ATTENTATO CONCERTO ARIANA GRANDE/ Hey, Occidente: che dici ora alle ragazzine coi palloncini insanguinati?

- Paolo Vites

Attentato a Manchester durante il concerto di Ariana Grande. I terroristi uccidono anche i bambini: un nuovo passo avanti nell’escalation dell’Isis. Il commento di PAOLO VITES

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Attentato Manchester (LaPresse)

Bastardi. Si può essere politicamente scorretti per una volta? Nei loro primi post inneggianti alla strage di ragazzine e bambini ieri sera a  Manchester, i miliziani dell’Isis dicono che questo è quanto gli inglesi si meritano per aver mandato i loro aerei militari a bombardare e uccidere i bambini di Mosul e Raqqa. Bambini che loro, gli islamisti, usano come scudi umani, perché non li lasciano uscire dalle città assediate, tanto per essere chiari. Ma certamente, la violenza chiama violenza, la legge del taglione, l’imperialismo occidentale e il fondamentalismo islamico e poi tutto quello che volete. Epperò restano dei bastardi. Non i migranti, quelli che appunto fuggono da quelle zone di guerra, intricato groviglio del fallimento politico e diplomatico occidentale e di spinte di assestamento di una zona in cui americani e inglesi con i loro alleati arabi di turno hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Machissenefrega oggi.

Oggi significa bambine con ancora le orecchie da gattino sulla testa che fuggono sconvolte e palloncini rosa che volano abbandonati nell’arena insanguinata. Non saranno mai più le stesse, la loro ingenua adolescenza è finita ieri sera, nell’arena di Manchester. E poi le tante ragazze e anche bambini rimasti lì dentro dilaniati e morti. Il bastardo che si è infilato lì dentro all’uscita del concerto sperando di fare più morti possibili, ha usato, dicono, una bomba rudimentale, era probabilmente un lupo solitario e sicuramente un islamico nato e cresciuto in Inghilterra, come sempre in questi attentati: Bruxelles, Colonia, Berlino.

Manchester è la città dell’Isis, da cui è partito il maggior numero di inglesi-musulmani, oltre 1500, per andare a combattere nelle file dell’Isis, comprese due ragazzine di 16 anni che sono andate a sposarsi laggiù dopo che il loro fratello maggiore si era arruolato nel califfato. A Manchester è pieno di pachistani radicalizzati, incitati da predicatori fondamentalisti che inneggiano alla guerra santa contro i crociati. Ma li hanno lasciati fare per decenni in nome di un multiculturalismo così ipocrita quanto fallimentare.

Se l’Isis sta perdendo la guerra sul terreno, al Qaeda è tornata in prima linea con il figlio di Osama, Hamza bin Laden che ha preso la leadership: “Se sapete usare un’arma bene, altrimenti usate qualsiasi strumento per colpirli. Scegliete bene il vostro bersaglio e mantenete il segreto” ha detto nei giorni scorsi. Appelli che trovano sempre il disadattato pronto a metterli in atto. Ammazzano i nostri figli e la guerra qua in occidente la stiamo perdendo. Inutili le frasi di circostanza dei ministri dal pugno di ferro alla Minniti o i proclami di chi dovrebbe garantirci sicurezza. Dopo l’attentato al Bataclan fuori delle sale da concerto erano schierati anche i carri armati, neanche due anni dopo non c’è più neanche un poliziotto a sorvegliare. Però ti fanno togliere i tappi alle bottigliette di plastica per sicurezza. 

Quante volte abbiamo cercato di far felici le nostre figlie comprando loro con fatica e per i soldi e per le lunghe code telematiche un biglietto per un concerto dei loro idoli, storcendo il naso ma come fai a  dire di no a una bambina di 12 anni che va a vivere il sogno della sua infanzia, una serata incantata di magia e canzoni che porterà nel cuore a lungo anche se crescendo la scorderà. Quante volte le abbiamo accompagnate, attese fuori contando i minuti “dai non finisce più sto concerto, poi ci sarà anche la coda e sbrigati a uscire”, riportate a casa sudate e felici. E tu che eri felice anche tu nel tuo cuore perché quando fai felice una bambina anche per una sciocchezza come questa come fa il mondo a non essere tutto più bello? Ieri sera le nostre figlie, le figlie di Manchester, uscivano insanguinate, i vestitini stracciati, le orecchie di peluche che cadevano malamente dalla testa, lo sguardo fisso nel vuoto, la paura incollata alla pelle. E tante di loro usciranno invece in un sacco di plastica.

Non diteci che siete in grado di proteggerci se invece non lo siete. Diteci che Manchester è la nuova Mosul e ce ne faremo una ragione. Staremo chiusi in casa e le nostre figlie non usciranno più. Non fateci proclami che “vinceremo” questa guerra. Per oggi fateci essere politicamente scorretti: se la bomba scoppiava al parlamento di Westminster non avremmo provato lo stesso dolore, è così, non mentiamo a noi stessi. Ma le bombe scoppiano altrove. Oggi fateci essere bastardi, e se domani in metropolitana vedo un ragazzo con il volto da nordafricano e la felpa in testa mia figlia la porto il più lontano possibile e le dico di non aver mai rapporti con quella gente lì, e lui magari lo denuncio. Perché in tasca può avere due coltelli come Ismail Hosni, “terrorista in maturazione arruolato da un libico”. Perché ci fate paura, non sappiamo di chi di voi possiamo fidarci. E a quel paese le spiegazioni sociologiche, l’emarginazione e tutto quanto. Siamo tutti in prima linea e siamo tutti probabili prossime vittime. 

Che sapete dire alle ragazzine di Manchester, signori capi della polizia e dei governi occidentali? E voi editorialisti, sociologi, membri della Chiesa? Diteci una parola sensata perché oggi ha vinto anche in noi l’odio. Poi passerà, e saranno i giorni del dolore atroce. E si dimenticherà tutto, perché, dicono, nella vita si dimentica anche la morte. Ma al punito che siamo arrivati, è davvero così? L’unico modo di pensare a queste bambine è che sono ancora vive, perché è così. Questa è la speranza, questa la fede, questa la preghiera per il loro martirio. 

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