Massimo Bossetti / Parla Vincenzo, l’ex compagno di cella: “E’ un libro aperto” (Quarto Grado)

- Emanuela Longo

Massimo Bossetti, ultime news: il presunto assassino di Yara Gambirasio avrebbe tentato il suicidio in carcere, ora chiede con forza la superperizia sul Dna.

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Massimo Bossetti

Di Massimo Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio, se ne parlerà questa sera in uno spazio apposito nel corso della trasmissione Quarto Grado. Nel frattempo però, sarà la trasmissione Pomeriggio 5 ad accogliere in collegamento Vincenzo, l’ex compagno di cella del muratore di Mapello condannato in primo grado all’ergastolo. L’uomo, di recente ha rilasciato un’intervista al settimanale Oggi, nella quale ha rivelato del tentato suicidio da parte di Bossetti, sottolineando anche la sua preoccupazione per la situazione dell’ex compagno, in vista del processo d’Appello. Al settimanale, Vincenzo ha raccontato la vita in carcere di Massimo ed alla domanda se Bossetti, a suo dire, abbia detto o meno la verità ha replicato: “In carcere non si fanno domande. Non ne ho avuto bisogno. Massimo è un libro aperto. Quando parla ti guarda negli occhi. Non riesce a nascondere nulla, non ti volta mai le spalle. E quando non parla prega e piange affondando la testa nel cuscino”. Lo stesso lo avrebbe visto e sentito piangere anche di notte, così come quando riceve le lettera della madre e della sorella o quando guarda le foto dei suoi figli appese al muro della sua cella e quando parla del padre Giovanni che non c’è più. “La sua angoscia sono i figli. Teme di perderli”, ha raccontato.

A due settimane dall’inizio del processo di secondo grado a carico di Massimo Bossetti, la trasmissione Quarto Grado torna ad approfondire uno dei casi di cronaca più controversi degli ultimi anni: l’omicidio di Yara Gambirasio. Nel corso dell’Appello, la difesa del muratore di Mapello condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo in quanto ritenuto il solo autore del delitto di Brembate, si giocherà l’importante carta della superperizia del Dna trovato sugli indumenti della vittima ed attribuito dall’accusa proprio all’uomo in carcere da due anni. “C’è la traccia di Dna incompleto che non può essere assolutamente attribuito a me”, ha commentato di recente Massimo Bossetti nel corso di un’intervista al settimanale Panorama. L’uomo, dunque, sostenuto dalla sua famiglia oltre che dalla sua difesa, continua a ribadire la sua innocenza, a dichiararsi del tutto estraneo al delitto di Yara Gambirasio anche alla luce del fatto che “non sapevo neppure chi fosse, mai incontrata, mai vista”.

Nella stessa intervista a Panorama, Bossetti ha affrontato anche un argomento molto delicato, ovvero quello del suo tentato suicidio. Si è spesso parlato di questo tema ma questa volta è il diretto interessato a raccontare quanto avvenuto nella sua testa e nella cella del carcere di Bergamo nel quale è detenuto, in un periodo di sua grande fragilità. “Era sabato, il giorno successivo all’udienza in cui la Pm in modo sgarbato e disumano mise al corrente il mondo intero di possibili scappatelle di mia moglie”, ha ricordato il presunto assassino di Yara Gambirasio. “Il pensiero mi consumava il cervello. Da un momento all’altro è come se si fosse spenta la luce nei miei occhi, un buio totale…”, ha aggiunto. Quell’udienza fu per Massimo Bossetti molto dolorosa poiché mise a repentaglio la relazione con una delle persone che, dall’inizio del suo coinvolgimento ad oggi, ha sempre continuato a sostenerlo, nonostante i dubbi iniziali. A Marita Comi, madre dei suoi figli, Massimo ha manifestato nel corso della sua intervista grande stima ma soprattutto infiniti affetto e riconoscenza.

Tornando al delicato tema del tentato suicidio di Massimo Bossetti, a parlarne, questa volta al settimanale Oggi, è stato Vincenzo Mastroberardino, meccanico pavese il quale ha condiviso la cella con il muratore di Mapello per ben 10 mesi. Un periodo durante il quale l’uomo ha potuto conoscere in prima persona il presunto assassino di Yara Gambirasio e vivere anche i suoi momenti di estrema debolezza, come quando, appunto, tentò di togliersi la vita, per poi essere salvato per miracolo. Dopo il lungo periodo vissuto in carcere, a detta del suo ex compagno di cella, Massimo Bossetti si accinge a giungere alla data dell’importante processo d’Appello ormai distrutto. “Arriva al processo stremato. Ho paura per lui”, ha dichiarato l’uomo al settimanale Oggi. Anche all’ex compagno Bossetti ha più volte chiesto la superperizia sul Dna, convinto del fatto che il profilo genetico trovato ed attribuito a lui, in realtà non sia suo. Secondo Mastroberardino se il muratore non dovesse ottenere la superperizia “potrebbe fare una follia”. “Ci ha già provato e l’abbiamo salvato per miracolo”, ha aggiunto.

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