SINDROME DEPLEZIONE DNA MITOCONDRIALE/ Cos’è la malattia di Charlie Gard: sintomatologia e complicazioni

- Fabio Belli

Malattia Charlie Gard: Sindrome deplezione del dna mitocondriale. Per il piccolo di 10 mesi disposta l’eutanasia, ecco qual è la gravissima patologia dalla quale è affetto

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Il piccolo Charlie Gard (2016-2017) (LaPresse)

I sintomi della sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, la malattia tristemente venuta alla ribalta della cronaca internazionale per il caso di Charlie Gard, presenta una sintomatologia piuttosto variegata e ampia. Si va dalla debolezza muscolare all’ipotonia ma tra gli altri sintomi molto frequenti segnaliamo anche il ritardo nello sviluppo così come difficoltà ad alimentarsi e nell’accrescimento. Una sintomatologia così vasta dipende chiaramente anche dal fatto che la malattia rara tenta ad intaccare diversi organi. Quando si manifesta la debolezza muscolare, questa tende a progredire molto velocemente provocando altre importanti conseguenze come l’insufficienza respiratoria ma anche dei reni e del fegato. In questi casi è possibile continuare a tenere in vita la persona colpita dalla patologia solo attraverso i macchinari, esattamente come accaduto per il piccolo Charlie Gard. Nella gran parte dei casi, infatti, i bimbi colpiti dalla sindrome da deplezione del DNA mitocondriale muoiono prima di aver compiuto il secondo anno di età proprio a causa delle molteplici complicazioni che possono presentarsi, a partire dalle infezioni polmonari, spesso fatali. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

Sono diversi i progetti finanziati da Telethon per trovare una cura definitiva alla malattia di Charlie Gsrd, la sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, ma finora nessuno ha raggiunto l’obiettivo prefissato. «Non esiste una cura definitiva e si ricorre a trattamenti volti ad attenuare i sintomi», scrive la Fondazione. Solo per una forma sono state sperimentate con successo terapie mirate alla correzione del difetto biochimico che causa la malattia: si tratta dell’encefalopatia neurogastrointestinale mitocondriale, che però non è una tipica sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, perché presenta anche altre alterazioni del Dna mitocondriale, oltre alla deplezione. Un difetto enzimatico porta all’accumulo di eccessive quantità di un composto fisiologico nel sangue, quindi con trattamenti ripetuti viene eliminato e si riesce a far regredire i sintomi della malattia. L’Italia ha dato comunque il suo contributo alla ricerca: grazie ad una finanziata anni fa da Telethon, e pubblicata su Nature Genetics, è stato possibile identificare un nuovo gene che causa questa gravissima malattia genetica neurologica. La scoperta, firmata dai ricercatori italiani coordinati da Massimo Zeviani dell’Irccs Besta di Milano, riguarda il gene “MpV17”, che contribuisce al mantenimento dell’integrità dei mitocondri, che forniscono l’energia necessaria allo svolgimento di tutte le funzioni vitali. (agg. di Silvana Palazzo)

La storia di Charlie Gard ha fatto il giro del mondo: nonostante il parere dei genitori, per il piccolo è stato decretato dalla Corte di Strasburgo che non ci fosse più nulla da fare. La malattia che ha colpito Charlie si chiama Sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, e nell’Unione Europea rientra nella categoria delle malattie cosiddette “rare” in quanto ne è colpito solo lo 0,05 percento della popolazione. Cervello, muscoli e fegato sono i principali organi che vengono maggiormente intaccati dalla malattia che ha portato ad un vero e proprio braccio di ferro tra i genitori di Charlie Gard e i medici dell’ospedale Great Ormond Street Hospital, decidendo infine per la sua morte, su disposizione della Cedu. Tornando alla sindrome da deplezione del DNA mitocondriale (MDS), rientra tra le patologie a carattere ereditario e provoca una riduzione nel DNA mitocondriale, trasmesso dalla madre. I mitocondri svolgono una funzione importantissima sul fronte della produzione di energia dell’organismo.

In caso di riduzione del quantitativo di Dna mitocondriale, a causa di una patologia come quella che ha colpito il piccolo Charlie, allora si assiste ad una importante riduzione di energia a disposizione dell’organismo con effetti devastanti. La patologia in tutte le sue varianti, si manifesta nei primissimi giorni di vita o durante l’infanzia e purtroppo, proprio entro i due anni di vita provoca il decesso. Sono rarissimi i casi di persone colpite da alcune forme di MDS e giunte in età adulte. Tre le forme principali: miopatica, che colpisce i muscoli scheletrici, epatopatica che intacca il fegato ed infine encefalomiopatica, ovvero muscoli e cervello. Quando colpisce trasversalmente, si assiste alla variante epatocerebrale della sindrome. Nel caso del piccolo Charlie, ad essere colpiti sono stati essenzialmente reni e cuore. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

A livello di battaglia sulla medicina, il caso di Charlie Gard è altrettanto spinoso esattamente come sul fronte morale ed etico. Il genetista Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università Tor Vergata e Ordinario di genetica medica, nei giorni scorsi sull’Osservatorio Malattie Rare ha voluto dare un suo commento alla rarissima malattia che ha colpito il piccolo bimbo inglese (che oggi vedrà staccate le spine dei macchinari). «La malattia di Charlie è eterogenea, ovvero dovuta a mutazioni di diversi geni, che hanno a che fare col metabolismo del DNA mitocondriale: La malattia è trasmessa da entrambi i genitori che sono portatori sani: in questi casi, un figlio su 4 rischia di nascere malato. A oggi, non esiste una cura al mondo, così come non ne esistono per le malattie mitocondriali in genere. Sono state condotte diverse sperimentazioni in vitro e in vivo su animali, ma non è mai stato approvato alcun protocollo ufficiale».

Sul trattamento che i genitori di Charlie Gard avevano invano richiesto di poter sperimentare sul piccolo Charlie, e che avrebbero dovuto comportare il trasferimento negli Usa, il professor Novelli è nettissimo: «La terapia nucleosidica, che volevano tentare i genitori di Charlie, è stata sperimentata sui topi per un ceppo diverso di malattie, TK2. Non è detto che questo approccio terapeutico, che assicura un dosaggio altissimo di disossinucleosidi, possa avere gli stessi effetti anche sulla mutazione di Charlie. Quello che abbiamo, quindi, sono due approcci sperimentali tentati in un modello di topo, senza alcuna validazione e qualificazione terapeutica». (agg. di Niccolò Magnani)

In questi giorni si è parlato molto del piccolo Charlie Gard, condannato all’eutanasia dalla Corte di Strasburgo che ha confermato la sentenza del Tribunale di Londra. Il quale aveva stabilito come per il piccolo di dieci mesi, afflitto da una gravissima malattia rara, non ci fosse più speranza nonostante il parere contrario dei genitori al mettere fine alla sua vita. Ma nello specifico, qual è la malattia che ha costretto il piccolo Charlie Gard, a soli dieci mesi di età, a combattere ogni giorno tra la vita e la morte? Si tratta della Sindrome di deplezione del DNA mitocondriale. Come tutte le malattie di questo tipo, l’esordio è molto precoce, nei primissimi mesi di vita. La sindrome di cui soffre Charlie Gard porta inesorabilmente all’atrofizzazione dei muscoli, il che alla lunga impedisce anche le attività più elementari come la respirazione. Al momento non esistono cure per la sindrome di deplezione del DNA mitocondriale, ma solo terapie per alleviare i sintomi.

La sentenza che porrà fine alla vita di Charlie Gard staccando la spina ai macchinari del piccolo dovrebbe essere eseguita nella giornata di venerdì. Una storia che spezza il cuore, ma purtroppo la sindrome di deplezione del DNA mitocondriale non perdona. I mitocondri sono gli organelli che forniscono alla cellula l’energia necessaria per il suo funzionamento. Nel caso dell’anomalia genetica di cui soffre Charlie Gard, questa energia viene meno e non permette così alla muscolatura e agli organi di svilupparsi correttamente. Il piccolo Charlie è così costretto a restare inesorabilmente fermo, nella sua crescita e nel suo sviluppo. Una sorte terribile che i genitori avrebbero voluto provare a sovvertire con una cura sperimentale da tentare negli Stati Uniti, ma le speranze erano comunque molto flebili. Basti pensare che in tutto il mondo ci sono meno di venti bambini nelle stesse condizioni di Charlie Gard, con la sindrome di deplezione del DNA mitocondriale che resta una patologia così rara tanto che la ricerca non investe neppure in maniera massiccia alla ricerca di una cura.

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