L’ANTIMODELLA/ Melanie Gaydos: calva, senza denti e quasi cieca: “un’altra bellezza”

- Paolo Vites

Calva, senza denti e quasi cieca: una rara malattia congenita non ha impedito una ragazza americana di diventare fotomodella, ecco la sua storia e di cosa si tratta

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Melanie Gaydos, foto da Facebook
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Displasia ectodermica: è una patologia che raggruppa diverse malattie causate da anomalie strutturali dell’ectoderma, uno dei tre “foglietti” embrionali che permettono il sano e regolare sviluppo di un neonato. Normalmente di tipo ereditario, è rarissima, se ne contano 7mila casi in tutto il mondo. Una di queste 7mila è Melanie Gaydos, 28 anni, americana, di professione modella. Che c’è di strano? Lo “strano” è che per via della sua condizione genetica la ragazza non ha mai sviluppato i denti, ne è completamente, priva, è calva e anche quasi cieca. Cioè ha tutte le caratteristiche per essere considerata “anormale” e repellente a vederla.

Non a caso durante l’infanzia ha sofferto molto per la discriminazione impostale dai suoi compagni di scuola. Lei però a quanto si legge è una donna coraggiosa e autoironica e non si è mai lasciata andare alla depressione tanto che un giorno il suo fidanzato per gioco l’ha iscritta a un concorso per modelle che dovevano apparire “strane”. L’ha vinto facilmente. A renderla famosa è stato il fotografo spagnolo Eugenio Recuenco, una  istituzione nel mondo della moda, e, poi, un video musicale della band metal tedesca Rammstein, un gruppo heavy metal che usa immagini alquanto disturbanti.

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Ma Mealnie si accetta così come è, dice di non aver mai pensato a ricorrere ad alcun tipo di chirurgia plastica: “Ho scoperto di essere molto più a mio agio così come sono, senza alcun miglioramento. Forse qualcuno potrà pensare che io sia incompleta, ma ciò succede solo perché gli altri hanno i denti o sanno cosa questo significa e non riescono a capire o immaginarsi com’è non averli. Davvero, non mi crea problemi essere senza denti, perché non li ho mai avuti”.

Difficile commentare questo tipo di notizie. Da una parte la logica ti fa dire: che donna coraggiosa che non teme di mettere in mostra i suoi handicap, facendoci capire che la bellezza non è univoca, cioè non esiste lo standard a cui tutti devono adeguarsi, anche se la maggior parte delle persone così lo pensa. Dall’altra parte, anche a vedere qualcuno dei suoi servizi fotografici dove si gioca proprio a valorizzare il suo aspetto inquietante, immagini gotiche di orrore e decadenza, sembra che invece si voglia sfruttare questa anormalità per creare effetti negativi, quasi a dire, io sono la bruttezza, il male.

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Forse più coraggioso di tutti è chi vive la propria anormalità nel normale, conducendo una vita di tutti i giorni senza esaltare quello che è. Ma come dicevamo, impossibile rispondere a questo tipo di domande. Probabilmente neanche l’interessato è in grado di farlo.

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