportato corriere.it, Bonomelli, 60 anni, è l’ex presidente della comunità Lautari finito nei guai per atti sessuali con una ragazza minorenne ospite della struttura dopo essere stato incastrato dalle intercettazioni disposte per risalire all’autore dell’omicidio di Tiziano Stabile – per cui risultava indagato – trovato morto la sera del 9 novembre 2013 in un parcheggio della zona industriale di Bedizzole. Secondo Kari, Bonomelli gli avrebbe offerto altri 50 mila euro per eliminare anche il killer di Stabile, ritenuto “inaffidabile”. Ma perché Bonomelli avrebbe dato mandato a Kari di uccidere i due fidanzati? “Ce l’aveva con Teresa, non con Trifone. Aveva paura perché lei sapeva le loro cose, di soldi. Se lei parlava, la famiglia di Bonomelli andava in rovina. Teresa sapeva qualcosa dell’omicidio di Brescia”. (agg. di Dario D’Angelo) 

La difesa di Giosuè Ruotolo, unico imputato nel processo sul duplice delitto di Trifone Ragone e Teresa Costanza, nell’ultima udienza in Corte d’Assise a Udine si è giocata la sua principale carta. Si tratta della pista alternativa, quella bresciana, che potrebbe scagionare definitivamente il militare 27enne di Somma Vesuviana, secondo l’accusa il solo responsabile dell’omicidio di Pordenone. E così, dopo tanta attesa, a prendere la parola in aula lo scorso venerdì è stato Lorenzo Kari, il nomade 54enne in carcere per truffa ed indagato per calunnia e false informazioni al pubblico ministero, il quale ha reso la sua versione suggestiva al cospetto della Corte. Il teste è stato introdotto dalla difesa di Ruotolo e, come rivela Messaggero Veneto nella sua edizione online, ha sostanzialmente confermato la sua versione dei fatti: a Kari sarebbe stato commissionato l’omicidio di Trifone e Teresa. E’ stato un esame lungo e caratterizzato da alcuni colpi di scena e gag quello che ha visto protagonista il 54enne, il quale ha risposto al fuoco di domande di accusa e difesa, in attesa del suo ritorno in aula fissato al prossimo 29 maggio, quando risponderà ai quesiti delle parti civili.

Stando al racconto del teste, il denaro pattuito con il presunto mandante del duplice delitto di Trifone e Teresa sarebbe stato pari a 150 mila euro. Ma lui non aveva alcuna intenzione di uccidere nessuno: “Nemmeno se mi avessero dato 10 miliardi lo avrei fatto. Volevo solo fare una truffa e tenermi i soldi e basta”, ha spiegato. Inizialmente intenzionato ad attuare una truffa e prendersi così i soldi pattuiti, l’uomo avrebbe iniziato ad avere seriamente paura dopo aver visto ciò che era accaduto nel parcheggio del Palasport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015.

Al centro della testimonianza di Lorenzo Kari, chiamato in aula in qualità di teste indagato dalla difesa di Giosuè Ruotolo, ritenuto il presunto killer di Trifone e Teresa, ci sarebbe un altro omicidio, quello di Tiziano Stabile – ad oggi insoluto – del quale la Costanza sarebbe stata una scomoda testimone. Secondo il teste, le trattative e l’ingaggio sarebbero avvenute in carcere: 50 mila euro per eliminare il killer di Stabile, ritenuto inaffidabile, e 100 mila per far fuori la coppia di fidanzati. Secondo l’accusa, la testimonianza di Kari avrebbero avuto come unico scopo quello di ottenere uno sconto di pena, ma lui nega e lo ha fatto anche in aula in occasione della passata udienza. A commissionargli l’omicidio dei fidanzati sarebbe stato tale “Mario”, il quale gli avrebbe dato anche 18 mila euro in contanti come acconto per il lavoro che avrebbe dovuto portare a termine. Kari però si sarebbe intascato i soldi per poi sparire dalla circolazione. Prima di ciò, ha rivelato un incontro avuto con Mario nel quale gli furono impartite le direttive per eliminare la coppia: “Devi ucciderli quando sono insieme, al buio, alla palestra. Sparare in testa prima a lui e poi a lei”. Ma perché?

L’obiettivo sarebbe dovuta essere Teresa, ritenuta al corrente di informazioni compromettenti, ma anche Trifone sarebbe dovuto essere ucciso in quanto la ragazza si sarebbe confidata con lui. Nel secondo incontro con Mario, questo avrebbe portato il nomade alla caserma di Cordenons, dove prestava servizio il militare di Adelfia. Qui sarebbe avvenuto un incontro con le due vittime. Il sopralluogo sarebbe proseguito passando al McDonald’s, quindi al Palasport di Pordenone. Dei 18mila euro ricevuti come acconto, Kari ha raccontato di averli impiegati per l’acquisto di due auto e una moto. La sua testimonianza è ora al vaglio della Corte, in attesa di essere completata nella successiva udienza.

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