BLUE WHALE/ Tutti psicologi e nessuno col cuore ferito

- Luca Brambilla

Ci si uccide perché non si ha niente per cui vivere? LUCA BRAMBILLA analizza il fenomeno del momento, il gioco assassino Blue Whale. Ecco di cosa si tratta

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Blue Whale, ultime notizie

L’espressione Blue Whale, il noto gioco che spinge al suicidio ragazzi manipolati, si sta diffondendo in tutto il mondo.

Da dovunque in questi ultimi giorni arrivano dati che confermano l’aumentare di suicidi di ragazzi adolescenti che sono arrivati alla fine delle 50 prove di questo diabolico gioco, il quale prevede un suicidio, ma non senza averlo annunciato prima sui social e fatto riprendere da altri adepti del rito assurdo.

Confesso innanzitutto che a proposito di questo sistema di invito al suicidio tramite la manipolazione di ragazzi giovani sono rimasto colpito innanzitutto da alcuni commenti che non posso che definire ignobili. Penso nello specifico a chi ha dichiarato che chi si fa manipolare così facilmente non merita di vivere.

Non farò però l’errore di entrare nella dialettica, troppo ormai diffusasi in questi giorni, nel dimostrarsi “più esperto di” Blue Whale. E questo per due buone ragioni.

La prima è che conosco bene l’effetto Whertel tale per cui se si parla di suicidi (e grazie ai media se ne è parlato moltissimo nelle ultime 48 ore) si innesca un meccanismo tale per cui diverse altre persone si suicidano a loro volta sperando di ottenere almeno da morti la fama desiderata in vita. Questo effetto è così potente che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità da anni cura, o almeno cerca di curare, la diffusione di queste notizie.

La seconda ragione per cui non conviene parlare solo del Blue Whale è che l’antivirus sta nel riconoscere l’origine del fatto per cui tanti ragazzi si sono suicidati; tutti loro non avevano niente da perdere morendo.

Per cui l’invito, innanzitutto a me stesso, e poi a chi leggerà queste righe è quello di cambiare il focus e pensare a ciò che ci permette di avere una vita che ci soddisfa e, se non l’abbiamo, di guardare accanto a noi per scovare con lo sguardo ciò per cui può valer la pena vivere.

Io mi auguro realmente che questo fatto del Blue Whale non trasformi tutti in presunti psicologi, ma che ridesti in molti il desiderio di capire per quali ragioni la vita è qualcosa da prendere sul serio e non da lasciare nelle mani di altri che ci portano verso un suicidio tremendo, innanzitutto della nostra umanità, prima ancora della nostra vita. Su questo tema spero che si diffondano tanti commenti, il resto è flatus vocis.

Luca Brambilla 

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