SUICIDARSI È GIUSTO/ Dj Fabo, il Pm: “è dignitoso e giusto per chi soffre come lui”

- Niccolò Magnani

“Diritto al suicidio”, il caso di Dj Fabo e la richiesta di archiviazione per Marco Cappato: i pm milanesi, “dignitoso e giusto per chi soffre come lui il “diritto a togliere la vita””

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Dj Fabo, Fabiano Antoniani

Sono state rese note dal portale Giustiziami.it le motivazioni integrali sul caso Dj Fabo, l’ora tristemente celebre ragazzo che ha scelto di andare in Svizzera, pagato tutto dalla Associazione Coscioni con il leader radicale Marco Cappato ad accompagnarlo, per togliersi la vita nelle cliniche dove il “diritto al suicidio” è ammesso e legalizzato. La scorsa settimana avevano fatto molto discutere le motivazioni secondo cui andava mossa l’archiviazione per il leader radicale Cappato: «Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile e/o indegna dal malato stesso». Venivano usate categorie di “dignità umana” e “aiuto alla maggiore dignità” per esprimere il vero intento di Cappato che dunque non merita il processo (ricordiamo che in Italia è vietato questo tipo di operazioni e assistenze) e non merita la condanna secondo i giudici milanesi. Oggi il portale specializzato sulla giustizia ha espresso anche le motivazioni integrali dei pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini che insistono e approfondiscono proprio questo tema molto delicato: «Nelle condizioni in cui si trovava e con l’esito che gli era stato prospettato in caso di rinuncia alle cure, bisogna riconoscere che il principio del rispetto della dignità umana impone l’attribuzione a Fabiano Antoniani, e in conseguenza a tutti gli individui che si trovano nelle medesime condizioni, di un vero e proprio diritto al suicidio mediante la ‘rinunzia alla terapia, ma anche in via diretta, mediante l’assunzione di una terapia finalizzata allo scopo suicidario».

Sono parole molto importanti quelle riferite dai pm che, allo stesso tempo, richiedono l’intervento immediato dello Stato anche per “disciplinare rigorosamente tale diritto in modo da prevenire il rischio di abuso, ad esempio sotto forma di pratiche di eutanasia, nei confronti di persone il cui consenso non sia sufficientemente certo”. Un vero e proprio riconoscimento alla pratica del “diritto al suicidio” che ovviamente solleva un tema molto delicato sulla decisione “imposta” dallo Stato e dal singolo iscrivendo personale su cosa è vita e cosa è morte e soprattutto sulla possibilità “semplice” di porre fine alle sofferenze dell’uomo. I pm poi proseguono nella loro analisi che prova, ci sembra, di “sostituirsi” allo stesso legislatore compiendo paragoni con altri casi rispetto a Dj Fabo, come quello di Eluana Englaro; i giudizi sostengono infatti che nel caso di Fabiano non si poteva agire come avvenuto con Eluana, ovvero con una rinuncia alla nutrizione per accelerare il decorso della morte, perché questo sarebbe avvenuto con forte dolore e atroci sofferenze (ma si apre allora anche il capitolo su chi stabilisce questi gradi di dolore/sofferenze, ndr). «L’ordinamento italiano, che ha come fine ultimo proprio il perseguimento del pieno sviluppo della persona umana, non può consentire una così grave lesione della dignità di un individuo», scrivono ancora i pm nella loro richiesta di archiviazione per Marco Cappato. Nei prossimi giorni il gip Luigi Gargiulo dovrà decidere, ma è chiaro ormai che i temi dibattuti in questo caso e dopo queste motivazioni sfoceranno eccome il caso pur difficile e complesso di Fabiano Antoniani.

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