TERRORISMO?/ La storia del ragazzo che imparò a fare le bombe su Youtube (e ne mise una sulla metro)

- Paolo Vites

Il caso di un ragazzo inglese malato di autismo che un anno fa mise uno zainetto pieno di esplosivo sulla metropolitana londinese ci dice molto del pericolo terrrorismo

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Terroristi islamici, foto LaPresse
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C’è un caso interessante accaduto nell’ottobre 2016, dimenticato dai più e di cui ai tempi non si parlò molto. Probabilmente perché l’attentato non andò in porto e perché il terrorista non era di origini islamiche. Era un ragazzo di vent’anni, Damon Smith, bianco e di famiglia inglese, che il 20 ottobre 2016 lasciò uno zainetto con dell’esplosivo in un vagone della metropolitana londinese. Lo zainetto abbandonato fortunatamente fu segnalato dai passeggeri e la strage evitata. Le telecamere filmarono tutto e Damon venne arrestato.

Nel corso del lungo processo durato quasi due anni si è potuto sapere che il giovane soffre dall’infanzia della sindrome di Asperger, una sorta di autismo. La madre single lo aveva fatto seguire dal Child and Adolescent Mental Health Service, ma a 18 anni il sostegno era stato interrotto. Damon aveva cominciato a passare la sua vita quotidiana attaccato al computer, come fanno quasi tutti i ragazzi di oggi. Aveva una passione pericolosa però, manifestatasi già quando aveva 7 anni: le armi e gli esplosivi. Aveva una pistola automatico, un coltello serramanico che aveva mostrato su youtube. Era però uno studente in gamba, eccelleva curiosamente soprattutto in Educazione religiosa, tanto che la madre gli regalò una copia del Corano, episodio che oggi non si perdona. La disponibilità praticamente infinita che Youtube offre di video dell’Isis e di video che insegnano come costruire bombe casalinghe ha fatto il resto. Si è sfiorata la strage.

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Certo, Damon era malato, ma le malattie mentali sono tante e diverse fra loro, ma quanti kamikaze si formano nella solitudine di adolescenze abbandonate grazie a quanto Youtube mette a loro disposizione? E i social network?  Al processo è stato tenuto conto del suo stato mentale, condannato a 15 anni di carcere e 5 di libertà vigilata perché gli psichiatri non sono stati capaci di capire se lasciato libero avrebbe ripetuto il gesto. “Devo tenere conto della tua storia personale di fascinazione per le armi e le bombe, così come della tua condizione medica, che ti rende più difficile empatizzare con gli altri e capire davvero le possibili conseguenze delle tue azioni, come questo incidente dimostra ampiamente” ha detto il giudice.

La storia di Damon è unica, ma rimane un dato di fatto concreto: quanti aspiranti terroristi si educano grazie a Internet, alla disgraziata politica di disinteresse di Youtube, alle riviste online come quella sulla quale Damon ha imparato  a costruire la sua bomba?

Forse sarebbe il caso di muoversi in questo senso, ma il potere economico (e politico) dei giganti della Rete per ora blocca tutto e lascia proliferare il turismo.

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