LOUIS VUITTON/ Scarpe made in Italy o in Romania? Un’inchiesta del Guardian accusa il brand

- Morgan K. Barraco

Luois Vuitton, il brand extralusso d’eccellenza per scarpe ed accessori nasconderebbe una verità scottante. A partire da ciò che avviene in realtà nel laboratorio di Venezia

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Louis Vuitton (Facebook)

Il brand Louis Vuitton è uno dei più quotati non solo perché bramato dalle fila dei consumatori, ma anche per la sua qualità extralusso. Lo dimostra il suo laboratorio veneziano che, forte di una regione incentrata sull’arte fine della scarpa, è in grado di incarnare la definizione stessa di “ancestrale”. E non solo. Basti pensare che la casa di moda Louis Vuitton Moet Hennessy ha speso 4,4 bilioni di dollari solo l’anno scorso per pubblicizzare il suo portfolio di eccellenze, spaziando dal celebre champagne Moet & Chandon fino alle scarpe firmate Heuer e Louis Vuitton. Il tutto considerando tuttavia, come sottolinea The Guardian, che molte delle scarpe e scarponi del brand vengono in realtà realizzate in Transilvania, anche se con marchio made in Italy. Ovviamente le fabbriche estere di Louis Vuitton non sono identificabili e mantenute in segreto, come specificato dal direttivo, che vuole evitare una ricerca impazzita sui motori di ricerca da parte di curiosi e consumatori. 

Lo scandalo riguardo alla produzione estera di Louis Vuitton inizia nel 2014, quando un gruppo di dipendenti anonimi hanno rivelato che le scarpe venivano fatte in Romania. Solo in seguito il prodotto oltrepassava i confini per raggiungere l’Italia, dove venivano aggiunte semplicemente le suole. Il direttore generale della compagnia, Bernard Arnault, respinse tuttavia ogni illazione. L’inchiesta del The Guardian si è spinta fino all’interno del laboratorio super segreto, riuscendo a confermare che le migliaia di scarpe targate Louis Vuitton vengono prodotte in Romania, complete di ogni dettaglio tranne che per le famose suole. E questo nonostante l’agente del brand addetto alle comunicazioni avesse negato qualsiasi intrusione nei laboratori, per via della policy interna. Una ricerca accusata su internet, ha permesso alla testata internazionale di individuare la Somarest, la fabbrica di Cisnadie, una piccola cittadina ai piedi dei Carpazi, dove il marchio è presente ovunque. 



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