TENEVA IL CADAVERE SOTTO IL LETTO/ L’assassino rivela “Mi faceva compagnia…”

- La Redazione

Anna Carla Arecco, l’81enne uccisa a Genova ed il cui corpo è stato nascosto sotto al letto per tre giorni. Rivelazioni shock da parte del sospettato

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71enne morta assiderata coi polsi legati
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Potrebbero essersi concluse con successo le indagini sulla morte dell’86enne Anna Carla Arecco, uccisa a Genova negli scorsi giorni ed il cui corpo è stato nascosto al di sotto del letto. Agli arresti Pierluigi Bonfiglio, individuato fin dall’inizio delle indagini, ma reo confesso solo in un secondo momento. Inizialmente infatti l’uomo, sottolinea l’Ansa, aveva puntato il dito contro il proprio pusher, che avrebbe avviato l’aggressione. Tre giorni trascorsi in compagnia del corpo di Anna Carla Arecco: “Non so cosa ne avrei fatto: ho visto in tv che li bruciano o li fanno a pezzi, ma non sapevo che fare”. L’autopsia ha inoltre rivelato che la donna avrebbe cercato di difendersi dal pestaggio, come evidenziano alcuni segni ritrovate sulle mani della vittima durante l’autopsia. Secondo le autorità, Pierluigi Bonfiglio avrebbe agito tra l’altro da solo, creando un tranello adatto ad attirare la Anna Carla Arecco all’esterno. Il piano prevedeva infatti il furto di gioielli e soldi dell’anziana per comprarsi della droga. 

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In seguito al fermo di Pierluigi Bonfiglio, il gip ha convalidato il tutto e disposto l’ingresso in carcere. L’ex cuoco ha confermato nuovamente la prima versione dei fatti, riguardo al fatto che il pusher avrebbe colpito per primo Anna Carla Arecco, mentre lui avrebbe solo “finito” la donna. Secondo le prime indiscrezioni, sottolinea Il Secolo XIX, la donna sarebbe inoltre morta a causa di un’emorragia cerebrale provocata dai numerosi colpi di spranga. L’autopsia è stata effettuata infatti ieri mattina dal medico legale Francesco Ventura e da Maria Lucrezia Mazzarella, consulente di parte. Inizialmente, Anna Carla Arecco è stata dichiarata scomparsa dai familiari, già sospettosi nel realizzare che l’anziana fosse uscita in ciabatte e pigiama. Secondo la loro versione, infatti, ciò non sarebbe mai potuto accadere e l’evento doveva quindi essere collegato con un evento tragico, come si è scoperto 72 ore più tardi. 

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