DIEGO OLIVIERI/ Il commerciante arrestato ingiustamente: “Lo Stato mi ha voltato le spalle” (Sono Innocente)

- Silvana Palazzo

Diego Olivieri: il caso a Sono Innocente. Il commerciante venne arrestato ingiustamente: “Lo Stato mi ha voltato le spalle”, ha raccontato. Le ultime notizie sulla sua storia di ingiustizia

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Tribunale (Foto: LaPresse)

Diego Olivieri sarà protagonista della nuova puntata di Sono Innocente, programma di Raitre che racconta storie di persone arrestate ingiustamente o vittime di errori giudiziari. L’imprenditore commerciale di Arzignano ha trascorso un anno in prigione con l’accusa di essere stato membro di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, attiva nel narcotraffico e riciclaggio. Il suo calvario rappresenta dunque una delle tante pagine nere della giustizia italiana: lo Stato dopo averlo rinchiuso in carcere nell’ottobre di dieci anni fa, lo ha liberato l’anno successivo, giudicandolo innocente con una sentenza diventata irrevocabile. Nonostante ciò, Diego Olivieri non è stato risarcito per ingiusta detenzione. Per questo si è rivolto alla Corte di Cassazione, ma potrebbe bussare alla Corte di Strasburgo, se fosse necessario. La storia del commerciante all’ingrosso di pellami, assolto con la formula del «fatto non sussiste», ha ispirato il libro “Oggi a me domani a chi” e altre iniziative che hanno visto Diego Olivieri in prima linea per raccogliere fondi per gli ultimi del mondo.

Diego Olivieri si è sentito tradito dallo Stato italiano: «Mi ha girato le spalle con un’accusa talmente assurda che rischiava di incenerire la reputazione di una vita di lavoro, fondata sulla fiducia». Il commerciante, protagonista della nuova puntata di Sono Innocente, non è stato però abbandonato dagli imprenditore del settore, che conoscendolo bene lo avevano assolto ben prima del tribunale e non hanno interrotto i rapporti professionali, consentendo così alla sua azienda di non affogare. Quando venne ingiustamente arrestato, il figlio Christian traghettò la società. Quella di Diego Olivieri può essere allora considerata una parabola, perché dieci anni fa è stato catapultato in carcere con un’accusa infamante ma poi è riuscito a risalire la china, grazie alla sua forza d’animo e alla fiducia di chi non ha avuto dubbi sulla sua innocenza. Per questo è l’emblema di chi dal dolore ha poi saputo far nascere la solidarietà.



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