Massimo Bossetti/ Processo d’Appello: avvocato famiglia Gambirasio, “Yara è morta nel campo di Chignolo”

- Emanuela Longo

Massimo Bossetti, news: inizia il processo d’Appello a Brescia. Grandissima attenzione mediatica e attesa per gli assi nella manica della difesa per ribaltare la sentenza di primo grado.

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Massimo Bossetti

Dopo la diffusione della foto satellitare con cui la difesa di Massimo Bossetti intende dimostrare che il corpo di Yara non è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola nei 3 mesi precedenti al ritrovamento, è stato l’avvocato Pezzotta, legale della famiglia Gambirasio, ad esprimere tutti i dubbi sulla validità di questa prova. Queste le sue dichiarazioni riportate da L’Eco di Bergamo:”Nell’immagine satellitare sarebbe stato impossibile scorgere Yara. Lo stesso aeromodellista che trovò il corpo, Ilario Scotti, in aula riferì che a un metro e mezzo di distanza non si vedeva più nulla a causa della folta vegetazione. Ricordiamoci poi di quei fili d’erba stretti nel pugno di Yara, probabilmente afferrati in uno spasmo agonico: sono di 4 specie vegetali presenti nel campo: è un dato ormai certo che Yara morì la sera stessa del rapimento, sul terreno di Chignolo d’Isola dove poi è stata ritrovata”. (agg. di Dario D’Angelo)

Durante la puntata di Quarto Grado in onda venerdì 30 giugno, è stata mostrata la foto satellitare del campo di Chignola d’Isola che rappresenta, secondo la difesa, una delle rilevanze più importanti per provare l’innocenza di Massimo Bossetti nel processo d’appello per la morte di Yara Gambirasio. La foto dimostrerebbe come in realtà il corpo di Yara non sia rimasto nel campo abbandonato per tre mesi e che quindi sarebbe stato trasportato in un secondo momento nel luogo che sarà poi quello del suo ritrovamento. Evidenza che mescolerebbe le carte del processo, visto che la ricostruzione dei fatti che ha portato alla condanna di Massimo Bossetti presenterebbe così importanti incongruenze. Il processo d’appello è appena iniziato, con Bossetti che in primo grado è stato condannato all’ergastolo, giudicato colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio. (agg. di Fabio Belli)

Si è conclusa da poco la prima udienza del processo d’Appello a Massimo Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio e già condannato all’ergastolo con sentenza di primo grado. L’appuntamento di oggi in Corte d’Assise d’Appello a Brescia è stato segnato dalla tensione da parte dell’imputato ed infine si è concluso con le richieste da parte del procuratore Marco Martani, relative all’ergastolo e all’aggiunta di sei mesi di isolamento diurno. A sua detta, come rivela Eco di Bergamo nell’edizione online, il carpentiere di Mapello deve essere condannato non solo per l’omicidio aggravato anche da sevizie e crudeltà ma anche per aver calunniato un collega, accuse queste cadute in primo grado. Il riferimento è ad alcune insinuazioni che Bossetti avrebbe avanzato in merito ad un collega di lavoro sempre in riferimento all’omicidio di Yara Gambirasio. “Bossetti non merita attenuanti, perché siamo di fronte a un delitto terribile”, ha aggiunto in aula il sostituto pg di Brescia nell’ambito di un intervento durato ben 6 ore.

Il pg ha anche commentato la nuova carta giocata dalla difesa di Massimo Bossetti e relativa alla fotografia satellitare del campo di Chignolo d’Isola dalla quale un mese prima del ritrovamento del cadavere della ragazzina non era presente il corpo di Yara. Il magistrato tuttavia, rivolgendosi alla Corte ha spiegato che quelle fotografie era state “acquisite a suo tempo dalla polizia giudiziaria e non ritenute rilevanti”, smontando anzitempo la tesi della difesa dell’imputato. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Il processo d’Appello a Massimo Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio, si è aperto all’insegna della tensione. L’imputato, come riferisce Repubblica.it, è esploso in aula nel corso della prima udienza di apertura del secondo grado, dopo l’intervento del sostituto pg Marco Martani. Il magistrato, il quale aveva esordito rinnovando la richiesta di ergastolo e definendo la condanna in primo grado “ineccepibile”, atava argomentando il punto legato alle fibre rinvenute sugli abiti di Yara Gambirasio e compatibili con quelle del furgone di Massimo Bossetti. “Viene qua a dire idiozie”, ha protestato l’imputato, perdendo la calma e inveendo contro il pg. La protesta è durata una manciata di secondi, quanto è bastato per essere richiamato dalle guardie penitenziarie. Dopo il suo arrivo in aula, nell’apposita gabbia riservata ai detenuti, Bossetti aveva avuto modo di stringere per pochi istanti le mani della moglie Marita Comi, seduta nella fila alle sue spalle. Assenti invece i genitori di Yara Gambirasio, che hanno adottato la medesima scelta assunta nel primo grado. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Si è aperto questa mattina il processo d’appello per Massimo Bossetti, con la giornata “dedicata” all’accusa e al primo intervento del Pg di Brescia, Marco Martani. Il processo di secondo grado si apre con il commento alla condanna del primo grado, che ha visto Bossetti condannato con il carcere a vita: «l’ergastolo è una sentenza ineccepibile, una motivazione coerente, logica, completa e dà puntualmente conto delle acquisizioni processuali». Tribunale blindato, vietato l’accesso all’interno dell’aula per tv e fotografi, «ci sarebbe stata soltanto una spettacolarizzazione del procedimento», ha spiegato Martani all’inizio del processo, riporta l’Ansa. Come spiegavamo anche nei giorni scorsi, la difesa di Bossetti ha consegnato ai giudici una chiavetta con un file contenente una fotografia satellitare che, secondo la difesa, «potrebbe dimostrare che il cadavere della ragazzina non è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola per tre mesi prima del ritrovamento». (agg. di Niccolò Magnani)

La trasmissione Quarto Grado dedicherà questa sera un’ampia parentesi al caso di Yara Gambirasio, in occasione della prima udienza del processo d’Appello a carico di Massimo Bossetti. E’ lui il protagonista assoluto della cronaca nera odierna, condannato all’ergastolo in primo grado per il delitto della ragazzina di Brembate uccisa nel novembre 2010 e che a partire da oggi è pronto a dimostrare, attraverso il lavoro della sua difesa, la tanto proclamata innocenza. Il secondo grado dovrebbe concludersi entro la metà del prossimo mese. Appena 15 giorni, dunque, per permettere alla difesa di avanzare le nuove richieste, a partire dalla superperizia sul Dna rinvenuto sui leggings di Yara Gambirasio e dimostrare quanto sia stata azzardata ed errata la sentenza di primo grado, alla luce di nuovi possibili elementi. Di contro, non mancheranno le richieste del sostituto pg Marco Martani che, come anticipa Corriere.it, in apertura di processo e dopo la lettura delle relazioni del primo grado, dovrebbe avanzare la richiesta di condanna a scapito del carpentiere di Mapello anche per calunnia nei confronti di un collega, la cui imputazione era caduta nel precedente processo.

L’attenzione mediatica per l’inizio del secondo grado resta altissima: attese per la giornata odierna oltre 100 testate accreditate e che seguiranno da vicino la prima giornata presso la Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Brescia che accoglierà Massimo Bossetti, sebbene in aula non saranno ammessi cellulari e dirette tv. In tutti i giorni delle udienze di secondo grado con protagonista il presunto assassino di Yara Gambirasio, è previsto il divieto di transito in via Gambara, nei pressi del Palazzo di giustizia, per favorire il posizionamento di furgoni e postazioni dei media.

Il fulcro dell’intero processo di secondo grado a carico di Massimo Bossetti sarà certamente rappresentato dal Dna, la “prova regina” che un anno fa, il primo luglio scorso, convinse la Corte d’Assise di Bergamo della colpevolezza del carpentiere condannandolo all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. Secondo i giudici del primo grado, infatti, fu proprio lui a rapire la 13enne promessa stella della ginnastica artistica, ucciderla “con crudeltà” e poi abbandonarla nel campo di Chignolo d’Isola, dove fu rinvenuta solo 3 mesi dopo la sua misteriosa sparizione. Ad incastrarlo, proprio quel Dna inizialmente attribuito ad Ignoto 1 poi riscontrato in Massimo Bossetti, rinvenuto su slip e leggings della ragazzina. La richiesta di una superperizia, dunque, è certamente attesa, come ampiamente anticipato negli ultimi mesi dalla stessa difesa del presunto assassino di Yara. Ad essere contestata è proprio l’assenza della parte mitocondriale di quel Dna definito “monco”. “Chiedo una nuova perizia sul Dna. Sono pronto a giocarmi tutto perché so di essere innocente”, avrebbe ribadito l’imputato, stanco ma sempre combattivo, oggi più che mai. Oltre alla richiesta prioritaria della superperizia, anticipa Libero Quotidiano, sarà chiesto anche l’esame degli indumenti di Yara Gambirasio al fine di dimostrare che la ragazzina sarebbe stata aggredita e ferita altrove e solo successivamente trasportata nel campo di Chignolo d’Isola.

Gli elementi in mano agli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini con i quali si cercherà di convincere dell’innocenza di Massimo Bossetti, sono molteplici. Uno di questi ha a che fare proprio con una fotografia satellitare scattata sul campo di Chignolo il 24 gennaio 2011. Un mese e due giorni dopo sarà scoperto il corpo di Yara Gambirasio proprio in quel punto ma da quella foto, che oggi rappresenterà uno degli assi nella manica di Massimo Bossetti, del cadavere della ragazzina non vi era traccia. A darne notizia è Askanews.it e secondo l’analisi dell’immagine, spiega l’avvocato Salvagni, si dimostra che “a fine gennaio il cadavere di Yara non era nel campo”. Ma la vera sorpresa dell’intero processo di secondo grado potrebbe giungere proprio oggi, come anticipato nei giorni scorsi dal blog DavideMaggio.it. Si tratterebbe di una nuova prova che potrebbe scagionare l’imputato e di cui la sua difesa ne sarebbe a conoscenza, trovata dagli autori di un nuovo documentario sul caso di Yara Gambirasio, dal titolo emblematico Unknow One, cioè Ignoto 1. “Durante la scrittura, infatti, gli autori hanno individuato nuovi elementi che potrebbero riaprire il caso”, si legge sul blog televisivo. I nuovi elementi potrebbero essere resi noti proprio nel corso della prima udienza di oggi, in scena nell’aula 64, al piano terra del Palazzo di Giustizia di Brescia.

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