TANGENTI ENEL BRINDISI/ Arrestati 5 dipendenti della Centrale di Cerano: ‘mazzette’ e appalti (ultime notizie)

- Niccolò Magnani

Tangenti Enel Brindisi, arrestati 5 dipendenti della Centrale di Cerano: dirigenti, funzionari e dipendenti incassavano mazzette per favorire appalti a ditte amiche. Le ultime notizie

centrale elettrica
Centrale Elettrica Enel (LaPresse)
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Nuovo capitolo italiano sul fronte tangenti: questa mattina sono stati arrestati 5 dipendenti della Centrale Enel di Brindisi con l’accusa di aver incassato “mazzette” in cambio di garanzie per l’assegnazione di appalti a ditte cosiddette “amiche”. Con queste accuse gravissime sono finiti nel registro degli indagati e degli arrestati cinque tra dipendenti e funzionari dell’Enel brindisina a Cerano. La guardia di finanza ha formulato questa ipotesi di reato di corruzione con i pm Milto De Nozza e Francesco Carluccio che hanno firmato subito il mandato. Al momento solo uno dei dipendenti Enel è detenuto in carcere, gli altri quattro sono invece ai domiciliari con inoltre sequestri preventivi per un valore di 230mila euro. Ha dell’incredibile l’origine dell’inter vicenda, con un tentato suicidio che ha dato il via a tutto: «lo scorso marzo un imprenditore di Monteroni (Lecce) scalò il nastro trasportatore della centrale Federico II minacciando il suicidio. L’uomo, 44 anni, raccontò ai militari che lo soccorsero di essere finito sul lastrico», raccontano le cronache di oggi su Repubblica Bari. Qui inizia un lungo iter che porta l’imprenditore ha denunciare prima internamente l’intera faccenda, credendo di essere stato sfavorito in maniera del tutto inspiegabile. L’Enel centrale aveva rilasciato un certificato di buona esecuzione degli appalti dell’imprenditore, ma nulla servì per farsi pagare dalla centrale di Cerano. A quel punto anche con un secondo appalto che aveva inizialmente vinto, gli fu tolto d’improvviso e questo insospettì non solo l’uomo, ma anche l’ad Francesco Starace che avviò immediata indagine interna.

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È partita così l’indagine interna dell’Enel di Brindisi che ha chiesto l’apporto della magistratura per verificare l’operato di alcuni dirigenti interni alla centrale di Cerano, ed eccoci così ai giorni nostri: l’accusa di tangenti e corruzione era fondata, con le forze dell’ordine che hanno scoperto come i dirigenti arrestati incassavano benefit vari per favorire l’assegnazione degli appalti agli imprenditori amici. Questa mattina una nota dell’azienda Enel ha chiarito la vicenda: «oltre a denunciare da gennaio alla magistratura i fatti esposti, ha anche adottato i provvedimenti disciplinari, incluso il licenziamento, nei confronti dei dipendenti per i quali, attraverso le verifiche interne, erano stati già individuati elementi di responsabilità». Si attendono ora le ulteriori indagini e il diritto di replica degli arrestati che dovranno dimostrare come le accuse contro di loro siano infondate o meno.

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