YOGA E PREGHIERA/ Che differenza c’è tra misticismo cristiano e orientale?

- Paolo Vites

Le chiairificazioni ufficiali della Chiesa su pratiche provenienti da religioni altre e la preghiera del cristiano, ad esempio la pratica dello yoga, ecco di cosa si tratta

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LaPresse

Tanto rumore per nulla? La domanda che viene posta sul sito cattolico Aleteia, riprendendo un articolo pubblicato sulla versione spagnola del sito stesso che conta diverse pubblicazioni internazionali, è se i cristiani possano pregare mentre fanno esercizi di yoga. Oggi tale pratica è molto di moda nei paesi occidentali, moltissime persone la praticano. Vengono chiarite le posizioni della Chiesa in materia, dall’intervento del vescovo di Avila, città spagnola profondamente legata al misticismo cristiano in quanto vi visse Santa Teresa di Gesù, a diversi documenti ufficiali della Chiesa stessa.

Manca però una distinzione fondamentale: in occidente, dunque nei paesi più o meno a maggioranza cristiana, lo si pratica unicamente come forma ginnica, per un beneficio del corpo e un rilassamento della mente. Lo dice lo stesso vescovo Burillo: “A livello fisico raggiunge – per mezzo di posture del corpo talvolta difficili – resistenza, tencia, armonizzazione del sistema nervoso, controllo del respiro; inoltre, a livello psichico, si scarica ogni immaginazione e fantasia inutile“. Se invece si tiene conto della sua dimensione spirituale, come è stato concepito nei paesi orientali, sempre il vescovo spiga che il suo obiettivo è di “sottomettere il potere del corpo e dell’anima, e portare la mente all’assoluta tranquillità interna e all’estasi, raggiungendo l’unione con l’universo o con la divinità (Brahma, Shiva, Vishnu)”.

Sarebbe come dire: può un cristiano pregare in una moschea? Ovviamente no. La mistica cristiana, dice ancora il vescovo, ha caratteristiche che sono le seguenti: “l’iniziativa viene da Dio, è una grazia, anche se la libertà umana è centrale; […] meditazione dei misteri divini; esperienza di Dio, perché si ha consapevolezza di essere in contatto immediato con Dio, anche se questo stato potrebbe non essere sempre confortante, come nella notte oscura di Giovanni della Croce; la preghiera, […] il dialogo personale, intimo e profondo tra l’uomo e Dio; la carità (perché ogni preghiera contemplativa è relazionata all’amore del prossimo) e l’ortodossia (perché la vita mistica cristiana è pienamente coerente con il Magistero della Chiesa, sia a livello dogmatico che morale)“.

Il vescovo conclude con una sana e intelligente dichiarazione: “Tecniche che sono di tutto rispetto e che possono fare del bene alle persone che le praticano, anche ai cristiani che utilizzano alcune delle tecniche proposte senza condividerne necessariamente l’obiettivo finale e mantenendo la fede in Dio e il primato dello Spirito Santo“.

Probabilmente si tratta di precisazioni utili, visto che oggi molti cristiani fanno parecchia confusione e va di moda il sincretismo, cioè unire elementi di religioni diverse tutti mischiati insieme. Alla fine la spiegazione migliore l’aveva data il papa emerito Benedetto XVI in una lettera del 1989: la preghiera cristianarifugge da tecniche impersonali o incentrate sull’io, capaci di produrre automatismi nei quali l’orante resta prigioniero di uno spiritualismo intimista, incapace di un’apertura libera al Dio trascendente. Nella Chiesa la legittima ricerca di nuovi metodi di meditazione dovrà sempre tener conto che a una preghiera autenticamente cristiana è essenziale l’incontro di due libertà, quella infinita di Dio con quella finita dell’uomo”. E’ questa infatti la differenza fondamentale tra cristianesimo e religioni orientali, che le seconde cioè in nome del raggiungimento di una pace cosmica, il cosiddetto Nirvana, annullano completamente l’Io, la persona, che diventa un concetto astratto. Si sta in pace, cioè, solo quando ci si dimentica di se stessi. Concludendo con il grande senso di libertà che è tipico del cristianesimo più autentico, cioè non la proibizione, ma il dialogo: “la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni“, citando il Concilio Vaticano II. “Si potrà al contrario cogliere da esse ciò che vi è di utile, a condizione di non perdere mai di vista la concezione cristiana della preghiera“. 

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