Charlie Gard deve morire/ Oggi staccano la spina, ultime notizie: il tweet del Papa

- Niccolò Magnani

Charlie Gard deve morire, ultime notizie: oggi i medici staccano la spina, l’annuncio dei genitori e quell’ultimo schiaffo alla vita. La testimonianza e la speranza per gli “altri” Charlie

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Charlie Gard (Foto da Facebook)

CHARLIE GARD DEVE MORIRE: IL TWEET DI PAPA FRANCESCO – Sulla vicenda di Charlie Gard si è espresso anche Papa Francesco attraverso il suo account Twitter. Da tempo si attendeva che la voce del Santo Padre si levasse riguardo una vicenda così delicata, per quanto era prevedibile che la posizione del Pontefice fosse a favore della vita. Il testo del tweet recita: “Difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita dalla malattia, é un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo.” Evidente il riferimento al piccolo Charlie Gard, con i commenti al tweet che altrettanto prevedibilmente hanno visto alternarsi elogi da parte dei sostenitori pro-life a critiche, per quanto quasi sempre educate e composte, da parte di chi sostiene come le condizioni di Charlie siano talmente gravi che garantirgli una morte dignitosa è a questo punto la scelta più caritatevole possibile. (agg. di Fabio Belli)

Charlie Gard deve morire, ma non può farlo a casa. I medici hanno respinto la richiesta dei genitori del bimbo di 10 mesi affetto da una malattia genetica rara e incurabile: Connie Yates e Chris Gard volevano portare a casa il figlio nel suo ultimo giorno di vita, ma i medici del Great Ormond Street Hospital si sono opposti. Il bimbo non può lasciare il reparto: dovrà morire in ospedale. «Avevamo promesso a nostro figlio che lo avremmo portato a casa. Volevamo fargli un bagnetto, metterlo nella culla nella quale non ha mai dormito, ma hanno rifiutato la nostra richiesta. Conosciamo il giorno in cui nostro figlio morirà, ma non sappiamo come», ha dichiarato la coppia ai microfoni del Mail Online. Poi ha accusato i medici di voler staccare presto le macchine che tengono in vita Charlie, nonostante abbiano promesso ai genitori che avrebbero concesso loro più tempo per salutarlo. Più dure le parole del padre di Charlie: «Siamo stati spogliati dei nostri diritti di genitori. Non possiamo neppure portare nostro figlio a casa. Ci è stato negato il nostro ultimo desiderio. Li abbiamo pregati di darci un weekend: amici e parenti volevo salutare Charlie per l’ultima volta, ma non abbiamo tempo». La coppia avrebbe pagato il trasferimento del figlio, ma i medici si sono opposti anche a questa opzione. (agg. di Silvana Palazzo)

Le macchine che tengono in vita il piccolo Charlie Gard dovranno essere spente. Il Great Ormond Street Hospital di Londra ha concesso qualche ora in più al bimbo britannico di 10 mesi affetto da una malattia genetica rara ritenuta incurabile, poi dovranno procedere. Non è stato comunicato quando verranno spente le macchine, ma si sa che i genitori avranno più tempo. «Charlie morirà sapendo che era amato da migliaia: grazia a tutti per il sostegno», hanno scritto i genitori in un post su Facebook con una serie di foto struggenti, tra cui una in cui sono sdraiati al fianco del figlio che dorme. La mamma, Connie Yates, sul suo profilo ha scritto che oggi è stato concesso loro un po’ più di tempo per stare con Charlie dopo una trattativa. Ora, dunque, con il compagno si sta preparando a dare il saluto finale al figlio. Intanto montano le polemiche in Gran Bretagna e in tutto il mondo. L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha lanciato un appello a rispettare la volontà dei genitori del piccolo Charlie Gard. Un appello vano. (agg. di Silvana Palazzo)

Il caso di Charlie Gard agita anche la politica italiana: stamattina è cominciata la corsa a schierarsi contro l’interruzione delle cure, autorizzata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il primo a schierarsi è stato Beppe Grillo con un articolo dal titolo “Europa senz’anima”. Il leader del Movimento 5 Stelle ha scritto: «Neppure Pilato se ne lavò le mani in questo modo. Charlie Gard non è clinicamente morto, i suoi genitori non desiderano che siano spente le macchine che lo tengono in vita, addirittura se ne andranno via! Un viaggio di coraggio e di speranza: una musica che trova orecchie da mercante in questa europetta insipida e senz’anima». Compatto lo schieramento della Lega Nord. A parlare è il leader Matteo Salvini: «È un omicidio con la complicità, anche questa volta, dell’Ue che tace. Da papà, un bacio al piccolo e un abbraccio fortissimo ai suoi coraggiosi genitori».

Neppure Matteo Renzi ha perso occasione per intervenire: «Facciamo proteste ovunque per qualsiasi cucciolo, e facciamo bene. E un piccolo cucciolo d’uomo non valeva un’attenzione diversa delle autorità europee?». Anche Renzi ha attacco l’Europa: «Perché la Corte Europea dei diritti umani (diritti?) non ha concesso la cura sperimentale in America? Perché non consentire alla scienza un ultimo tentativo?». (agg. di Silvana Palazzo)

A poche ore dal momento in cui i medici dell’ospedale inglese staccheranno la spina al piccolo Charlie Gard – negando anche l’ultima richiesta molto semplice dei genitori di poter portare a casa il piccolo e vivere gli ultimi momenti con lui – interviene un politico di Fratelli d’Italia, l’onorevole Antonio Guidi, che racconta la sua strana e straordinaria testimonianza. Lo fa con un intervista al quotidiano Secolo-Trentino e scrive proprio così, «“Quando nacqui nel 1945 mi davano tutti per morto anche se dentro il mio petto si nascondeva un piccolo, flebile battito. I medici non credevano in me…i miei genitori, loro si..e avevano ragione!!». I casi ovviamente non si possono paragonare oltre vista anche la differenza di età e della medicina per come era sviluppata appena dopo la guerra, eppure il punto di vista è interessante (e lo preferiamo rispetto ad altri interventi politici di queste ultime ore che rischiano di scadere nell’ideologia).

«Stroncare la voglia di vivere, la speranza di queste vite difficili priva l’umanità di una delle missioni più importanti della vita stessa: quello del sorreggersi, dell’aiutarsi: Il mio pensiero va ai genitori del piccolo Charlie che hanno creduto e credono ancora in lui…e un pensiero ancora più grande a questo piccolo guerriero al quale non viene data la possibilità di condurre la sua battaglia».

Charlie Gard ha ancora poche ore di vita: la vicenda tra le più sconvolgenti sul fronte dei temi cosiddetti “etici” in questo 2017 arriva ovviamente anche ai vertici della Chiesa Cattolica, con l’intervento del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti che commenta l’intera vicenda del piccolo bambino inglese, in queste ore soprattutto “sballottato” a destra e a manca. «Questa straziante vicenda, come la definiscono i vescovi inglesi, tocca l’anima di ogni persona e non può lasciare nessuno nell’indifferenza», spiega il neoeletto presidente dei Vescovi Italiani. Bassetti ha chiesto l’unica cosa sensata in questo momento, ovvero la preghiera per lui e per tutti noi colpiti e turbati da questa storia, e poi ha aggiunto, «ogni azione che pone fine a una vita è frutto di una falsa concezione della dignità umana. Dal suo inizio al termine naturale, la vita va accolta e difesa» Qui sotto invece troviamo l’ultimo appello dei genitori di Charlie Gard, con altre parole commoventi e purtroppo anche comprensibilmente strazianti. 

Oggi staccheranno la spina all’Ormond Street Hospital al piccolo Charlie Gard, in una delle eccellenze ospedaliere della sanità inglese: dopo mesi di appelli, discussioni, polemiche e contrasti, la scelta della Corte Ue ha dato ragione ai giudici e medici inglesi arrivando così a scegliere per la morte del piccolo colpito da un male incurabile. Oggi sul nostro quotidiano ospitiamo una lettera di una dipendente di quell’ospedale, italiana, di nome Letizia Zuffellato che prova ad offrire uno spunto e un punto di vista alternativo a quanto letto in questi giorni, anche sul nostro stesso quotidiano Il Sussidiario. «Charlie, bambino di 10 mesi condannato a morire. Ma chi di noi non è condannato a morire? In quella stessa rianimazione tutti i giorni, ci sono bambini che combattono la loro battaglia per vivere. A volte vincono, ma a volte perdono», si legge nella lettera indirizzata al direttore. Viene raccontata la battaglia da vicino di questi mesi dei genitori di Charlie che hanno tentato tutto, fino all’ultimo, per affermare il desiderio di vita e speranza per quel piccolo “scricciolo”.

«Chi ha il coraggio di lasciare andare suo figlio? E lasciarlo andare dove? I genitori di Charlie si sono opposti a questa decisione e hanno chiesto a un giudice dopo l’altro di poterlo portare in America per un trattamento» ma la risposta la sappiamo. Una scelta però dei medici e dei giudici che viene “difesa” dalla Zuffellato, che lancia un nuovo spunto: «Molti ora gridano all’eutanasia, da diversi fronti, ma in realtà tutti i protagonisti coinvolti hanno agito nella loro miglior coscienza, genitori, medici e giudici, senza il furore ideologico che domina ora nei media. La verità è che la vita di Charlie, dei suoi genitori, dei medici, dei giudici, la nostra vita, dipende da un Altro, che la vita ce l’ha data e ce la dà ogni istante, ma che anche se la riprende, a volte in modi drammatici e misteriosi». 

Oggi Charlie Gard verrà staccato da quei macchinari che lo tengono in vita da oltre 10 mesi: lo hanno deciso i medici dell’ospedale dove il piccolo bimbo affetto di sindrome da deplezione del DNA mitocondriale è stato ritenuto “inadatto” alla vita, quantomeno a quella che hanno in mente giudici e medici inglesi che hanno dovuto giudicare sul caso del piccolo bimbo inglese. I genitori Chris Gard e Connie Yates ieri hanno dato il triste annuncio: «Noi e Charlie soprattutto siamo stati terribilmente abbandonati lungo tutto il processo», hanno dichiarato con amarezza i genitori che per un anno hanno lottato contro tutto e tutti per poter avere una sola possibilità di speranza per quella vita che avrebbe dovuto spegnersi molto tempo fa ma che invece, nonostante le cure non siano state iniziate sul piccolo corpicino (le uniche esistenti al mondo sono sperimentali e negli Usa) di peggioramenti non ve ne sono stati. Gli occhietti aperti sono lì, che scrutano e colgono l’affetto intorno a lui e che sono forse il ritratto di maggior serenità in tutta questa assurda vicenda. A nulla sono serviti i tanti appelli arrivati durante questi giorni, dopo la Corte Ue che ha dato ragione ai medici inglesi, i medici non hanno lasciato neanche una settimana di tempo prima di arrivare al momento fatale delle macchine staccate.

Oggi non sono stati annunciati gli orari specifici, con la famiglia che giustamente ha chiesto di poter vivere in pace e silenzio queste ultime ore con il loro Charlie. Ieri su Avvenire è spuntata una testimonianza incredibile, di un bimbo italiano che soffre della stessa malattia rarissima del piccolo Gard: «Sono nati con la stessa malattia, grave e sconosciuta. Solo che Emanuele è nato in Italia, Charlie in Inghilterra, dove i giudici hanno sentenziato che deve morire». Chiara Paolini, maestra elementare, 42 anni, dalla sua casa di Lucca giorni fa ha inviato un video-appello alla Corte Europea dei diritti umani. Un futuro incerto ma traboccante vita, nonostante le atroci fatiche che quella famiglia italiana ha dovuto e sta affrontando ancora: «Nessuno sa dirci ora quanto vivrà, nessuno si lancia più in previsioni sul futuro, ma la sua vita è stata rispettata così com’era. E il suo presente è bellissimo». L’attesa di un miracolo dell’ultimo momento è sempre atteso, ma lo “schiaffo” che riceveremo molto probabilmente dalla morte di Charlie Gard cela dentro un briciolo di speranza, rappresentato dal bene che questa famiglia inglese ha saputo scatenare in questi mesi. E dai tanti casi, come quello di “Mele”, il bimbo italiano che continua a vivere da oggi con una piccola anima in più di nome Charlie, che lo sosterrà dal Cielo.

Il caso di Charlie Gard scalda ancora cuori, animi e proteste in tutto il mondo: davanti ad una vita disabile ma comunque vita, il volerla sopprimere togliendo l’alimentazione e non volendo concedere ai genitori il diritto di poter tenere in vita il figlio nel tentativo di utilizzare la cura sperimentale Usa, sembra sempre di più una scelta “mortifera e che risponde solo alle richieste di una società necrofila”. La pensa così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito al verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) sulla vicenda di Charlie Gard. Raggiunto dal Sir (Servizio Informazione Religiosa), il presidente impegnato tutti i giorni con le case-famiglie racconta la sua esperienza: «Non si tratta di accanimento terapeutico ma di permettere ai genitori di accompagnare il loro bimbo a concludere con dignità la sua breve vita terrena».

Ramonda fa poi un delicato quanto appropriato parallelo con il caso di Eluana Englaro, e afferma come «Eluana Englaro fu tenuta in considerazione la scelta del padre – continua Ramonda – mentre in questo caso no. Chiediamo sia garantito sia il diritto di sostenere una vita fragile e crocifissa, sia il diritto dei genitori di tenere in vita il figlio». Rispetto poi alla cura e compagnia alle vite più sfortunate come quelle di Charlie Gard, il presidente della Comunità cattolica spiega come stare al fianco di quelle vite insegna come «a sofferenza non è data dall’handicap o dalla malattia ma dalla solitudine che si crea a causa di queste condizioni».

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