Terza Guerra Mondiale/ Crisi Qatar-Paesi del Golfo: Medio Oriente pronto alla guerra?

- Niccolò Magnani

Terza Guerra Mondiale, ultime notizie: Corea del Nord e Siria, Usa annunciano prossima operazione a Raqqa. Isis perde città ad ovest di Mosul, novità e reazioni

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Terroristi islamici, foto LaPresse

Quanto avvenuto oggi tra i Paesi del Golfo e il Qatar – con la rottura definitiva di tutte le relazioni tra gli Stati Arabi contro il piccolo emirato del Qatar – rischia di far portare il livello di uno scontro e di una guerra potenzialmente mondiale anche in Medioriente. Non solo Siria, con la guerra presente in Yemen – e con l’accusa mossa contro Doha di sostenere i miliziani sciiti – il  Medioriente vede un altro focolaio infuocarsi ancora di più e con imprevedibili conseguenze nei prossimi mesi. «L’escalation saudita nella sua volontà di isolare il Qatar è un passo che potrebbe portare ad una dichiarazione di guerra», spiga oggi la tv satellitare libanese al Mayadeen dopo l’annuncio di Riad e dei suoi alleati. Dietro a tutto potrebbe scorgersi una mossa anti-Iran, la maèipotenza sciita vista come fumo negli occhi dall’Arabia Saudita (dai sunniti in generale) e dallo stesso Trump (i maligni riportano come proprio il colloquio a Raid due settimane fa del neopresidente Usa possa aver dato il via libera alla decisione di estromettere il Qatar da ogni rapporto).

Un esempio di questo sarebbero le condizioni imposte al Qatar per la ripresa dei contatti: «il governo Qatar proceda subito a cambiare la sua politica su due questioni definite “fondamentali”: le relazioni amichevoli con l’Iran e con i Fratelli Musulmani», si legge sul quotidiano Al Hayat. Il rischio di una guerra resta altissimo e questa volta non vede solo la Siria e l’Isis come principali “protagonisti”.

Prosegue il clima “molto teso” che preannuncia una guerra mondiale, o quantomeno un grosso guaio nell’area del Pacifico, con le continue provocazioni della Corea del Nord e nessun passo indietro dal parte degli Stati Unii nell’offensiva anti-Pyongyang. In Giappone sono continue le esercitazioni condotte nelle scuole per provare le eventuali e terribili conseguenze di un attacco missilistico. «È stato un po’ difficile sentire l’annuncio. Questo ha reso il test un po’ irrealistico. Ma vediamo le notizie sui giornali e in tivù, per cui è qualcosa che appartiene alla nostra vita di tutti i giorni. È stato un buon modo di capire come procedere a un’evacuazione», racconta uno dei partecipanti al test anti-missilistico condotto nelle scuole giapponesi di Akita, come riporta Euronews stamani.

Educazione fin da piccoli alla possibilità di una guerra: avviene purtroppo in quel Giappone preso di mira, assieme alla Sud Corea, dalle mire nucleari di Pyongyang. «I funzionari della scuola hanno detto che i bambini sono stati in grado di rifugiarsi nella palestra in circa tre minuti. Si stima che ci vorrebbero circa 10 minuti a un missile nordcoreano per raggiungere il Giappone», raccontano le fonti di Euronews.

Il mondo è ancora una volta scosso dagli attentati islamisti in Europa: un “terza guerra mondiale” non più solo a pezzetti, ma “a pezzi grossi” visto che ogni settimana siamo qui a fare la conta sanguinante delle vittime innocenti (l’ultima a Londra). Di contro, sul fronte strategico internazionale, sono sempre la Corea del Nord – per la sfida e controllo del Pacifico – e la Siria ad occupare e preoccupare Onu e Nato. La guerra contro l’Isis da una parte, la minaccia del regime di Assad dall’altra, con in mezzo la neo-guerra fredda tra Trump e Putin costretti nei prossimi mesi a trovare una soluzione univoca, se si vuole davvero arrivare ad una pace nella terra siriana. Intanto è di ieri la notizia per cui gli Stati Uniti hanno informato Turchia e alleati Nato dell’inizio di operazioni a Raqqa, roccaforte Daesh: resta aperto il problema “finanziamento degli armamenti” dato dagli Usa ai ribelli curdi che combattono lo Stato Islamico, e per questo la Turchia è stata la prima ad essere avvisata di queste nuove operazioni per evitare di peggiorare ulteriormente i tesi rapporti tra Erdogan e Trump.

«Gli USA hanno comunicato alle autorità della Turchia l’inizio delle operazioni per la liberazione della città siriana di Raqqa. Abbiamo più volte e a vari livelli mostrato preoccupazione per quanto riguarda la pianificazione dell’operazione a Raqqa. Tuttavia, in risposta, Washington ha assicurato che non hanno altra scelta, sono costretti a collaborare con i terroristi dello PYD e YPG», sono le parole del premier turco Binali Yildirim.  

L’Isis colpisce ancora in Gran Bretagna, ma sia in Siria che in Iraq prosegue la resistenza con poche speranze per l’immediato futuro: la fase di liberazione dei Paesi occupati dallo Stato Islamico prosegue al rilento da mesi ma resta una comunque costante conquista di territori con l’indietreggiare dei terroristi Daesh verso le proprie raccoforti, Raqqa in Siria e Mosul in Iraq. Proprio ad ovest di quest’ultima, è notizia di ieri notte, le truppe filogovernative irachene hanno conquistato una città strategica (Baaj) dove da mesi resistevano gli jihadisti dell’Isis sbarrando una delle vie di accesso a Mosul ovest, non ancora completamente liberata. Un comunicato del gruppo paramilitare Forze di Mobilitazione Popolare, sostenuto dall’alleanza americana e britannica, annuncia che è stato conquistato il centro di Baaj, «un progresso importante per la strategia dell’offensiva lanciata lo scorso ottobre dalla coalizione a guida Usa» per cacciare i terroristi islamici da Mosul. La guerra non è finita e purtroppo ci vorranno ancora mesi per poter definitivamente dichiarare chiusa l’intera ed immensa “questione irachena”.

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