BIMBO MORTO AL RALLY/ Quando la vita chiede alle nostre lacrime di salire fino al Cielo

- Federico Pichetto

Rally “Città di Torino”, Coassolo. Durante la gara un’auto esce di strada e travolge un’intera famiglia. Muore un bambino di 6 anni. Perché? FEDERICO PICHETTO

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Tragedia al Rally Città di Torino: morto bimbo di 6 anni (Foto: LaPresse)

Rally “Città di Torino”, Coassolo. Durante la gara un’auto esce di strada per motivi ancora da accertare e travolge un’intera famiglia che stava assistendo alla competizione. Papà, mamma e due figli. I genitori feriti ma in buona salute, il figlio più piccolo di tre anni è illeso, il fratellone di sei non ce l’ha fatta. E’ morto dopo cinquanta minuti di soccorsi disperati e tentativi di rianimazione. 

Succede nel giorno in cui il Papa visita l’ospedale pediatrico “Giannina Gaslini” di Genova senza telecamere al seguito, ma entrando in punta di piedi in quello che il cardinal Bagnasco ha definito il santuario della sofferenza innocente. E succede nel giorno in cui i grandi della terra, riuniti a Taormina, si trovano in completo disaccordo praticamente su tutto. 

Tre fatti, tre episodi contemporanei, che si parlano l’uno con l’altro. Il desiderio di capire e di urlare che attraversa i genitori del piccolo morto nel rally, il dolore dei genitori che nell’ospedale genovese vivono il proprio calvario accanto ai loro figli e i capi delle nazioni che detengono il potere politico nei loro paesi. 

Di fronte alla domanda “perché?” noi siamo sempre abituati a cercare la risposta nel potere. Quando ci chiediamo il perché di una cosa il nostro desiderio è comprenderla per poi cambiarla o, quanto meno, per permettere che poi non accada più. Così facciamo crescere i nostri figli nell’illusione che diventare grandi voglia dire avere più potere, essere più liberi. Come se la libertà dipendesse dal potere che uno esercita sulla sua vita. 

Il potere, lo abbiamo visto a Taormina, non risolve nulla. Diventare grandi non significa essere più potenti, ma essere più capaci di amare. Il mito che la vita possa essere spiegata e compresa è un’illusione cui ci aggrappiamo per non cedere al lavoro che la drammaticità delle cose che ci succedono ci chiede. La realtà ci chiede di imparare ad amare, di stare nella realtà amando, in adorazione. Con la bocca chiusa e il cuore spalancato. E’ così che Maria di Nazareth ha accompagnato Suo figlio sulla via della Croce. Senza cercare di capire, ma restando nel silenzio e nel mistero del dolore. 

E’ questo che ha fatto Papa Francesco con i bambini del “Gaslini”: non ha spiegato loro nulla, ma è stato davanti a loro. Al termine di questo giorno una famiglia piange il proprio figlio di sei anni portato via da una macchina in un sabato di festa. Il problema di quel pianto non è che si fermi o che trovi una spiegazione. Il problema di quel pianto è che arrivi fino al Cielo. 

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