DON MILANI/ Card Carlo Maria Martini: sottovalutò le donne, si preoccupava solo di portare fanciulli in Chiesa

- Niccolò Magnani

Don Milani, la critica del Cardinale Carlo Maria Martini: “sottovalutò il ruolo delle donne e quello della Chiesa locale”. Il pensiero, la grande profezia della Parola e la ferita del prete

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Papa Francesco sulle tombe di Don Milani e Don Mazzolari (web)

Nelle ultime settimane la figura di Don Lorenzo Milani è stata più volte richiamata in luce dopo la presentazione della prima Opera Omnia di tutte le opere scritte del sacerdote di Barbiana, grande figura di educazione e con ruolo sicuramente innovativo (e per questo motivo spesso anche molto discusso) all’interno della Chiesa del Novecento. Prima il romanzo-choc di Walter Siti “dedicato” a Don Milani ma con protagonista un prete pedofilo, poi il commento di Papa Francesco che ha rivalutato la figura del sacerdote sottolineando la sua “estrema ferita di uomo innamorato di Cristo”. Ora la rivista Vita e Pensiero, in pubblicazione il prossimo 11 maggio, riporta un lungo estratto del Cardinal Carlo Maria Martini (ex Arcivescovo di Milano deceduto pochi anni fa) che ripercorre il pensiero e non manca di esporre la sua personale critica al grande sacerdote di Barbiana. Sono in particolare le “Esperienze Pastorali”, opera di Don Milani, a rappresentare il punto di partenza della disamina di Martini che ne esalta subito la grande “profezia della parola”.

«Don Milani è un uomo che ha afferrato il primato della parola, intesa nei suoi significati umano e biblico-teologico. Egli ha colto la parola nella sua pregnanza biblica, nella sua potenza creativa. Qui c’è tutta la dottrina biblica sulla forza creativa, formativa, forgiativa della parola: la parola che fa essere uomo. L’uomo è ciò che è per la parola», scrive l’ex Cardinale di Milano nel suo saggio. Un’ansia per la parola, come aveva osservato anche Papa Francesco, per la qualche l’uomo viene innalzato come assolutamente “bisognoso della Parola. È tanto difficile che uno cerchi Dio, se non ha sete di conoscere. Quando con la scuola avremo risvegliato nei nostri giovani operai e contadini quella sete sopra ogni altra sete e passione umana, portarli poi a porsi il problema religioso sarà un giochetto”, sono le dirette parole di Don Milani, riportate da Martini nel brano ieri pubblicato anche sul Corriere della Sera. 

Ma sono le critiche mosse da Martini a rappresentare un interessante punto di vista rispetto alla figura di Don Milani, non distruttivo ma sottolineante una possibile “mancanza” del sacerdote di Barbiana nella sua grande opera omnia di scritti e pensieri. «Si ha quasi l’impressione che per lui il problema pastorale sia solo quello di come portare gli uomini in Chiesa, come portarvi i ragazzi. Vi è una concentrazione esclusiva, di carattere pedagogico su questo elemento, mentre non trova spazio l’attenzione ai problemi sul posto della donna nella cultura, nella Chiesa, nella società», segnalava Martini sul difficile rapporto con le donne di Don Milani, riportando anche alcuni passaggi delle sue opere dove il commento sul ruolo della donna nella Chiesa è assolutamente marginale. «Non vedo nel Vangelo traccia di una particolare vocazione della donna alla religione in genere. Tutt’al più si potrà dire chiamata a un particolare tipo di religiosità», scriveva Don Milani in Esperienze Pastorali.

Non solo, secondo Martini oltre alla donna manca in Don Lorenzo anche una particolare cura e riferimento alla Chiesa locale – e non per forza per sole responsabilità di Milani stesso -: «Ciò che avverto oggi molto carente in questo libro è la mancanza di una Chiesa locale intesa come progetto di riferimento. Il problema della Chiesa locale è rimasto come oscurato da quello della parola. La critica dei metodi sbagliati, la proposta di criteri pastorali alternativi, di una pedagogia incentrata sulla scuola non sembrano sostenuti dal riferimento a una visione di Chiesa come comunità, che possa catalizzare tutte le energie dell’azione e farne cogliere il senso definitivo». Per Martini in Don Milani era chiarissimo l’opposizione tra popolo ed elite borghesi, ma secondo l’Arcivescovo di Milano nominato da Papa Giovanni Paolo II, «il progetto di Chiesa come comunione rimane al di là dell’educazione religiosa e culturale proposta da don Milani. Il suo ideale sembra riassumersi nella convinzione secondo cui i singoli andranno in chiesa quando saranno educati. Ma l’idea di che cosa sia questa Chiesa non è ben presente nell’orizzonte di don Lorenzo».

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