ROBERTO SAVIANO/ Mi “pento” di Gomorra!

- Morgan K. Barraco

Roberto Saviano si affianca alle forze dell’ordine e contesta la politica “da stadio” italiana. “L’Italia è un Paese che dimentica”, non rifarebbe tutto come prima

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Roberto Saviano conduce Kings of Crime
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Sicurezza e legittima difesa, collegate al decreto Minniti, ha diviso l’Italia in due. Ad esprimere il proprio dissenso è anche Roberto Saviano, che non ha esitato ad attribuire  al Pd la decicisone di fare leva “su istinto, ignoranza e luoghi comuni”. Secondo lo scrittore, infatti, la politica sarebbe responsabile di un circolo vizioso che ha gettato nel panico gli italiani. “Alla politica ormai basta andare in televisione periodicamente”, denuncia, ribadendo che l’enfasi posta contro i migranti non hanno fatto altro che alimentare il clima d’odio e paura che si respira in Italia. Il tutto per scagliare il popolo dello Stivale contro il sistema e le sue inesattezze, distogliendo allo stesso tempo l’attenzione verso le azioni più concrete. Roberto Saviano rivela infatti nella sua intervista con il magazine delle sigle Silp-Cgil, che l’interesse reale della politica non sarebbe trovare una soluzione in materia di sicurezza. 

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Diverso invece il pensiero di Roberto Saviano sulle forze dell’ordine, che alla luce di tanti anni di scorta, reputa ormai la sua famiglia. Una quotidianità difficile, quella dello scrittore e giornalista, che proprio a causa delle denunce contro la mafia ha dovuto iniziare a vivere sotto alta protezione. Con il senno di poi, rivela inoltre l’autore di Gomorra, non rifarebbe tutto esattamente come prima. A partire dalla potente azione di denuncia del romanzo che lo ha reso quello che è. Anche in questo caso si tratta di un’evoluzione della sua consapevolezza, riguardo ai rischi ed alle conseguenze delle denunce fatte. Un’ammissione che in passato ha negato duramente, puntando tutto invece sul coraggio che doveva essere messo al primo posto. “L’Italia è un Paese che dimentica”, sottolinea, in cui a fare da padroni sono la politica ed il calcio. A ben guardare anche piuttosto affini, dato che lo scrittore attribuire alla politica una tecnica da “stadio, da tifo costante”.

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