IRINA BACAL/ Strangolata e incinta: Mihail Savcic cercava “come si uccide una persona” sul web

- Morgan K. Barraco

Irina Bacal è stata uccisa dopo un piano ben studiato? E’ quanto emerge da alcune ricerche fatte sul web da Mihail Savcic, reo confesso e padre del bambino

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Irina Bacal uccisa

Ultime notizie sulla morte di Irina Bacal, la ragazza di Vittorio Veneto uccisa lo scorso 19 marzo. Al momento del delitto era incinta ed il suo killer è presumibilmente il fidanzato e reo confesso Mihail Savcic. Una morte atroce quella di Irina, morta strangolata mentre era incinta di sette mesi. Gli ultimi aggiornamenti riguardano proprio Savcic ed alcune inquietanti ricerche emerse dalla cronologia del suo smartphone. L’esperto di informatica forense e ingegnere Nicola Chemello ha infatti riscontrato delle ricerche sul web su “come si uccide una persona a mani nude”, nonostante il tentativo di Mihail Savcic di cancellare ogni traccia dei dati. Un particolare che va ad aggravare la posizione del 19enne moldavo e che smonta la tesi dell’omicidio compiuto in preda ad un raptus. Ma c’è molto di più, perché le ricerche del reo confesso risalgono anche a poche ore dal delitto di Irina Bacal, una ricerca fatta sia in italiano che in moldavo. In quelle stesse ore, sottolinea Il Corriere del Veneto, Savcic aveva inoltre cercato “come si occulta un cadavere”. 

Le indagini su Mihail Savcic lo incastrano del tutto e confermano la tesi della Procura, secondo cui il raptus omicida è stato solo un tentativo del 19enne di sminuire le proprie responsabilità. “Attendiamo fiduciosi i provvedimenti da parte del pubblico ministero”, ha sottolineato il legale dei Bacal, il giorno dopo aver depositato le diverse perizie informatiche. Alla luce di queste ultime scoperte, appare evidente che la tesi dell’accusa riguardo all’omicidio premeditato possa essere del tutto esatta. La morte di Irina Bacal inoltre è avvenuta inoltre tramite asfissia, ma prima dello strangolamento la 19enne è stata colpita due volte con un corpo contundente. Le ferite rilevate sul corpo della ragazza dal medico legale evidenziano inoltre che ha cercato con tutta se stessa di sfuggire alle mani del killer. L’autopsia ha confermato anche che il bambino di sette mesi che cresceva nel ventre di Irina era di Mihail Savcic e che l’omicidio non è avvenuto nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo. Sono state rilevate inoltre delle tracce evidenti nel bagagliaio dell’imputato che dimostrano non solo il trascinamento del cadavere, ma anche il suo trasporto all’interno dell’auto. 



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