PIETRO GRASSO/ Chi è il Presidente del Senato che la mafia voleva uccidere come Falcone e Borsellino

- Dario D'Angelo

Pietro Grasso: l’attuale Presidente del Senato partecipò al maxiprocesso e finì nel mirino della mafia. A salvarlo da un attentato stile Falcone e Borsellino fu una semplice casualità.

falcone_borsellino_1_lapresse_1988
Falcone e Borsellino (Foto: LaPresse)

Sarà tra gli ospiti di “FalconeeBorsellino” su Rai Uno: e non sarebbe potuto essere altrimenti. Pietro Grasso, attuale Presidente del Senato, quella stagione di Mafia culminata con le stragi di Capaci e di via d’Amelio, l’ha vissuta da protagonista: con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è stato tra i principali protagonisti del maxiprocesso, il procedimento giudiziario che per la prima volta nella storia definiva l’esistenza e i contorni della “cupola” di Cosa Nostra. Nella sua autobiografia, Grasso rievoca il giorno in cui Falcone gli diede accesso alle migliaia di documenti che costituivano il maxiprocesso:”Falcone mi portò in una stanza blindata, aprì la porta e mi disse: “Ecco, questo è il maxiprocesso”. C’era una stanza con quattro pareti fino al tetto con degli scaffali e 120 faldoni. Si trattava di circa quattrocentomila fogli processuali, tutti da studiare. (…) Provai uno sgomento notevole ma non volli darlo a vedere, non volli deludere Giovanni Falcone che mi osservava, voleva vedere la mia reazione. Gli dissi:”Dov’è il primo volume?” e lui si aprì in un grande sorriso.” In “soccorso” di uno spaesato Piero Grasso, arrivò però un aiuto inatteso:”Mentre mi trovavo lì a studiare le carte passò Paolo Borsellino. Mi vide così in difficoltà a raccapezzarmi tra tutte quelle carte, tra tutti quegli episodi e mi fornì le sue famose rubriche, quelle dove con una calligrafia minuta aveva annotato tutti gli omicidi, tutti i delitti e tutte le corrispondenze delle pagine dove si trovavano le dichiarazioni e le accuse per quel tipo di reato. Fu un aiuto eccezionale perché mi fece guadagnare tanto tempo per studiare quelle carte. Mi sentii quasi coccolato come se avessi un fratello maggiore che mi aiutava”.

Nel 25esimo anniversario dagli attentati di Falcone e Borsellino, Pietro Grasso non potrà fare a meno di pensare che anche lui ha rischiato di saltare in aria nell’ambito di un attentato di stampo mafioso. E fu quanto meno curioso che ad apprendere dei piani che la Mafia aveva in serbo per lui, colpevole di aver partecipato al maxiprocesso, fu Grasso in persona durante un interrogatorio:”Per una strana coincidenza della vita sono stato io il primo ad avere dal pentito Gioacchino La Barbera la descrizione dell’attentato che era stato preparato verso di me. […] Aveva iniziato a collaborare, parlando anche della strage di Capaci e arrivato ad un certo punto aveva detto che stava organizzando l’attentato ad un magistrato di cui non ricordava il nome. […] Fui chiamato, allora ero alla Procura Nazionale Antimafia come sostituto, per cercare attraverso le mie conoscenze di tirar fuori dalla memoria del pentito il nome del magistrato sottoposto a questo progetto di attentato. Appena mi presentano [a La Barbera] questo si dà una manata sulla testa… «è lui! È lui!» a questo punto scatta qualcosa di kafkiano perché lui avendo davanti la vittima ed essendo il carnefice, non voleva più parlare. Io dal mio punto di vista volevo sapere tutti i particolari […] e finalmente si è convinto a descrivermi quello che aveva preparato nei miei confronti. […] Alla fine mi aveva salvato una banca […] perché aveva un controllo elettronico di sicurezza che poteva influenzare il telecomando e questo fece sì che fosse rimandata l’esecuzione dell’attentato per trovare dei telecomandi che non consentissero interferenze. Frattanto il gruppo operativo fu arrestato e fu arrestato anche Totò Riina. Mia suocera, che andavo a trovare frequentemente, è deceduta per cui sono venute a mancare tutte le condizioni. E così la posso raccontare”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori