LEGITTIMA DIFESA/ Una legge sbagliata che lava la coscienza allo Stato

- Monica Mondo

Alla Camera è stato approvato il ddl sulla legittima difesa. Per MONICA MONDO si tratta di una legge sbagliata, che sembra aiutare più lo Stato e gli interessi dei partiti

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Immagine d'archivio (LaPresse)
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La legge sulla legittima difesa approvata a larga maggioranza alla Camera dal Pd (che ha la maggioranza assoluta), non mi piace, è riduttiva, ipocrita, sbagliata nei principi. Vorrei che nessuno avesse liceità di sparare a un essere umano, di notte o di giorno, perché credo nella dignità della persona, anche se è un delinquente. Vorrei che nessuno debba perdere la vita per l’impossibilità di difendersi, di notte o di giorno, perché da nessuno si può pretendere il martirio, e neppure l’eroismo. Vorrei che di armi se ne vendessero poche, America docet (e pure che se ne fabbricassero e se ne vendessero poche).

La paura tira brutti scherzi, la depressione pure, la fragilità umana è ancor meno lucida in una situazione estrema, di emergenza. Ma una vita è una vita, e le variabili sono troppe. C’è chi ruba, e non vuol essere violento. Chi ruba e viola una proprietà e in caso diventa violento, chi è preda della follia, chi è braccato e non ha nulla da perdere, chi è un assassino patentato. Le leggi si fanno tenendo conto della diversità degli uomini. Le leggi si fanno quando serve un criterio generale, si obietterà: allora il criterio dev’essere uno solo. Non si uccide, mai, lo Stato non può tollerarlo. Non con la pena di morte, non con l’eutanasia, neanche per difesa.

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Ci si può difendere, sempre, nei casi di grave pericolo di vita, e lo Stato non può punirti. A patto che il rischio sia reale, effettivo, e non vi sia altra possibilità che reagire con la forza. Chi può stabilirlo, in generale? Solo un giudice, esaminando con sofferta perizia caso per caso. Se passa il principio che armarsi e magari uccidere è un diritto, toccherà caso per caso comunque valutare se la reazione era appropriata all’atto violento subito. Discrezionalità, che questa legge non toglie affatto, anzi: un caos normativo di eccezioni su eccezioni, sollevabili con qualsivoglia ricorso. Sorge il dubbio davvero che s’oda a destra uno squillo di tromba, e a sinistra risponda uno squillo. Che si voglia placare un sentimento diffuso, l’insicurezza, con buona pace di Saviano che a mo’ di aedo pontifica, e ammaestra che l’insicurezza è una percezione. Vaglielo a dire agli anziani depredati e picchiati nelle loro casette in campagna, a chi vive nelle periferie delle nostre metropoli, alle ragazze che s’intimoriscono a restare da sole in una stazione.

Il problema è reale, e di questo dovrebbe preoccuparsi lo Stato: garantire la sicurezza ai suoi cittadini, per il bene comune che si è impegnato a tutelare e per le tasse che i cittadini pagano. Giustizia celere, certezza della pena, distinzione tra richiedenti asilo e sbandati nullafacenti, sostegno alle forze di polizia, anche quando vengono sbeffeggiate e picchiate ai cortei, risorse adeguate per il controllo capillare del territorio. Non ci sarebbe bisogno di porto d’armi, che a parte i fanatici, inquieta anche chi ce l’ha, e non vorrebbe mai diventasse azione.

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Poi, Salvini ci marcia per acchiappare voti, il Pd e i suoi cespugli uguale, ed è ridicolo scandalizzarsi. Ancora i guelfi e ghibellini si azzuffano rievocando il fascismo, e ci sarebbe da ridere se i toni non fossero livorosi, e non incitassero all’odio. Ma stavolta ha ragione chi dice che la legge è carente, arruffata e votata di fretta per dare un segnale. Quale: che si avvicinano le elezioni?

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