Mose, inchiesta Report/ Venezia, verso il processo penale: false fatture e lo ‘slittamento’ di 7 mesi

- Morgan K. Barraco

Mose, Venezia: otto aziende potrebbero pagare per lo scandalo corruzione che ha interessato gli ex dirigenti. E intanto spunta un altro progetto per l’Adige

report_logo_facebook_2017
Report

Il problema della prescrizione agita gli accusatori dell’inchiesta sul Mose: se dal lato penale si rischia appunto l’archiviazione per tempo prescritto, per il processo civile la data è slittata di 7 mesi. Come annuncia il Mattino di Padova, ieri doveva tenersi la prima udienza civile dopo la maxi causa intentata dal Consorzio Venezia Nuova nei confronti della aziende che emisero fatture false e degli amministratori che le confezionarono o le pagarono. «La chiamata in causa di alcuni convenuti ha determinato infatti un ulteriore protrarsi dei tempi, stavolta addirittura di 7 mesi», rilanciano i nostri colleghi padovani. Il Consorzio ha di fatto citato a giudizio, parallelamente al processo penale al centro dell’inchiesta di Report questa sera, 18 parti, tra società ed ex amministratori, chiedendo restituzione di 40 milioni di euro sborsati tra il 2005 e il 2012 per pagare 163 fatture riferite a prestazioni mai avvenute prima. (agg. di Niccolò Magnani)

Focus sul Mose anche in queste ultime settimane. Il Modulo sperimentale elettromeccanico che dovrebbe proteggere Venezia dalle inondazioni è ritornato a far discutere. Ad interessare le autorità sono state queste volte otto aziende che secondo i pm non avrebbero esercitato il controllo dovuto sugli ex dirigenti. L’accusa chiede che a pagare per le tangenti prese dai manager siano le stesse compagnie a pagare, seguendo quanto stabilito nel 2001 dal decreto legislatico 231. Quest’ultimo estende infatti alle persone giuridiche la responsabilità penale dovuta a reati commessi dagli amministratori, dando modo allo Stato di comminare delle sanzioni economiche di elevata entità. Se ne parlerà questa sera, lunedì 22 maggio 2017, all’interno della nuova puntata di Report. Il Mose, seppur in maniera indiretta, sarà quindi uno dei protagonisti dell’udienza preliminare che si terrà il prossimo 27 giugno. I pm Stefano Buccini e Stefano Ancilotto, specifica Il Mattino di Padova, hanno richiesto il rinvio a giudizio per l’Adria Infrastrutture, la Mantovani, la Cooperativa San Martino di Stefano e Mario Boscolo Bacheto, la Grandi Lavori Fincosit, con alla guida Alessandro Mazzi, la Nuova Codemar e la Technostudio di Danilo Turato, architetto. 

Riguardo al Mose continua a sollevarsi una polemica senza fine, a cui si aggiunge la recente invasione da parte dei gabbiani. Uno dei problemi che interessano Venezia e che proprio il progetto Mose avrebbe dovuto arginare, grazie ad un sistema creato appositamente perché i volatili si allontanassero dalle paratoie. Una trentina di queste ultime sono tuttavia ancora in attesa del prossimo step dei lavori e per ora stoccate in cantiere, in previsione che vengano calate nei fondali di Chioggia e Malamocco nei prossimi mesi. Il problema dei gabbiani, evidenzia La Nuova Venezia, non è da sottovalutare per molti motivi. I volatili hanno infatti creato il loro nido proprio sulle paratoie, scrostando la vernice in diversi punti ed andando a corrodere i metalli. A copertura delle paratoie ci sarebbero infatti solo i teli voluti dalla Brodosplit, i costruttori del cantiere, e che non hanno evidentemente pensato a come proteggere quei varchi nella copertura creati apposta per inserire le cerniere in un secondo momento. 

In un quadro generale sempre più difficile, il Mose continua per lo meno a provocare l’ironia dei veneziani. Al grido di “El Mose no me piase” (Il Mose non mi piace, ndr), ritorna il tormentone diffuso almeno 14 anni or sono. L’opera magna è stata realizzata dal musicista locale Stefano Olivato, che ha voluto dare un aggiornamento al suo brano grazie all’intervento di altri artisti, fra i più noti del circondario. Intanto spuntano altri progetti per la realizzazione di un Mose sulla foce dell’Adige. Ad annunciarlo a Rovigo ad inizio di maggio sono stati i Consorzi addetti alla bonifica, che prevedono di mettere in atto interventi sulla struttura, anche di tipo mobile, per impedire che il cuneo salino risalga ed allo stesso tempo eviti la secca presente in alcuni periodi. Ora sarà la Regione Veneto a dover rispondere in modo positivo o negativo all’iniziativa, interpellando i diversi Ministeri di competenza perché vengano assegnati i finanziamenti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori