Donato Bergamini/ La sorella del calciatore: “Siamo sulla pista giusta” (Chi l’ha visto, 3 maggio 2017)

- Morgan K. Barraco

Chi l’ha visto approfondirà gli ultimi aggiornamenti sul caso di Donato Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza morto alla fine degli anni ’80.

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Chi l'ha visto?

Il giallo sulla morte del calciatore Denis Bergamini, a distanza di 28 anni torna al centro dell’attenzione. In attesa della nuova puntata di Chi l’ha visto e che stasera dedicherà ampio spazio, anche il programma di Rai2, I Fatti vostri, nella puntata odierna si è occupato del mistero attorno alla morte del calciatore del Cosenza che nel novembre 1989 perse la vita in ciò che fu inizialmente definito un suicidio. Bergamini, per gli inquirenti, si era gettato sotto un camion ma questa tesi non ha mai convinto la sua famiglia che si è battuta affinché le indagini non venissero chiuse. A distanza di quasi 30 anni, la Procura ha riaperto il caso con un sospetto inquietante: dietro la morte di Donato “Denis” Bergamini potrebbe esserci l’ombra dell’omicidio. Due furono le inchieste aperte attorno al caso, la prima del 1991 e la seconda nel 2011. L’ex fidanzata ed il camionista furono indagati ma entrambi le indagini furono archiviate e gli inquirenti chiusero il caso bollandolo come suicidio. In tempi recenti è intervenuto l’inaspettato colpo di scena con la decisione della Procura di castrovillari di riaprire le indagini disponendo la riesumazione della salma ed indagando nuovamente l’ex fidanzata e il camionista con le accuse di omicidio volontario in concorso aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalle sevizie.

Nello studio de I Fatti Vostri è intervenuta Donata Bergamini, sorella di Denis, che ha commentato la riapertura delle indagini: “Siamo sulla pista giusta anche perché l’istanza che è stata presentata dal mio avvocato si basa proprio sulla riesumazione del corpo”. La donna confida nell’adozione delle nuove tecnologie in grado di fornire le giuste risposte che da tempo la famiglia bergamini cerca. “E’ stata dura accettare di riesumare il corpo di mio fratello”, ha asserito la donna, ribadendo come questa sia la seconda volta. Ad intervenire in collegamento è stato poi il legale della famiglia della vittima, avvocato Fabio Anselmo, che ha specificato quali sono stati gli elementi in base ai quali si è arrivati alla riapertura delle indagini: decisivo, a sua detta, è stato l’avvento del nuovo procuratore capo, da sempre interessato al caso di Denis. L’archiviazione del caso, di fatto, oltre a destare molte polemiche aveva inizialmente lasciato anche molte ombre che ora si spera di spazzare via definitivamente. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Ieri è avvenuta la riesumazione del corpo di Donato ‘Denis’ Bergamini, il giocatore del Cosenza morto in circostanze misteriose nel 1989. Inizialmente le indagini si concentrarono sull’ipotesi del suicidio, grazie anche alla testimonianza della fidanzata della vittima, Isabella Paternò. La donna si trovava infatti con il calciatore al momento dell’impatto e le sue parole vennero confermate da quelle di Raffaele Pisano, il camionista che travolse Donato ‘Denis’ Bergamini. In seguito le indagini vennero chiuse, con l’assoluzione del camionista. Questa sera, mercoledì 3 maggio 2017, Chi l’ha visto approfondirà il caso all’interno della sua nuova puntata. Nonostante le ricostruzioni dei magistrati, sottolinea Il Post, puntassero vero il suicidio, i familiari di Donato ‘Denis’ Bergamini non avevano mai accettato l’ipotesi del suicidio. 

Fu la stessa procura di Castrovillari a riaprire il caso 5 anni fa. Alcune nuove perizie richieste a due medici legali e ai Ris di Messina dal padre di Donato ‘Denis’ Bergamini, hanno infatti convinto i magisrtrati ad approfondire le indagini. Secondo le due relazioni, il calciatore non riportava ferite tali da giustificare un impatto così violento come quello ipotizzato, contro il camion in corsa di Raffaele Pisano. Secondo il medico legale Roberto Testi, inoltre, il corpo di Donato Bergamini era stato adagiato sull’asfalto in precedenza. La conferma che non si fosse trattato di suicidio proveniva dai rilievi dei Ris, che non trovarono tracce sotto gli effetti personali della vittima che convalidassero la tesi del salto contro il camion. 

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