PANICO A PIAZZA SAN CARLO/ Travaglio e la figlia ferita: meglio se ve ne stavate sul divano di casa…

- Paolo Vites

Tra i trentamila giovani che hanno rischiato di morire in piazza San Carlo a Torino durante la finale di Coppa Campioni anche la figlia di Marco Travaglio. Che dice…

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Torino, Piazza San Carlo (foto LaPresse)

Sembra che ormai il tono, da qualunque pare arrivi il giudizio, da destra o da sinistra, da sopra o da sotto, sia uno solo: siete giovani, siete un po’ scemi, siete stati educati male dai vostri genitori che vi permettono tutto, statevene a casa che è meglio.

Oddio, di questi tempi starsene a casa non è proprio un consiglio sbagliatissimo, viste le stragi di terrorismo che si susseguono una con l’altra. Ma poi sentiamo leader politici, opinionisti ed editorialiste, sin dall’11 settembre 2001, che ci ripetono con voce autorevole (autoritaria?) che non dobbiamo rinunciare alla vita a cui siamo abituati, che non dobbiamo cedere alla paura se no hanno vinto loro etc etc. 

Mettetevi d’accordo. Perché leggendo l’editoriale, a tratti molto bello, di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano di oggi dove per una volta non se la prende con Renzi, Berlusconi e compagnia bella, ma parla da padre che ha temuto per la vita di sua figlia, viene da pensare che chi è andato a vedere la finale di Champions in piazza San Carlo a Torino è un fesso.

Il brutto è che in mezzo a quei trentamila c’era anche sua figlia diciottenne.

Racconta il giornalista che quando ha visto sul suo cellulare comparire il numero del telefonino della figlia sul 3 a 1 per il Real, le ha parlato dicendole che su dai, “pazienza è andata così”. Insomma voleva rincuorarla per la cocente sconfitta che andava delineandosi. Invece di sentire la voce della figlia sente la voce di un ragazzo che gli dice: “Elisa sta bene ma non può parlare ha male a una gamba”. Poi Elisa riesce a parlare: “vienimi a prendere, c’è stato un attentato, non lo so, mi hanno calpestata non mi sento più la gamba sinistra”. Travaglio racconta tutto lo shock e la paura che ogni padre avrebbe vissuto in quei momenti. Con la moglie corre in macchina a cercare la figlia, la trovano, la portano in un pronto soccorso dove stanno arrivando le centinaia di feriti di piazza San Carlo.

Poi però, sarà per lo spavento che ha vissuto, o chi lo sa, ma parte con una filippica il cui senso sostanziale è: ma che ci andate a fare in piazza a vedere una partita sullo schermo? Arrivavano, dice, dalla Calabria e dalla Svizzera quei ragazzi feriti, ma, scrive, “la partita si giocava a Cardiff e la dava in diretta Canale 5”. Invece hanno fatto ore di viaggio per starsene in piedi invece che “seduti sul divano di casa propria”. 

“E’ il trionfo dell’assurdo” scrive Travaglio “il virtuale al cubo, il surrealismo puro”. In sostanza dà della sciocca anche alla figlia.

E’ bizzarro scoprire un Travaglio così tutto d’un pezzo, manco fosse un genitore degli anni 50, ma insomma, nei suoi attacchi politici e nei suoi interventi televisivi di moralismo non ne è mai mancato, se vogliamo dirla tutta.

Però diteci che cosa devono fare i giovani, e non stiamo parlando di paura del terrorismo: rinunciare a tutto, dai concerti perché passano messaggi satanisti e le bambine di 8 anni non bisogna portarle a sentire canzoni che parlano di sesso (come se in tv non arrivassero gli stessi messaggi), non bisogna più andare con gli amici a guardare la partita di calcio in piazza, all’aperto, a divertirsi perché è “il virtuale al cubo”? Travaglio, ma tu sei mai stato giovane? L’avrai fatta anche tu qualche stupidata o no?

Il direttore del Fatto si riprende all’ultima riga, quando dice quella che è la verità vera di quanto successo a Torino sabato sera: “Ormai i terroristi, anche quando non ci sono, è come se ci fossero”. E’ questo infatti quello che è successo quella sera: finiamola di riempire i social network con “Keep calm and….” e altre amenità sul nostro stile di vita che non ce lo cambierà nessuno, perché in realtà abbiamo tutti paura. Una paura folle.

Qualcuno in grado di dire qualcosa di veramente utile c’è la fuori?

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