MADRE SURROGATA PENTITA/ “Usata e ricattata, se potessi tornerei indietro”

- Niccolò Magnani

Madre surrogata pentita: il dolore di Kelly e l’utero in affitto, “mi hanno usata e ricattata. Buttata via per soldi, se potessi tornerei indietro e non lo rifarei mai più”

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Immagine di repertorio (Pixabay)

La storia di Kelly Martinez assomiglia a tante altre donne sparse nel mondo che con fatica e difficoltà “mediatica” non spesso ottengono le prime pagine dei quotidiani. È successo con la rubrica “la 27esima ora” sul Corriere della Sera che ha narrato la testimonianza drammatica di questa donna che nel 2016 ha partorito come madre surrogata due maschietti per una coppia spagnola e che ora si sente completamente usata e “buttata via”. «Li ameranno abbastanza? Quando sono nati erano perfetti, due bambini bellissimi. Eppure i genitori li hanno guardati a stento. Non hanno legato, lo so», racconta la donna al Corriere mentre ripercorre le tappe di tutta la sua storia. Americana, madre di tre figli e sposata felicemente, accetta di compiere la pratica dell’utero in affitto per poter guadagnare qualche soldo facendo del bene: «L’ho fatto per i soldi sicuramente ma anche perché volevo che tutti fossero orgogliosi di me. Vengo da un’infanzia tragica: mio padre è morto quando avevo 13 anni, mia madre quando ne avevo 17 e mio fratello quando ne avevo 20», racconta Kelly quasi disperata. «Le agenzie mi avevano convinto che era come se compissi un miracolo per queste coppie. Ho pensato che era il mio modo di guarire dalle ferite».

Sono ben tre le esperienze di madre surrogata intraprese dalla donna, sempre sostenuta dalla sua famiglia ma trattata come “oggetto” dalle coppie che avevano cercato la sua esperienza di madre per compiere la gravidanza in gestazione “esterna”. Dopo il primo parto (tra l’altro gemellare) con una coppia gay francese, scatta il ricatto: «Siccome la maternità surrogata è proibita in Francia mi hanno costretto ad andare in consolato a Chicago e dichiarare che avevo avuto una storia con uno di loro due e che ora, per salvare il mio matrimonio, la mia unica possibilità era di spedire i gemelli con il padre biologico in Francia». Come spiega subito Kelly davanti ai colleghi cronisti, non c’è nessuna protezione per le “surrogate”: «Io mi sono sentita usata e poi buttata via. È solo una questione di soldi. A me hanno mentito. Per questo oggi parlo. Voglio avvisare le altre. Se solo potessi tornare indietro». 

La storia prende poi una piega ancora più assurda visto che lo psicoterapeuta che aiuta la donna in crisi dopo la prima maternità surrogata, le consiglia una seconda gestazione con utero in affitto e anche qui non finisce certo benissimo: «Pensavo che non ci sarei cascata più ma mi sono innamorata di questa coppia dell’Iowa. È nata una bambina bellissima, però poi loro hanno divorziato e sono finiti in tribunale per la custodia della piccola. Mi si spezza il cuore perché io l’ho fatta nascere e se non fosse per me non sarebbe in questa situazione». L’epilogo è però ancora più drammatico e sottolinea tutta la pericolosità di una pratica “sottovalutata” spesso dai media e dai presunti “esperti” di diritti e maternità. «Gli ultimi due genitori intenzionali sono andati letteralmente in tilt quando hanno saputo che aspettavo due maschi invece di un maschio e una femmina. Da allora si sono disinteressati dei bambini», spiega dell’ultima coppia spagnola che ha contratto un accordo con Kelly per un’altra maternità surrogata; la gravidanza porta anche notevoli problemi con la ragazza che rischia la vita più volte, tanto da spaventare anche la sua stessa famiglia.

Quando però nascono i gemellini, anche qui, i genitori hanno preso subito i neonati e se ne sono andati dalla clinica in poche ore: «Mi hanno mandato delle foto in cui non c’era alcuna emozione. Sembravano degli oggetti. Sono impazzita per questo», spiega tra le lacrime Kelly, prima di raccontare come pochissimi giorni dopo scopre che la coppia se n’è andata con i “nuovi” figli senza dire niente a nessuno. «Dovevamo restare in contatto, rimanere amici. Era questo il patto. Invece loro hanno lasciato le spese mediche da pagare, hanno insinuato che io avessi partorito in anticipo di proposito per prendere i soldi e si sono arrabbiati perché mi sono fatta chiudere le tube». Un mercificazione continua: oggetti i bambini che si “prenotano e si comprano”; oggetto la stessa madre che viene usata e poi trattata come ha raccontato Kelly; oggetto e falsità quanto alcune agenzie di maternità surrogata fanno credere rispetto alla pratica di “utero in affitto”. L’unica cosa che non rimane oggetto ma resta carne e assai sofferente è il dolore che per una madre, un padre, una famiglia, può arrecare una “compravendita” del genere di bambini figli di qualcun altro per un desiderio, seppure nato da buone intenzioni, ma in fin dei conti dettato dal puro egoismo.

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