GENENE JONES/ 60 bambini uccisi dall’infermiera killer: nuove accuse per l’angelo della morte

- Morgan K. Barraco

Genene Jones, l’infermiera killer che uccise il piccolo Joshua Sawyer, di appena 11 mesi, subirà nuovi processi. Emerse prove a suo carico per altre morti. 

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Immagine d'archivio

Il caso di Genene Jones, l’infermiera Texana incastrata negli anni ’80 per aver ucciso un bambino di 11 mesi, ritorna ad imperversare la cronaca internazionale. Nuovi indizi evidenziano infatti come la donna, all’epoca infermiera presso un ospedale del Texas, potrebbe essere responsabile anche della morte di almeno 60 bambini. Genene Jones non ha ancora cancellato le sue tracce dalla memoria del pubblico mondiale, a causa della brutalità con cui ha posto fine al neonato. Il processo a suo carico aveva infatti evidenziato come una prima piccola vittima, di appena sei mesi, venne uccisa grazie all’uso di heparin un farmaco anticoagulante che gli procurò convulsioni e arresto cardiaco, fino al sopraggiungere della morte. L’individuazione di Genene Jones come responsabile dell’omicidio fu possibile grazie all’osservazione di due medici, che notarono come l’infermiera somministrasse senza alcun motivo quel particolare farmaco anche ad altri pazienti. 

Come sottolinea Serial Killers, i due specialisti affrontarono vis a vis Genene Jones e diedero vita ad un protocollo di sorveglianza stretta, imponendo che qualsiasi morte improvvisa o accidentale avvenuta nella struttura texana venisse sottoposta ad ulteriori indagini. L’infermierà reagì in modo singolare, iniziando ad accusare malori fittizi, in cui si rese evidente solo la sindrome di Munchausen, un disturbo psichiatrico che porta il paziente che ne è affetto ad attirare continuamente l’attenzione su se stesso. Eppure nonostante l’heparin venne messo subito sotto controllo, in modo che il suo consumo venisse monitorato, nella struttura ospedaliera avvenne un’altra morte, quella di Joshua Sawyer. Il piccolo era stato infatti ricoverato d’urgenza in seguito ad un’intossicazione da fumo dovuta ad un incendio, ma i medici si erano dichiarati positivi sul suo quadro clinico. L’unico farmaco somministrato fu il Dilantin, lo stesso che venne individuato, in sovradosaggio, come causa della sua morte. A queste due morti ne seguirono altre, tutte avvenute durante il turno di Genene Jones, ormai agli occhidi tutti come la reale responsabile. Eppure nessuno dei dirigenti dell’ospedale si prese l’onere per lo meno di allontanarla. 



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