MADRE DIMENTICA FIGLIA IN AUTO/ Arezzo: impietosi commenti contro Ilaria Naldini e le parole di solidarietà

- Paolo Vites

Una mamma ha dimenticato di lasciare la figlioletta di 18 mesi all’asilo ed è andata al lavoro, lasciandola in macchina. E’ morta per arresto cardiaco, ecco di cosa si tratta

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Immagine di repertorio
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Dopo la vicenda che ha visto protagonista Ilaria Naldini, la giovane madre aretina indagata per omicidio colposo dopo la morte della bimba di 18 mesi dimenticata in auto, non sono mancati i commenti impietosi sui social nei suoi riguardi. Il quotidiano Il Messaggero ne cita solo alcuni: “Ma come si fa”, “Ma dove ha lasciato il cervello”, ed ancora, “Non merita di avere dei figli”. Ai numerosi commenti brutali e spesso ingiusti, si alternano però le dimostrazioni di solidarietà come le parole di una mamma romana che ha scritto al quotidiano per raccontare la sua esperienza di madre, appunto. “Corro, come tante mamme e papà e ogni giorno che è andato tutto bene ringrazio, perché ce l’ho fatta”, scrive la donna ricordando i momenti di estrema fatica. “Ma so che può succedere, e so come succede, quell’attimo di buio in cui si distrae anche Santa Pupa e tu pensi di essere la madre peggiore del mondo. Senza giustificazioni”, aggiunge.

Poi, rivolgendosi a coloro che hanno lasciato finora i peggiori commenti rivolti alla 38enne, la mamma scrive: “Semplicemente, siete figli di tanti momenti più fortunati. Chiedete a vostra mamma, sorriderà e vi dirà di tutte quelle volte in cui ‘per un pelo…è stato un attimo…grazie a dio non è successo niente, ma lì per lì volevo morire’. Pensate che per un attimo, una madre non riuscirà mai a dire questa frase a sua figlia e quell’attimo lo cercherà per tutta la vita, insieme a lei”, ha chiosato. Intanto il caso ha inevitabilmente scosso la comunità intera di Arezzo e non solo. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

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Inevitabile è scattata l’indagine per omicidio colposo ai danni di Ilaria Naldini, la madre distrutta dall’aver dimenticato la figlia in auto. La 38enne di Castelfranco di Sopra dovrà dunque rispondere di reato per omicidio colposo, ma importanti sono state le parole del Pm Andrea Claudiani che ha del tutto escluso l’ipotesi di accusa di abbandono minore, «non abbiamo rilevato dalla ricostruzione dei fatti, alcun dolo nell’operato della donna». Come riporta il Corriere Fiorentino, la bimba di 18 mesi morta per arresto cardiaco in macchina, sarà esaminata domani presso l’ospedale della Gruccia ad Arezzo con la definitiva autopsia per capire le esatte cause della morte. Un terribile incidente e una tragica dimenticanza: al momento non sembrano esserci elementi che parlano di altro nel bruttissimo epilogo del caso di Castelfranco di Sopra. (agg. di Niccolò Magnani)

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I colleghi descrivono Ilaria Naldini, dipendente comunale di Castelfranco di Sopra, una madre molto affidabile purtroppo fino a ieri quando dimenticandosi la figlia in auto ha di fatto “condannato” la piccola di 18 mesi alla morte per arresto cardiaco essendo rimasta per ore al sole. Una tragedia senza fine, un dolore inimmaginabile per quella povera donna che ora si porta dentro un senso di colpa difficilmente risolvibile: descritta da chi la conosce all’ufficio comunale dove lavora, «è una madre attenta e premurosa e molto affidabile sul lavoro». Scartabellando la sua pagina Facebook, qualche giorno fa aveva pubblicato un articolo di giornale dal titolo “Maternità e lavoro, perché le donne non ce la fanno più“. Ha semplicemente dimenticato di non averla portato all’asilo, un buco temporale che può capitare a tutti, ma che purtroppo ieri ha segnato il destino di quella piccola bimbetta e assieme anche quello di tutta la famiglia. (agg. di Niccolò Magnani)

Sono emersi i primi dettagli in merito alla tragedia avvenuta a Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo, dove una bimba di 18 mesi è morta dopo essere stata dimenticata in auto da sua madre. È rimasta cinque ore chiusa nella vettura, sotto il sole, poi l’ossigeno è finito ed morta per arresto cardiaco. Tatiana, questo il nome della bimba, è rimasta bloccata in auto dalle 8 alle 14, fino a quando la madre è uscita da lavoro. La mamma 38enne è stata ascoltata dai carabinieri e dal magistrato, ma in queste ore i carabinieri stanno sentendo anche alcuni testimoni e il padre della bimba. «Non mi sono accorta di niente, non l’ho proprio vista», ha dichiarato il lacrime la donna. Proprio il “black out mentale” avrebbe causato la tragedia. I reati ipotizzabili ora sono di omicidio colposo e abbandono di minore. Forse, stando a quanto riportato da Repubblica, la salma della bimba verrà sottoposta ad autopsia. (agg. di Silvana Palazzo)

E’ accaduto di nuovo, continua ad accadere. Una tragedia impensabile, intollerabile per chi la subisce, che sembra inaccettabile a tutti. Ancora una volta un genitore, una madre in questo caso, si è dimenticata di lasciare la figlia all’asilo prima di andare al lavoro e l’ha dimenticata in macchina, sul suo seggiolino. E’ successo a Castelfranco di Sopra in provincia di Arezzo. Nonostante l’intervento di un vigile che si è accorto della presenza della piccola di un anno e mezzo a bordo, di alcuni passanti e della madre stessa che si era accorta di quanto successo, per la bambina non c’è stato nulla da fare: era morta per arresto cardiaco.

Non si sa quanto tempo sia rimasta in macchina, sicuramente alcune ore, al sole. Tragedie di questo tipo sono rare, ma la cronaca in tempi recenti ce ne ha segnalate non poche. Contribuiscono le condizioni di stress a cui siamo tutti sottoposti in questa società moderna, dove ogni secondo è tempo da dedicare a dozzine di impegni: il lavoro soprattutto che ci occupa la testa e i pensieri, gli impegni, le preoccupazioni. Si esce così di casa con un figlio messo nel seggiolino e ce ne dimentichiamo. Come può un genitore sopravvivere a questi fatti? Non abbiamo neanche il coraggio di pensarlo, portare il peso non solo della morte di un figlio, ma anche il senso di colpa per quanto accaduto. L’idea che resterà per sempre in mente: è morto per colpa mia, ho ucciso mio figlio.

La speranza è che genitori toccati da queste vicende abbiano intorno persone che non li lascino soli con la maledizione del senso di colpa, ma li aiutino a convivere con quanto accaduto senza farsene una colpa. Altrimenti è finita anche per loro.

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