BAMBINO CON DUE MAMME/ Cassazione: figlio con eterologa? In Italia è reato, ma non lo puniamo

- Paolo Vites

Ancora una volta i giudici si sostituiscono al parlamento e decidono loro in base a diritti astratti e nozioni legislative di altri paesi cosa è giusto per i bambini

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Scuola (LaPresse)

Di questa storia si era già parlato, adesso arriva l’ok ufficiale della Cassazione, che, come spesso fanno i giudici in occasioni analoghe, si sostituisce alla legge vigenti giocando su presunti “vuoti” e mancanze nelle leggi stesse. Da tempo i tribunali si sostituiscono al parlamento e bisogna dire che la colpa è essenzialmente dei parlamenti che si succedono, incapaci di legiferare leggi chiare da un punto di vista all’altro, intenti solo a battagliare su principi astratti e ideologici. In questo vuoto si inserisce dunque la Cassazione che ha riconosciuto a due donne italiane sposate in Inghilterra, l’iscrizione del figlio nato con la fecondazione eterologa all’anagrafe di Venezia come figlio di entrambe. Il bambino avrà dunque due mamme e nessun padre. Inizialmente la richiesta della coppia gay era stata respinta, ma adesso i giudici dell’alta corte sentenziano che la loro richiesta “non è contraria all’ordine pubblico internazionale”.

Anche di questo si era discusso, e cioè del fatto che si imponga in un paese la giurisdizione di altre nazioni, qualcosa che difficilmente si può considerare accettabile dal punto di vista legale. Fortunatamente i giudici ammettono che la legge in vigore, la 40, non permette esattamente ciò che è stato sentenziato in quanto stabilisce che “i conviventi siano di sesso diverso e che la procreazione assistita si effettui in caso di sterilità della coppia”. Ma a noi ermellini può interessare cosa dice la legge? No: “Tuttavia, trattandosi di fattispecie effettuata e perfezionata all’estero e certificata dall’atto di stato civile di uno Stato straniero, si deve necessariamente affermare che la trascrizione richiesta non è contraria all’ordine pubblico (internazionale)”. Naturalmente in primo piano è “l’interesse del minore” si legge nella sentenza, “il suo diritto al riconoscimento alla continuità delle relazioni affettive anche in assenza di vincoli biologici ed adottivi con gli adulti di riferimento, all’interno del nucleo familiare”. Balle.

Perché nessuno ha chiesto qualcosa al minore, vista l’età, ad esempio se avrebbe preferito crescere con una mamma e un papà, come è secondo natura e come tutta la psicologia dice che è quanto giusto per ogni essere umano, la differenza dei sessi in un sano rapporto di crescita.

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