LICENZIATO DURANTE MATRIMONIO/ Una legge del 1963 lo salva, “reintegrato perché protetto dalle nozze”

- Niccolò Magnani

Licenziato durante le nozze, ma una legge del 1963 salva lui (e il matrimonio): il caso a Vicenza, il giudice interpreta a suo favore una legge per le lavoratrici donne. Ora è reintegrato

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La prossima volta che vi sposate state attenti al vostro lavoro e al vostro contratto, non si è mai tranquilli… il caso di Vicenza è emblematico su alcune bizzarre controversie della legge italiana, che però questa volta hanno favorito il lavoratore e il cittadino contro l’azienda che l’aveva licenziato mentre era in periodo nozze. Sì, avete capito bene, si stava sposando e l’azienda ha pensato bene di liberare la sua scrivania. Come riporta l’Ansa, tutto ha inizio per via delle recessione di un contratto con una società consortile proprio perché il novello sposino, essendo in licenza nozze, è venuto meno al servizio di cui si occupava. Alcune settimane dopo il matrimonio la notifica del licenziamento, come simpatico regalo di ritorno dalla luna di miele: ma il nostro prode eroe non si dà per vinto, specie ora che ha una famiglia, e fa ricorso immediato con il Tribunale di Vicenza che – si scopre oggi – gli dà ragione, reintegrandolo al lavoro.

Il motivo? Una legge del 1963 che proteggeva le lavoratrici, vieta i licenziamenti dal momento delle pubblicazioni ad un anno dopo il matrimonio: e non veniteci adesso a dire che il passato della politica ha conseguenze sempre dannose per il nostro presente. Sta di fatto che nella decisione letta poi dal giudice vicentino, si osserva «sembrerebbe applicabile esclusivamente alle lavoratrici, nulla disponendo in ordine ai lavoratori. Il tribunale ritiene che si tratti di un silenzio normativo integrante una lacuna della disciplina, da colmare per via interpretativa». Insomma, salvato anche per una non chiara comunicazione della stessa legge e dalle ultimi passi avanti in tema di pari opportunità: «le ultime novità legislative italiane sulle pari opportunità impongono di fatto di non operare distinzioni e quindi di una applicazione del “periodo protetto” anche allo sposo», spiega ancora il giudice. Cari lavoratori sposati d’Italia, per una anno almeno dopo il “Sì” fatidico, non abbiate timore!



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