Terza Guerra Mondiale/ Usa, nuove sanzioni contro Corea del Nord: ma il nucleare…

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie di oggi 30 giugno 2017: Siria, parla il nunzio apostolico Card. Zenari, “troppi eserciti stranieri a Damasco”. I rischi e il problema Isis

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In Siria (LaPresse)

Mentre la Siria prosegue nella lunga e contorta lotta per la supremazia, per la serie “terza guerra mondiale non ci facciamo mancare nulla” ieri sera si è riaperto uno nuovo capitolo dell’infinito scontro tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Il regime di Kim Jong-un prosegue nello sviluppo del nucleare? Bene, e allora ecco pronte fresche fresche nuove sanzioni: ci permettiamo di scherzare per stemperare un po’, ma la situazione è tutt’altro che allegra. Da ieri sera sono pronte altre sanzioni contro Pyongyang, con il ministro del Tesoro americano che ha spiegato «Vogliamo assicurarci che la Corea del Nord sia fuori dal sistema bancario americano», con soggetti colpiti anche alcune banche cinesi.

La risposta dialogante? Assolutamente no, con l’ambasciatore nordcoreano all’Onu, Kim In Ryong, che ha fatto sapere come «Pyongyang continuerò a costruire il suo arsenale nucleare indipendentemente dalle sanzioni o da eventuali attacchi militari contro il regime». L’ambasciatore, come riporta La Stampa, ha poi proseguito sempre all’Onu spiegando come l’amministrazione Trump stia portando avanti una «politica ostile e obsoleta contro il suo Paese con un atteggiamento di una arroganza sconfinata».

Il Cardinal Mario Zenari ha uno punto di vista privilegiato nell’immenso caos a cielo aperto che è la Siria: il rischio di terza guerra mondiale con lo scontro incrociato tra vari eserciti stranieri per il Nunzio Apostolico siriano è purtroppo assai reale. Poche parole, molti fatti, migliaia di incontri in 18 anni di nunziatura apostolica in giro per il mondo: intervistato da Vatican Insider, il cardinal Zenari ha provato a dare qualche contributo informato in più rispetto alla bufera politica e militare che sta avvenendo su Damasco. “Se si parla di 400mila vittime della guerra in Siria, molti di più sono quelli morti per mancanza di cure; perché gli ospedali, le strutture sanitarie, il personale medico, tutto è andato perduto e distrutto», racconta Zenari in uno dei suoi tanti viaggi a Roma per aggiornare Papa Francesco sullo stato delle cose in Siria. L’Isis viene descritto come una abominevole problema che però prima o poi verrà risolto anche in Siria, come in Iraq: “su questo punto sono tutti d’accordo, cioè nel combattere l’Isis, quindi si tratta di una questione grossa ma che prima o poi potrà essere risolta”, spiega ancora il Nunzio apostolico.

Il problema è dunque ben oltre quello scatenato dallo Stato Islamico e riporta al centro della Siria il problema-conflitto mondiale: «È stato detto ormai che si tratta di un conflitto armato internazionale perché sono intervenute alcune potenze straniere. Prima di partire da Damasco una persona mi ha detto: abbiamo diverse bandiere in Siria; ce ne sono se-sette e dietro ciascuna bandiera ci sono dei militari armati». Le soluzioni semplici non ci sono, neanche le facili ricette da “salotto”, ma chi come il nunzio vive costantemente nel conflitto tra la popolazione siriana, qualche “indicazione” e speranza ci sono: «se si fosse capaci di portare al tavolo delle trattative, due paesi della regione che sono in aspra concorrenza e lotta fra loro soprattutto in questi ultimi mesi e anni (dico: l’Iran e l’Arabia Saudita, il Cardinale fa un cenno di assenso, ndr), se li si portasse al negoziato e si riuscisse a fargli stringere la mano in modo sincero, gran parte dei problemi in Iraq, Siria e Yemen, si risolverebbero», conclude su Vatican Insider il Cardinale Zenari.

In un articolo apparso su Die Welt, quotidiano tedesco, il problema della Siria e il conflitto mondiale che rischia di scoppiare dopo le ultime schermaglie tra Trump e Damasco, il premio pulitzer Seymour M. Hersh attacca duramente il presidente degli Stati Uniti. La tesi è semplice: “Il 4 aprile 2017 non ci sarebbe stato nessun attacco chimico in Siria”, viene espresso nel titolo e nelle prime righe. Secondo le fonti raccolte da Hersh, Trump era stato avvisato dai servizi segreti Usa che non vi erano prove sull’utilizzo di gas sarin da parte del governo di Damasco, ma nonostante questo ha deciso di bombardare lo stesso la base di Al Shayrat con 59 missili Tomahawk. Il mistero poi ci riporta fino a questi giorni, quando Trump ha proseguito nell’avvertimento contro Assad (e chi lo protegge a Mosca, ndr) per eventuali prossimi attacchi chimici.

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