NADIA PULVIRENTI/ di chi è la responsabilità dell’omicidio?

Proseguono le indagini sull’omicidio dell’assistente psichiatrica Nadia Pulvirenti, uccisa da un paziente a Cascina Clarabella. Le responsabilità dei datori di lavoro sotto i riflettori

17.05.2017 - Fabio Belli
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Dramma a Lido di Venezia, 25enne impiccato nel Parco (LaPresse)

Continua a restare sotto i riflettori la tragica vicenda di Nadia Pulvirenti, assistente psichiatrica uccisa da un paziente a Cascina Clarabella, centro di recupero per le malattie mentali in Franciacorta. Nello scorso gennaio Abderrhaim El Moukhtari, ospitato nel centro di recupero, le aveva sferrato dieci coltellate. Un’aggressione mortale da parte di un paziente che Nadia conosceva molto bene e che dopo il raptus è andato ad autodenunciarsi, senza rendersi però pienamente conto della gravità del suo gesto a causa delle sue difficoltà psichiche. Per Nadia non c’è stato nulla da fare e a quasi quattro mesi dalla sua scomparsa gli inquirenti stanno lavorando per accertare anche i possibili concorsi di colpa relativi al caso di Nadia Pulvirenti. Nel frattempo El Moukhtari è stato trasferito a Castiglione, in provincia di Brescia, in una struttura psichiatrica giudiziaria protetta. Ora resta da capire se si poteva fare qualcosa di concreta per evitare il brutale omicidio.

Per l’omicidio Nadia Pulvirenti il sostituto procuratore che sta portando avanti le indagini, Erica Battaglia, sembra avere le idee chiare. Si vuole infatti accertare se vi sia un concorso doloso nel reato da parte dei datori di lavoro di Nadia, ovvero l’ASST (acronimo di Azienda Socio Sanitaria Territoriale) Franciacorta e le due cooperative che avevano in gestione tramite concessione di un appalto Cascina Clarabella, chiamate appunto Clarabella e Diogene. Si vuole capire innanzitutto se la gestione di Cascina Clarabella fosse consapevole della pericolosità di El Moukhtari e del fatto che fosse incapace di intendere e di volere. Si vuole poi accertare se a Nadia Pulvirenti fossero state assegnate mansioni in linea con le sue capacità e la sua preparazione professionale. L’assistente prima dell’aggressione costatale la vita aveva infatti solo una breve esperienza lavorativa a Trento alle spalle e si era laureata da poco tempo. Il dubbio è che sia stata lasciata sola e allo sbaraglio con pazienti psichiatrici socialmente pericolosi.



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