Omicidio-suicidio a Cosenza/ Agente penitenziario uccide la moglie, figlia 18enne la sola testimone oculare

- Emanuela Longo

Nuovo episodio di femminicidio nell’Italia meridionale dove il marito ha ammazzato a colpi di arma da fuoco davanti alla figlia diciottenne la moglie, per poi uccidersi a sua volta.

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All’indomani dal terribile omicidio-suicidio che si è consumato ieri nella provincia di Cosenza, dove un agente di polizia penitenziaria ha ucciso la moglie a colpi di pistola per poi suicidarsi, giungono nuovi raccapriccianti retroscena. A riferirli è Il Mattino nella sua edizione online. L’unica testimone oculare dell’immane tragedia è la figlia della coppia, di 18 anni, la quale è ancora sotto choc. “Non mi lasciare”, avrebbe sentito dire dal padre nei confronti della madre, al culmine di una lite. Proprio domani la giovane avrebbe dovuto sostenere la prova orale, l’ultima, della Maturità, mentre il fratello maggiore che vive a Firenze, ha saputo della morte dei genitori solo tramite i social. L’agente Giovanni Petrasso era da poco tempo rientrato in servizio dopo un periodo di congedo a causa dell’ansia. Stando alle indiscrezioni che emergono da fonti investigative, pare che l’uomo avesse avuto alcune relazioni extraconiugali e che la moglie aveva espresso più volte il desiderio di lasciarlo. Il movente, dunque, si configura di origine passionale. Le liti, negli ultimi tempi, erano infatti diventate sempre più frequenti ed intense.

Ennesimo gesto di femminicidio, questa volta in provincia di Cosenza, a Montalto Uffugo. Un agente penitenziario di 53 anni dopo un violento litigio con la moglie di 48 anni le ha sparato numerosi colpi di arma da fuoco, quindi si è puntato la pistola alla testa e si è suicidato. E’ questo il tragico epilogo avvenuto nella giornata odierna e che vede ora gli agenti della compagnia di Rende al lavoro sul terribile caso di omicidio-suicidio. La tragedia si è consumata nell’abitazione della coppia, mentre, in casa c’era anche la figlia di 18 anni, rimasta fortunatamente illesa dalla sparatoria. Stando a quanto riporta Il Messaggero nella sua edizione online, l’agente di polizia penitenziaria, Giovanni Petrasso, era accusato insistentemente dalla moglie Maria Grazia Russo di tradimento. Tra i due coniugi vi erano spesso violente discussioni, l’ultima avvenuta proprio in mattinata, al culmine della quale il poliziotto ha esploso tre colpi di arma da fuoco nei confronti della donna, uccidendola. Successivamente avrebbe riservato la medesima sorte nei confronti di se stesso, togliendosi la vita nelle stesse modalità.

I vicini di casa, sentiti i colpi di pistola, hanno prontamente avvertito le forze dell’ordine: quando i militari sono giunti sul posto, insieme ai soccorritori del 118, l’uomo era ancora vivo ma sarebbe morto dopo pochi minuti. Secondo una prima ricostruzione emersa dalle indagini, è stato appurato come la figlia 18enne della coppia, dopo aver udito i primi colpi di arma da fuoco si sia precipitata in bagno. Qui era stata appena uccisa la madre, mentre il padre era in piedi accanto al box doccia con ancora l’arma tra le mani. L’agente avrebbe quindi chiesto alla figlia di andare nella sua stanza e quest’ultima, in preda allo choc, avrebbe assecondato il volere del padre. Poco dopo, Giovanni Petrasso ha puntato la pistola di ordinanza alle tempie, esplodendo un colpo rivelatosi poi mortale. Il vero motivo alla base dell’omicidio-suicidio resta al momento ignoto, ma è facile immaginare come possa essere legato alle continue liti che vedevano la coppia protagonista. L’unica certezza è che ad uccidere la moglie sia stato proprio Petrasso, prima di togliersi la vita a sua volta. Una piaga, quella del femminicidio, che in Italia come abbiamo spiegato più volte trova sempre – e purtroppo- terreno fertile.

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