MACERATA LORETO 2017/ Amici, intenzioni e persone scomode, tutto finisce nell’abbraccio di Maria

- Ezio Goggi

La metafora dell’uomo in cammino diventa concreta nel pellegrinaggio da Macerata a Loreto. Ma cosa sostiene una compagnia che si muove tra luci e ombre della vita? EZIO GOGGI

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Pellegrinaggio Macerata Loreto

“Il vostro stato d’animo all’inizio di questo pellegrinaggio molto verosimilmente fa da specchio alla vostra condizione esistenziale. Alcuni di voi sono molto motivati, hanno uno scopo spirituale ben chiaro e un desiderio vivo di incontrare il Signore presente nelle preghiere, nei canti, nella testimonianza degli altri, nel silenzio della notte. Altri, probabilmente, si trovano qui senza nemmeno sapere bene cosa cercano, cosa si aspettano, verso cosa si muovono. Semplicemente sono qui. Forse invitati da altri, forse per curiosità, forse solo per una abitudine oramai consolidata. Così è anche la nostra vita. A volte ci capita di essere molto determinati, di inseguire obiettivi chiari e, anche nella nostra vita spirituale, ci muoviamo con slancio, spinti da solide certezze. In altri momenti, invece, ci sembra di aver perso le motivazioni di un tempo, siamo un po’ smarriti, avanziamo quasi senza meta, per inerzia, e le solide certezze che avevamo ci sembrano ora sbiadite”.

Riporto queste parole tratte dall’inizio dell’omelia del cardinale Farrel durante la messa di apertura del pellegrinaggio Macerata-Loreto di quest’anno perché descrivono molto bene quello che si vive ogni anno durante il cammino e, forse proprio perché richiamato nell’omelia, ho sentito come particolarmente vero durante la notte.

Nonostante il numero sempre crescente di partecipanti e la presenza di forze dell’ordine in numero superiore rispetto agli altri anni, tutto si è svolto nella massima tranquillità e io stesso, che tendo sempre ad accelerare il passo nell’ultima parte, ho potuto viverlo con maggiore partecipazione grazie a tre care amiche che mi hanno esplicitamente chiesto di percorrere insieme tutto il cammino. Infatti in un altro punto dell’omelia il cardinale ha detto che “la vicinanza dei fratelli, la loro amicizia, la comunione speciale che lo Spirito Santo crea, ci sostengono e ci sospingono in avanti, nonostante la nostra debolezza”.

Dopo così tanti anni che faccio il pellegrinaggio ogni volta penso che sarà uguale a quelle precedenti, ma uguale è solo il percorso, mentre tutto il resto cambia. Dalle condizioni atmosferiche, che quest’anno ci hanno regalato una luna luminosissima e un cielo straordinariamente terso che ha illuminato prima l’aurora e poi l’alba di una luce che non ricordavo, a quelle interiori, sempre, per me, tese alla meta della Santa Casa ma anche sempre diverse nella fatica dell’ubbidienza alle indicazioni e nelle intenzioni mie e degli amici che me le hanno chieste e che camminano con me su tanti bigliettini riposti nella tasca interna dello zaino destinati a bruciare nel bracere di fronte a Maria.

Le testimonianze, quest’anno notevole quella di una giornalista sirana e musulmana che ha camminato con noi l’intera notte, i canti e le preghiere danno il ritmo al procedere e, guardandomi intorno, incontro persone di ogni tipo. Oltre a chi cerca di seguire come riesce, c’è chi discute animatamente di lavoro anche nei momenti di silenzio, quello che fuma e chi sembra nel bel mezzo di una gita scolastica quasi rincorrendosi con gli amici.

Ma non è forse proprio questo che intendeva il cardinale? In realtà questa è l’immagine della nostra quotidianità che ritroviamo, con molteplici e svariato aspetti, ogni giorno anche in famiglia o sul lavoro; è un mondo di caratteri variopinti, alcuni che appaiono persino fastidiosi, ma che camminano al nostro fianco.

Credo sia questa la novità che ogni volta riporta la Macereta-Loreto: far camminare uno spicchio della società in cui viviamo. Io in certi momenti vorrei una bolla di silenzio per concentrarmi, ma la concentrazione vive nel cammino di tutti e con tutti io devo camminare. Nessuno può sentirsi migliore o più bravo, perché il pellegrinaggio procede con tutti e non è un cammino solitario; quello che mi viene chiesto è solo di essere me stesso mentre guardo la meta.

Papa Francesco, che ogni volta ci sorprende, nella sua telefonata ci ha detto “Io auguro che questa sera, nel cammino e nel pellegrinaggio, ognuno di voi senta la voce di Gesù: ‘Mi ami tu?’. Che pensi e risponda a Gesù. E poi domandagli a Gesù: ‘Gesù, mi ami tu?’. E che tu senta quello che Gesù dice al cuore. Un abbraccio grande! Un abbraccio grande! Vi auguro un buon pellegrinaggio, con questa frase a doppio senso. Gesù a me: ‘Mi ami tu?’. E io a Gesù: ‘Mi ami tu?'”.

Insomma ho sempre di fronte, e di fianco, l’altro.

Quando poi sulle salite degli ultimi chilometri ci si scambia l’abbraccio della pace e vedi il volto stravolto dalla stanchezza di chi qualche ora prima ti aveva infastidito e ora ti tende le braccai con un sorriso, comprendi la vera novità di un gesto così concreto che, al suo termine, riporta tutti nel grande abbraccio di Maria.

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