PAPA FRANCESCO/ Omelia di Santa Marta: siamo sconvolti, ma non disperati perchè qualcosa in Dio dà speranza

- Paolo Vites

Papa Francesco citando San Paolo ci ricorda che siamo solo vasi di creta plasmati dalla potenza di Dio. Non riconoscerlo porta alla vanità e alla superbia, ecco cosa ha detto

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Papa Francesco (LaPresse)

Papa Francesco durante l’omelia della liturgia mattutina presso Casa Santa Marta ha commentato la seconda lettera di San Paolo ai Corinzi sottolineando come l’apostolo parlando del mistero di Cristo dica “abbiamo un tesoro in vasi di creta ed esorta tutti a prendere “coscienza di essere appunto creta, deboli, peccatori”. Noi siamo creta fragile, ha detto Francesco, la potenza che crea è invece di Dio che salva, guarisce, mette in piedi: “Tutti noi siamo vulnerabili, fragili, deboli, e abbiamo bisogno di essere guariti. E lui lo dice: siamo tribolati, siamo sconvolti, siamo perseguitati, colpiti come manifestazione della nostra debolezza, della debolezza di Paolo, manifestazione della creta. E questa è la nostra vulnerabilità. E una delle cose più difficili nella vita è riconoscere la propria vulnerabilità. Alle volte, cerchiamo di coprire la vulnerabilità, che non si veda; o truccarla, perché non si veda; o dissimulare … Lo stesso Paolo, all’inizio di questo capitolo dice: ‘Quando sono caduto nelle dissimulazioni vergognose’. Le dissimulazioni sono vergognose, sempre. Sono ipocrite”.

C’è poi la falsità e l’ipocrisia fatta da noi stessi, ha aggiunto, quando sosteniamo che noi non siamo fatti di creta pensando di non avere bisogno di guarigione: questa è vanità e superbia, ha commentato. Invece Paolo ci dice:  “‘Siamo tribolati, ma non schiacciati’. Non schiacciati, perché la potenza di Dio ci salva. ‘Siamo sconvolti’, ‘ma non disperati’. C’è qualcosa di Dio che ci dà speranza. Siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Sempre c’è questo rapporto tra la creta e la potenza, la creta e il tesoro. Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta. Ma la tentazione è sempre la stessa: coprire, dissimulare, non credere che siamo creta. Quella ipocrisia nei confronti dei noi stessi”. Ecco allora che Paolo ci indica la strada, un dialogo fra la creta, noi, e Dio, tra il tesoro e la creta, un dialogo che dobbiamo sempre fare “per essere onesti”. Risulta difficile, ma dobbiamo riconoscere la nostra debolezza e vulnerabilità: “E’ la vergogna, quella che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio. La vergogna di essere creta e non essere un vaso d’argento o d’oro. Di essere creta. E se noi arriviamo a questo punto, saremo felici. Saremo molti felici. Il dialogo fra la potenza di Dio e la creta: pensiamo alla lavanda dei piedi, quando Gesù si avvicina a Pietro e Pietro dice: ‘No, a me no, Signore, ma per favore! Cosa fai?’. Non aveva capito, Pietro, che era creta, che aveva bisogno della potenza del Signore per essere salvato”. Sta quindi nella “generosità” il riconoscere “di essere vulnerabili, fragili, deboli, peccatori”.



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