HENRY JOHN WOODCOCK/ Sì alla legalizzazione della Cannabis, e sogna i “pusher” di Stato

- Linda Irico

Henry John Woodcock si schiera a favore della legalizzazione delle droghe leggere: “L’azione repressiva ha fallito”. Il magistrato parla anche dei maggiori introiti che avrebbe lo Stato

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Henry John Woodcock (Foto: LaPresse)
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Il magistrato Henry John Woodcock, famoso per inchieste come Vallettopoli e il Savoiagate, ha inviato una lettera al direttore di Repubblica, Mario Calabresi, per parlare della legalizzazione delle droghe leggere: “Varrebbe la pena di cominciare a pensare a strategie di contrasto dell’illegalità che superino una impostazione meramente repressiva, e soprattutto bisognerebbe immaginare un progetto che in un futuro, speriamo non lontano, consenta di impiegare le ‘energie umane’, oggi impiegate nel mercato illegale della cannabis (e, di regola, sfruttate dalla criminalità organizzata), nell’auspicabile ‘mercato legalizzato’ della stessa”. Il sostituto procuratore di Napoli ha menzionato l’incontro tenutosi oggi sul tema all’Istituto Italiano per gli Studi filosofici, a cui ha partecipato anche Woodcock insieme ad altri “autorevoli personaggi come Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia), il senatore Benedetto Della Vedova (promotore di una proposta di legge sul tema che ha raccolto moltissimi consensi) e il giurista Fernando Rovira, che ha contribuito alla stesura della prima legge che, in Uruguay, ha regolamentato la vendita della cannabis, come specifica strategia per combattere il narcotraffico”.

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Il magistrato cita le relazione della Direzione nazionale antimafia che ammetterebbero il “totale fallimento dell’azione repressiva”: “La Dna suggerisce al legislatore la depenalizzazione, di cui descrive i vantaggi: deflazione dei carichi giudiziari, possibilità di dedicarsi al contrasto di fenomeni criminali più gravi e, non ultimo, sottrazione alle gang di un mercato altamente redditizio. Fra i vantaggi, non vengono contemplati gli introiti che lo Stato italiano ricaverebbe da una legalizzazione, e si tratterebbe di svariati miliardi di euro”. Tutta una serie di motivi che portano quindi anche Woodcock a schierarsi a favore della legalizzazione delle droghe leggere: ”Sommessamente penso che debba affermarsi l’idea che il contrasto solo ‘militare’ dei fenomeni criminali sia troppo costoso e si sia dimostrato fallimentare”.

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